14/07/2025
IL VERDE È UN’INFRASTRUTTURA. TRATTIAMOLO COME TALE
Pianificare la foresta urbana non è semplicemente sostituire le piante abbattute, morte o non attecchite. Pensare in questi termini riduttivi significa confondere la gestione con la pianificazione, la contabilità con la strategia, il tappabuchi con il progetto. La cosiddetta "arboricoltura urbana" non è un’attività accessoria, ma una vera e propria infrastruttura verde, un sistema complesso da progettare, monitorare e far crescere nel tempo, come si fa con le reti idriche, i trasporti o le scuole.
La sostituzione delle piante abbattute è, semmai, una minima parte della gestione del verde, spesso legata a necessità puntuali o emergenziali. Ma la pianificazione delle aree verdi urbane richiede ben altro: un processo razionale e attivo, che parte da una visione a lungo termine, fondata su obiettivi ecologici, climatici, sociali e paesaggistici, e che si traduce in azioni coordinate anno dopo anno.
Significa programmare ogni stagione la messa a dimora di un numero adeguato di nuovi alberi, non solo per compensare quelli persi, ma per espandere consapevolmente la dotazione arborea del territorio. Significa chiedersi dove servono più ombra e meno isole di calore, dove la qualità dell’aria è peggiore, dove il suolo ha bisogno di essere protetto, dove manca biodiversità o dove un albero può diventare presidio di coesione sociale.
Una vera pianificazione tiene conto del patrimonio esistente — età, stato sanitario, distribuzione spaziale, valore ecologico — ma soprattutto anticipa il futuro: clima più caldo, eventi estremi più frequenti, maggiore densità urbana, pressione demografica. In questo senso, piantare alberi non è solo un’azione ambientale, ma un atto politico e culturale, che riflette le priorità e la maturità di una comunità.
Non basta più “mettere un albero dove prima ce n’era uno”. Occorre chiedersi se quella specie sia ancora adatta, se lo spazio a disposizione sia sufficiente per ospitarne lo sviluppo, se ci siano conflitti con le infrastrutture, se il sito consenta una buona gestione futura. Ogni nuovo impianto deve essere parte di un disegno coerente, supportato da risorse, professionalità e strumenti tecnici adeguati.
Il rischio, altrimenti, è un continuo rincorrere l’emergenza: sostituzioni frettolose, alberi che non attecchiscono, specie inadatte che dopo pochi anni devono essere nuovamente abbattute, cicli inefficaci che generano spreco, disillusione e impoverimento del capitale naturale.
Pianificare il verde di una città significa, invece, investire nel tempo: nei servizi ecosistemici, nella salute pubblica, nella resilienza urbana, nella bellezza dei luoghi. Significa operare secondo criteri di equità territoriale — portando verde anche nei quartieri più fragili e marginalizzati — e adottare strategie basate su dati, monitoraggi e conoscenze scientifiche.
In questo quadro, strumenti come i piani del verde, le strategie locali per la forestazione urbana, i bilanci arborei o le valutazioni ecosistemiche non sono orpelli burocratici, ma elementi fondamentali per dare continuità e visione all’azione pubblica. Senza pianificazione, ogni albero è solo un gesto isolato; con una pianificazione seria, ogni albero è un nodo di una rete viva, in crescita, al servizio della collettività.
Perciò è urgente superare l’idea che “fare il verde” significhi rimpiazzare quello che si è perso. Conservare non basta più. Dobbiamo moltiplicare, diversificare, adattare e proteggere. In un mondo che cambia rapidamente, la foresta urbana deve diventare un’infrastruttura attiva, distribuita e adattiva. E ogni amministrazione locale dovrebbe assumersi la responsabilità di pianificare oggi ciò che darà ombra domani.