06/05/2026
𝐕𝐞𝐫𝐠𝐞𝐬𝐬𝐞𝐧 𝐰𝐢𝐫 𝐛𝐢𝐭𝐭𝐞 𝐧𝐢𝐜𝐡𝐭 𝐝𝐢𝐞 𝐁𝐞𝐝𝐢𝐞𝐧𝐬𝐭𝐞𝐭𝐞𝐧 𝐢𝐦 𝐕𝐞𝐫𝐞𝐢𝐧𝐬𝐰𝐞𝐬𝐞𝐧
In den letzten Wochen ist eine bewegte Diskussion in der Öffentlichkeit darüber entfacht, ob die Gehälter der Bediensteten in der Privatwirtschaft im Hinblick auf die erhebliche Anpassung der Löhne im Öffentlichen Bereich, ebenso entsprechend erhöht werden sollten. Dabei wurde ein Bereich, so der Präsident des Dienstleistungszentrum für das Ehrenamt Südtirol, Sergio Bonagura in der allgemeinen Debatte, schlichtweg vergessen! Tatsache ist nämlich, so Bonagura weiter, dass in Südtirol rund 9000 Menschen ein fixes Arbeitsverhältnis mit Strukturen in der Vereinswelt aufweisen und zusätzlich rund 3000 Personen als Freiberufler oder auch über atypische Arbeitsverträge eine sehr enge Beziehung, meistens auf Honorarbasis mit den zitierten Organisationen, aufrecht erhalten. Der Vorstoß ist nun deswegen wichtig, da die Gefahr der Abwanderung von Mitarbeitern aus dem sogenannten Dritten Sektor, ganz besonders hoch eingeschätzt werden muss, da die neuen Arbeitszeiten (36 Stunden Woche im Vergleich mit jener von 40 Stunden, wie üblich bei Vollzeittätigkeit in den Vereinen), und die so genannten Benefits einschließlich attraktiver Entlohnung aufgrund der letzthin erfolgten Verbesserung in der Öffentlichen Verwaltung für viele Arbeitnehmer sehr verlockend sind. Es wird daran erinnert, so DZE-Direktor Ulrich Seitz, dass die Abwanderungsgefahr aus den Vereinen in andere Sektoren spürbar ist. Diese lässt sich auf die Unattraktivität des Kollektivvertrages im Handel zurückführen, der vom Großteil der Vereine im Lande für seine Mitarbeiterschaft angewandt wird. In erster Linie sind es die Arbeitszeiten und die geringen Karrierechancen, sowie die fehlende Möglichkeit, Familie, Beruf und Freizeit unter einen Hut zu bringen, die in diesem Zusammenhang offensichtlich wird. Was die Fort- und Weiterbildung angeht, führt die Vizepräsidentin des DZE Südtirol, Vanessa Macchia zudem an, dass auch diesbezüglich nachgebessert werden muss. Der Grund: Durch die nicht immer optimalen Rahmenbedingungen mit langen Arbeitszeiten ist die Bereitschaft, sich an externen Schulungsmaßnahmen zu beteiligen, in den letzten Jahren mit durchschnittlich 1,25 Arbeitstagen im Jahr, rückläufig.
Das Dienstleistungszentrum für das Ehrenamt Südtirol ist derzeit mit seinem Expertenpool damit beschäftigt, praktisch und finanziell umsetzbare Vorschläge für die Besserstellung der Bediensteten im Dritten Sektor, die mit den Sozialpartnern sowie der Landesregierung diskutiert werden müssen, auf den Weg zu bringen.
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𝐏𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢
Nelle ultime settimane si è accesa un’accesa discussione pubblica sul fatto che gli stipendi dei dipendenti del settore privato debbano essere aumentati in misura analoga, alla luce del notevole adeguamento salariale nel settore pubblico. In questo dibattito generale, secondo il presidente del Centro Servizi per il Volontariato Alto Adige, Sergio Bonagura, un settore è stato semplicemente dimenticato! È infatti un dato di fatto, prosegue Bonagura, che in Alto Adige circa 9000 persone abbiano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con strutture del mondo associativo e che, inoltre, circa 3000 persone mantengano un rapporto molto stretto, per lo più su base onoraria, con le suddette organizzazioni, sia come liberi professionisti che tramite contratti di lavoro atipici. L'iniziativa è ora importante in quanto il rischio di fuga di personale dal cosiddetto terzo settore deve essere valutato come particolarmente elevato, poiché i nuovi orari di lavoro (36 ore settimanali rispetto alle 40 ore, come di consueto per l'attività a tempo pieno nelle associazioni), e i cosiddetti benefit, compresa una retribuzione attraente grazie ai recenti miglioramenti nella pubblica amministrazione, sono molto allettanti per molti lavoratori. Si ricorda, secondo il direttore del CSV Alto Adge, Ulrich Seitz, che il rischio di deflusso dalle associazioni verso altri settori è tangibile. Ciò è riconducibile alla scarsa attrattiva del contratto collettivo del commercio, applicato dalla maggior parte delle associazioni della provincia per il proprio personale. In primo luogo, sono gli orari di lavoro e le scarse opportunità di carriera, nonché la mancanza di possibilità di conciliare famiglia, lavoro e tempo libero, a emergere in questo contesto.
Per quanto riguarda la formazione continua e l’aggiornamento professionale, la vicepresidente del CSV Alto Adige, Vanessa Macchia, sottolinea inoltre che anche in questo ambito sono necessari miglioramenti. A causa delle condizioni quadro non sempre ottimali, con orari di lavoro prolungati, la disponibilità a partecipare a corsi di formazione esterni è in calo negli ultimi anni, con una media di 1,25 giorni lavorativi all’anno.
Il Centro servizi per il volontariato Alto Adige sta attualmente elaborando con il suo pool di esperti interni proposte concrete e finanziariamente realizzabili volte a migliorare la situazione dei lavoratori del terzo settore, che dovranno essere discusse con le parti sociali e la Giunta Provinciale.