29/05/2026
Non è una valigia. È un pezzo d’Italia che se ne va.
Dal 2011 al 2024 hanno lasciato il Paese 630mila giovani italiani tra i 18 e i 34 anni. Nel solo 2024 sono stati 78mila. Numeri così, letti di corsa, sembrano solo una statistica. Ma se ti fermi un attimo capisci che dentro ci sono facce, amicizie, famiglie, case chiuse, paesi che salutano, città che perdono pezzi buoni.
E la cosa che colpisce di più è che non si parla solo di chi prende un aereo e cambia nazione. Tante volte la partenza è più silenziosa. Si cambia provincia, si cambia regione, si cambia vita. Si cerca un lavoro che non faccia vergognare, uno stipendio che regga, un affitto che non mangi tutto, un posto dove non sembri sempre in ritardo rispetto alla tua età.
Perché questo succede davvero. Non se ne va quasi mai chi ha voglia di stare fermo. Se ne va chi ha provato a restare e si è trovato davanti il solito muro: contratti brevi, stipendi bassi, possibilità poche, tempi lunghi, promesse tante e risultati pochi. Uno alla fine fa due conti. E se i conti non tornano, parte. Non per moda. Non per capriccio. Per necessità.
E quando parte un giovane, il vuoto non resta solo nella sua camera. Resta anche fuori. Nei bar dove i tavoli si svuotano prima. Nelle scuole dove mancano classi e voci nuove. Nei negozi che tengono aperto ma vedono passare meno gente. Nei comuni piccoli, dove ogni partenza si sente doppia, perché non sparisce solo una persona: sparisce una possibilità.
L’Abruzzo questo lo conosce bene. Nei materiali che mi hai dato c’è un dato che fa male proprio perché è semplice: in sette anni la regione ha perso 26.567 giovani tra i 15 e i 31 anni, con un calo dell’11,12%. Non è una botta sola. È una fuga lenta. Una sottrazione continua. E le sottrazioni continue fanno più male, perché ti abitui piano piano al peggio.
Dentro questa storia c’è anche Pescara. La provincia, tra il 2014 e il 2024, è passata da 43.530 giovani a 39.559. Vuol dire 3.971 ragazzi e ragazze in meno, cioè un -9,1%. È il calo meno pesante tra le province abruzzesi, sì. Ma non è un sollievo vero. È solo una ferita un po’ meno larga delle altre.
E anche qui il punto non è fare il pianto facile. Il punto è capire cosa raccontano questi numeri. Raccontano un territorio che, pur avendo una città forte, servizi, movimento, occasioni, non riesce comunque a trattenere abbastanza giovani. Raccontano famiglie che vedono i figli partire per studiare o lavorare altrove. Raccontano una generazione che spesso non chiede privilegi, chiede solo di poter costruire una vita normale senza dover andar via.
Alla fine, il problema vero è tutto qui. Un Paese che perde tanti giovani non perde soltanto manodopera. Perde futuro, ricambio, presenza, rumore, fiducia. E quando i giovani se ne vanno in massa, anche le città che sembrano più vive cominciano a somigliare a posti in attesa di qualcuno che non arriva.
E allora quei 630mila non sono solo un numero grosso. Sono una sveglia che suona da anni. Solo che in molti fanno finta di non sentirla.
💁♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 630mila giovani italiani (18-34 anni) hanno lasciato il Paese tra il 2011 e il 2024
👉 78mila giovani sono partiti nel solo 2024
👉 In Abruzzo sono spariti 26.567 giovani tra i 15 e i 31 anni in 7 anni
👉 Il calo abruzzese dei 15-31 anni è stato dell’11,12%
👉 A Pescara i giovani sono passati da 43.530 nel 2014 a 39.559 nel 2024
👉 A Pescara la perdita è stata di 3.971 giovani, pari a -9,1%
📚 Fonti: adepp, abruzzoweb