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La Società ticinese per l’Arte e la Natura (STAN) dal 1908 è attiva in Ticino nell’ambito della divulgazione della conoscenza del patrimonio architettonico e paesaggistico.

15/06/2026

Pubblichiamo l’articolo di Angelo Valsecchi sul Sentiero di Gandria, la prima battaglia ambientalista del Novecento condotta e vinta
dalla STAN (segnalatoci dagli amici di ViviGandria che ringraziamo❤️)

Il sentiero di Gandria
di Angelo Valsecchi
(tratto da «Rivista di Lugano», rubrica A spasso nella natura)
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Ci sono luoghi che suggestionano la nostra fantasia e i nostri sentimenti. Tra questi c'è il sentiero di Gandria con le sue insenature di acqua color smeraldo, i profumi tipicamente mediterranei, il canto delle cicale, la presenza di un clima dolce e mite anche d'inverno. Ricorda i paesaggi esotici.
Il sentiero di Gandria è l'emblema della prima battaglia ambientalista ticinese.
Nel 1924 la STAN (Società ticinese per l'arte e la natura [all'epoca: Società ticinese per la conservazione delle bellezze naturali e artistiche - STCBNA]) con alla testa il presidente Arnoldo Bettelini si batté coraggiosamente per la realizzazione di un parco nazionale prealpino allo scopo di salvaguardare il ricco patrimonio naturalistico presente lungo il sentiero di Gandria, che in quegli anni stava per essere messo in pericolo da un progetto che intendeva far passare una strada per collegare Lugano con la Valsolda.
La battaglia fu vinta.
La strada fu realizzata nel 1936 in posizione più elevata e panoramica, permettendo di creare vicino al lago il sospirato parco nazionale prealpino.
Fra i fautori del parco, in prima linea c'era Carlo Schröter, grande professore di botanica del Politecnico federale di Zurigo, il quale esaltò le bellezze del Ticino meridionale. Parole di estrema riconoscenza per il suo fondamentale contributo sono incise nella pietra su una lapide posta sull'imponente Sasso di Gandria, divenuto un simbolo.
La stratificazione delle rocce calcaree e l'azione scultorea operata dagli agenti atmosferici hanno creato un paesaggio suggestivo che ricorda altri ambienti situati lungo le coste marine mediterranee. Le particolari condizioni climatiche della riva di Gandria, dovute alla posizione riparata dai venti freddi settentrionali e influenzata dall'azione moderatrice del lago, che rende la temperatura dell'aria e gli inverni più miti, favoriscono la presenza di numerose varietà di specie animali e vegetali. Più di trecento sono le piante che crescono lungo il sentiero. Tra esse vi sono anche numerose rarità, alcune persino assenti nel resto della Svizzera.
Tra gli strati della roccia e nei prati aridi crescono l'Ombelico di Venere, il Dittamo, L'Ononide piccina, L'Enula uncinata, il Cardo pallottola, l'Imperatoria veneta, la Campanula bolognese, la Campanula spigata, la Ruta. Si possono osservare Buganvillee in piena terra, senza protezione invernale. Numerose piante grasse sopportano l'estrema aridità di certe posizioni riparatissime. Borracine, Semprevivi, Sassifraghe accumulano acqua nelle loro foglie trasformate in cisterne. Alcune Agavi riescono persino a fiorire producendo una infiorescenza altissima e spettacolare. Anche i Fichi d'India si trovano a loro agio e si riproducono spontaneamente come fossero nel loro Paese di origine. Boschi di Alloro ombreggiano il terreno e lo mantengono umido riducendo l'evaporazione. Le radici del Bagolaro penetrano tra gli strati della roccia come i tentacoli di un polipo gigante.
L'Associazione Bottega di Gandria si sta impegnando con lodevole fervore nel promuovere la conoscenza di questo gioiello. Recentemente ha pure organizzato una gita guidata dal botanico Nicola Schönenberger per far conoscere e amministrare i tesori e le peculiarità naturalistiche di questo romantico sentiero, che, ahimé, sebbene sia sulla porta di casa, è poco frequentato dai luganesi. È auspicabile che venga maggiormente apprezzato affinché gli sforzi dei pionieri del parco prealpino non siano stati vani.
Da sapere
Tempistica. 1 ora.
Per i grandi pregi naturalistici il sentiero di Gandria è stato inserito come sito d'importanza nazionale in due inventari federali: quello dei paesaggi e monumenti naturali e in quello dei prati e dei pascoli secchi.
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14/06/2026

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“Provo un grande rispetto per gli alberi; rappresentano l’età, la bellezza e i miracoli della vita e della crescita.”
Louise Dickinson Rich
"I feel a great regard for trees; they represent age and beauty and the miracles of life and growth." (Louise Dickinson Rich)

Gli alberi ci insegnano qualcosa che la società contemporanea sembra aver dimenticato: il valore del tempo. Crescono lentamente, attraversano stagioni, resistono alle difficoltà e trasformano l’energia della luce in vita. In un mondo dominato dalla velocità e dall’immediatezza, gli alberi rappresentano una straordinaria lezione di equilibrio e resilienza.
La loro bellezza non è soltanto estetica. È funzionale, ecologica, vitale. Un albero raffresca le città, assorbe carbonio, migliora la qualità dell’aria, ospita biodiversità e contribuisce al benessere psicofisico delle persone. Ogni grande albero urbano è una vera infrastruttura vivente, capace di generare benefici ambientali, sociali ed economici.

Ma forse l’aspetto più affascinante è il rapporto degli alberi con il tempo. Un albero secolare non rappresenta semplicemente il passato: è un ponte tra generazioni. Ha visto cambiare paesaggi, climi e comunità, continuando silenziosamente a crescere. Per questo gli alberi maturi hanno un valore che non può essere sostituito rapidamente. Il tempo necessario per costruire la loro complessità biologica ed ecologica non si recupera in pochi anni.

L’aforisma di Louise Dickinson Rich ci ricorda anche che la crescita è un processo continuo. Ogni radice che si espande, ogni foglia che si apre, ogni anello annuale racconta una storia di adattamento e di vita. Nulla negli alberi è frettoloso, eppure tutto è straordinariamente efficace.
Rispettare gli alberi significa allora andare oltre la semplice ammirazione. Significa proteggerli, gestirli correttamente, pianificare città più verdi e comprendere che il verde urbano non è un elemento decorativo, ma una componente essenziale della qualità della vita.

Gli alberi non chiedono attenzione. Continuano semplicemente a fare ciò che hanno sempre fatto: crescere, creare equilibrio e ricordarci che la natura ha tempi profondi che meritano rispetto.

14/06/2026

E da noi il GC interviene sui beni archeologici … vedremo come

La bellezza non salverà il mondo, sei tu che devi salvare la bellezza, ovunque si trovi 💪❤️ Unisciti alla STAN società t...
14/06/2026

La bellezza non salverà il mondo, sei tu che devi salvare la bellezza, ovunque si trovi 💪❤️
Unisciti alla STAN società ticinese per l’arte e la natura, diventa socio 👍❤️
Sasso di Gandria e il sentiero: la STAN impedì Nei primi decenni del Novecento la costruzione della strada Gandria-Castagnola a riva lago e così ha salvato quest’area naturalistica e paesaggistica importantissima e bellissima! ❤️

12/06/2026
Cosa non si deve fare
09/06/2026

Cosa non si deve fare

UNA MASCHERA DI VERDE SU UNA DISCARICA DI RIFIUTI

In molte città italiane ed europee, assistiamo, finalmente, a impianti di alberi su larga scala. Iniziativa non solo lodevole, ma fondamentale: più verde, più ossigeno, meno inquinamento. Ma dietro questa facciata idilliaca si nasconde una verità inquietante e ignorata: gli alberi vengono spesso piantati su substrati urbani che sono un abominio ecologico, frutto di rimescolamenti di calcinacci e rifiuti di ogni sorta, compresi i rifiuti plastici.
Il terreno, lungi dall'essere un habitat naturale sano e fertile, risulta quindi essere un amalgama tossico di detriti da costruzione e scarti industriali. Ogni volta che vediamo un nuovo albero piantato, dovremmo chiederci: su cosa sta crescendo? E la risposta è sconcertante: su macerie di cemento, pezzi di plastica, e altri rifiuti inquinanti.
E che dire delle piante? Questi alberi, costretti a crescere in un ambiente ostile, sono destinati a una vita stentata. Le radici devono farsi strada tra pezzi di plastica e blocchi di cemento, assorbendo sostanze chimiche nocive che compromettono la loro crescita e la loro capacità di purificare l'aria. È un insulto alla natura, un atto di ipocrisia ecologica che talvolta maschera la realtà con una patina di verde.

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07/06/2026

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Artigiani e artisti della memoria, del restauro  e della cura
07/06/2026

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La giornata mondiale dell’ambiente e i troppi Bla Bla Bla
07/06/2026

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PAROLE AL VENTO: L’INAZIONE AMBIENTALE NEL BEL PAESE
GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE – DOPO Il 5 GIUGNO 2026, COSA DOVREBBE ACCADERE?

Negli ultimi anni, il dibattito politico in Italia continua a essere dominato da proclami altisonanti e promesse ambiziose sulla tutela dell’ambiente. Tuttavia, dietro la retorica della sostenibilità e della transizione ecologica, le azioni concrete restano spesso insufficienti. Mentre istituzioni e amministratori celebrano obiettivi climatici sempre più ambiziosi, la realtà del territorio racconta una storia diversa: il consumo di suolo continua a crescere e molti interventi di forestazione mostrano limiti strutturali che ne compromettono l’efficacia nel medio e lungo periodo.

La contraddizione più evidente riguarda proprio il suolo, una risorsa non rinnovabile che continua a essere sacrificata sull’altare di uno sviluppo spesso privo di una reale visione territoriale. I dati più recenti dell’ISPRA indicano che il consumo di suolo in Italia ha ripreso ad accelerare, raggiungendo nel 2024 i valori più elevati dell’ultimo decennio. Nuove superfici agricole e naturali vengono trasformate ogni giorno in aree urbanizzate, infrastrutture e piattaforme logistiche, riducendo la capacità del territorio di assorbire acqua, immagazzinare carbonio e sostenere la biodiversità. Mentre il cambiamento climatico rende sempre più frequenti eventi estremi come alluvioni e ondate di calore, continuiamo a impermeabilizzare il territorio, aggravando proprio quei problemi che dichiariamo di voler risolvere.

Anche sul fronte della forestazione emergono luci e ombre. Negli ultimi anni il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha finanziato interventi senza precedenti per la messa a dimora di milioni di alberi nelle aree urbane ed extraurbane. L’impegno economico e organizzativo è stato significativo e, in molti casi, ha consentito di realizzare interventi che altrimenti non sarebbero stati possibili. Tuttavia, il successo di un progetto di forestazione non può essere misurato dal numero di alberi piantati o dai semi distribuiti, ma dalla capacità di creare popolamenti stabili, resilienti e funzionali nel tempo.

Proprio su questo aspetto persistono numerose criticità. In molte situazioni sono emersi problemi legati alla scelta dei siti, alla disponibilità di materiale vivaistico adeguato, ai ritardi autorizzativi e alla scarsa integrazione tra pianificazione ecologica e gestione operativa. Soprattutto, continua a essere sottovalutata l’importanza della fase successiva all’impianto. La preparazione del terreno, la qualità del materiale vegetale, la corretta messa a dimora e la manutenzione nei primi anni di vita rappresentano condizioni indispensabili per garantire la sopravvivenza e la crescita degli alberi. Senza queste attenzioni, la forestazione rischia di trasformarsi in un esercizio contabile o comunicativo, più utile a produrre numeri e fotografie che benefici ambientali duraturi.

L’esperienza degli ultimi anni dimostra che la sostenibilità non può essere costruita attraverso interventi episodici o iniziative pensate principalmente per soddisfare obiettivi amministrativi. Servono competenze tecniche, monitoraggi di lungo periodo, manutenzione costante e una visione integrata del territorio. Gli alberi non sono arredi urbani da collocare rapidamente per rispettare una scadenza; sono organismi viventi che richiedono tempo, cure e conoscenze specifiche.

E dopo il 5 giugno cosa dovrebbe accadere?
Mentre le dichiarazioni pubbliche continuano a moltiplicarsi e la sensibilità ambientale cresce nell’opinione pubblica, il territorio italiano continua a perdere suolo fertile e naturale a ritmi incompatibili con gli obiettivi climatici e di conservazione della biodiversità. L’Italia ha bisogno di meno slogan e più pianificazione, meno annunci e più gestione, meno interventi simbolici e più competenza tecnica. Solo allora la sostenibilità potrà smettere di essere una parola evocata nei discorsi pubblici e diventare una realtà concreta, misurabile e duratura.

07/06/2026

Baptiste Morizot, écrivain, philosophe et maître de conférences à l’Université Aix-Marseille plaide pour que le principe d’habitabilité soit érigé en « valeur boussole » du droit du XXIᵉ siècle.
👉 Ecouter « Habitabilité de la planète, un enjeu juridique majeur » sur le site et l’application de Radio France

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