AeTstudio - architettura e territorio

AeTstudio - architettura e territorio Urbanistica, architettura, paesaggio, territorio, Rigenerazione urbana, urban planning, assistenza e consulenza per enti pubblici e privati

27/01/2022

Il tema del paesaggio assume sempre di più un ruolo centrale nel lavoro, nella cultura e nella disciplina degli architetti e degli urbanisti.
Un sintetico contributo.

19/10/2021

📌 L.R.L N° 18/19 - MISURE DI SEMPLIFICAZIONE E INCENTIVAZIONE PER LA RIGENERAZIONE URBANA E TERRITORIALE. PROSPETTIVE DI APPLICAZIONE

Iniziativa gratuita valida ai fini dell’aggiornamento professionale - 2 cfp

La Lrl 18/19 è in vigore da poco meno di due anni. Numerosi confronti sono stati promossi con l’obiettivo di discutere degli aspetti innovativi della legge e ricomporre il quadro del governo del territorio che il legislatore lombardo ci ha consegnato. La rigenerazione urbana e territoriale diventano prioritari nel perseguire gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile, sotto tutti i punti di vista ambientale, economico, sociale e istituzionale. Questa prospettiva viene delineata attraverso delle scelte normative che incidono su alcuni aspetti fondamentali della struttura del governo del territorio, tra cui il ruolo della pianificazione regionale e la discrezionalità delle amministrazioni locali. In questa fase, si ritiene molto utile mettere a confronto esperienze di applicazione della lrl18/19, condotte a diverso livello del processo di rigenerazione urbana e territoriale, con l’intento di stimolare una discussione su alcuni aspetti operativi. Entro la cornice dei principi che il legislatore lombardo ha inteso seguire, si tratteranno il ruolo dell’amministrazione locale nella definizione dei criteri di individuazione delle aree di rigenerazione, alcune possibili declinazioni territoriali delle disposizioni della legge e alcuni esempi di applicazione alla scala edilizia.

Intervengono:
➡️ Arch. Stefano Buratti, Regione Lombardia, Dirigente Unità Organizzativa Urbanistica e assetto del territorio, Regione Lombardia,
➡️ Arch. Alessandro Abeni, Comune di Brescia, Dirigente del settore Pianificazione Urbanistica
➡️ Arch. Antonio Rubagotti, Libero professionista
➡️ Arch. Alberto Soci, Libero professionista, Professore a contratto Università di Brescia

🗓⏰ Data e ora: Giovedì 28 ottobre 2021 dalle ore 17,30 alle ore 20,00

2 modalità:
📍 in presenza: Sala Cecilia Zane, Via Giovanni Quarena 38, Gavardo, Brescia - 45 posti disponibili
💻 in modalità webinar: Zoom - 80 posti disponibili

➡️➡️ Iscrizioni: Im@teria

11/08/2021

Dopo l'uscita dell'ormai celebre LR 18/2019, sono state introdotte ulteriori modifiche alla LR 12/2005 in tema di rigenerazione urbana e recupero del patrimonio edilizio esistente. La principale novità riscontrabile nella riscrittura dell'art. 40-bis riguarda la possibilità, prima esclusa, anche per i Comuni con più di 20.000 abitanti di escludere parti del territorio dall'applicazione della norma per motivi di carattere paesaggistico.

Riflessione-contributo al CONVEGNO “OLTRE LE CAVE” Scenari di gestione tra nature e città. Brescia 22-23 febbraio 2019.I...
11/08/2021

Riflessione-contributo al CONVEGNO “OLTRE LE CAVE”
Scenari di gestione tra nature e città. Brescia 22-23 febbraio 2019.
In verità mi sono chiesto cosa mai avessi potuto dire di interessante non essendo io un accademico, uno studioso riconosciuto sull’argomento o un rappresentante di alcunché.
Tenendo l’unico profilo che mi può essere proprio, ovvero quello di un semplice urbanista condotto, ho quindi pensato di cercare un argomento, forse meglio una suggestione, improntata al solo buon senso. Riflettendo su un esempio che ritengo abbia più di una attinenza al tema del parco delle cave cittadino.
Un esempio peraltro del tutto nostrano, per la precisione franciacortino.
Essendo io bresciano ma franciacortino di nascita, per affetti e memoria, so bene che sto per parlare di un caso che può apparire molto diverso. Ma che in realtà credo che non lo sia affatto.
Lo è per la natura geologica dei due siti. Quella del parco delle cave ha una natura arida. Inerte per essere tecnicamente precisi.
Quella delle torbiere di Iseo, ed ecco svelato l’esempio, ha una ricchezza “organica” imperaggiabile grazie alla presenza della torba.
Ma la similitudine nasce da un altra considerazione.
Entrambe le situazioni si sono conformate a seguito della corsa ad qualche tipo di oro. Non giallo e certamente meno pregiato. Ma entrambi redditizi. Uno grigio, l’altro marrone molto scuro.
Aree già naturali che la redditività dei relativi giacimenti hanno radicalmente trasformato. Attraverso l’escavazione. Aree poi abbondanate una volta persa la redditività alla base del loro sfruttamento.
Aree a cui sono state infierite profonde, in tutti i sensi, ferite. Ferite a cui il sistema immunitario della natura ha posto un primo, quasi solo lenitivo, rimedio. Le ha riempite di acqua.
Un unguento che ha permesso il non propagarsi dell’infezione dalla ferita.
E si cominciano a vedere le similitudine tra i due casi che apparivano non esserci per nulla.
Le torbiere di Iseo sono state sfruttate fino agli anni ‘50 del secolo scorso, questo non è a tutti noto. Ora appaiono per molti quasi fossero un ambiente le cui peculiarità naturalistiche, biotiche, faunistiche e floristice sembrano frutto di un meraviglioso capriccio della natura. Altro non sono invece che l’effetto di una feroce antropizzazione.
A cui la natura, in assoluta autonomia, ha posto un meraviglioso rimedio. Trasformandole in un area protetta, addirittura in un Sito di Interesse Comunitario.
Che architetto-paesaggista meravigliosamente bravo è stata la natura.
L’ambiente naturale e geologico del parco delle cave è radicalmente diverso. Senza dubbio. Ma questo non significa che la natura non sia in grado di trovare la soluzione progettuale che a nessuno di noi verrà mai in mente. Per riconquistare, probabilmente rendendolo un luogo di ancora maggiore ricchezza anche per la fruizione dei cittadini, quello che l’azione dell’uomo le ha tolto.
Credo che la nostra mano, per quanto guidata dai più nobili principi, non potrà mai avere la stessa conoscenza, la stessa sensibilità ma soprattutto la stessa efficacia che il migliore architetto-paesaggista in circolazione invece possiede.
Ogni altra nostra azione corre il rischio di essere solo un’ulteriore ferita. Alla ricerca di un disegno astratto dalla naturalità e della impareggiabile semplicità, di principio, dei processi della terra.
Non dovremmo cercare di renderla un luogo “disegnato” al servizio dei cittadini. Dobbiamo, lo dico ovviamente con non poca amarezza visto il titolo di studio ed il lavoro che faccio, incaricare il migliore progettista e lasciare che sia lui a riappropriarsene. Soprattutto al servizio dei cittadini.
Il tema credo non sia quello di definire i contorni ed i dettagli di un grande parco urbano. Credo al contrario che debba essere semplicemente la natura a riprendersi ciò che il reddito le ha tolto.
Un’oasi e non un parco in senso stretto. Un’oasi a cui serve un piano di gestione che studi le relazioni con l’ambito metropolitano cittadino e le modalità di fruizione piuttosto che un progetto che abbia la presunzione di rendere il parco delle cave “più bello”.
Perché non riusciremo mai a far meglio della natura. Perché lei sa come si fa. Noi, uomini, non lo sappiamo più fare.
Chiudo con uno dei miei peggiori difetti. Citare Adolf Loos. Ma d’altra parte non sono più riuscito a leggere nulla di altrettanto perfetto. Che nel 1910 scriveva: “Posso condurvi sulle sponde di un lago montano? Il cielo è azzurro, l’acqua verde e tutto è pace profonda. I monti e le nuvole si specchiano nel lago, e così anche le case, le corti e le cappelle. Sembra che stiano lì come se non fossero state create dalla mano dell’uomo. Come fossero uscite dall’officina di Dio, come i monti e gli alberi, le nuvole e il cielo azzurro. E tutto respira bellezza e pace… Ma cosa c’è là? Una stonatura s’insinua in questa pace. Come uno stridore inutile. Fra le case dei contadini, che non da essi furono fatte, ma da Dio, c’è una villa. L’opera di un buono o di un cattivo architetto? Non lo so. So soltanto che la pace, la quiete e la bellezza se non sono già andate. Perché al cospetto di Dio non ci sono architetti buoni o cattivi. Davanti al suo trono tutti gli architetti sono uguali.”
Tutti tranne uno.

29/08/2019

Riflessione-contributo al CONVEGNO “OLTRE LE CAVE”
Scenari di gestione tra nature e città. Brescia 22-23 febbraio 2019.

In verità mi sono chiesto cosa mai avessi potuto dire di interessante non essendo io un accademico, uno studioso riconosciuto sull’argomento o un rappresentante di alcunché.
Tenendo l’unico profilo che mi può essere proprio, ovvero quello di un semplice urbanista condotto, ho quindi pensato di cercare un argomento, forse meglio una suggestione, improntata al solo buon senso. Riflettendo su un esempio che ritengo abbia più di una attinenza al tema del parco delle cave cittadino.
Un esempio peraltro del tutto nostrano, per la precisione franciacortino.
Essendo io bresciano ma franciacortino di nascita, per affetti e memoria, so bene che sto per parlare di un caso che può apparire molto diverso. Ma che in realtà credo non lo sia affatto.
Lo è per la natura geologica dei due siti. Quella del parco delle cave ha una natura arida. Inerte per essere tecnicamente precisi.
Quella delle torbiere di Iseo, ed ecco svelato l’esempio, ha una ricchezza “organica” impareggiabile grazie alla presenza della torba.
Ma la similitudine nasce da un altra considerazione.
Entrambe le situazioni si sono conformate a seguito della corsa ad qualche tipo di oro. Non giallo e certamente meno pregiato. Ma entrambi redditizi. Uno grigio, l’altro marrone molto scuro.
Aree già naturali che la redditività dei relativi giacimenti hanno radicalmente trasformato. Attraverso l’escavazione. Aree poi abbondanate una volta persa la redditività alla base del loro sfruttamento.
Aree a cui sono state infierite profonde, in tutti i sensi, ferite. Ferite a cui il sistema immunitario della natura ha posto un primo, quasi solo lenitivo, rimedio. Le ha riempite di acqua.
Un unguento che ha permesso il non propagarsi dell’infezione dalla ferita.
E si cominciano a vedere le similitudine tra i due casi che apparivano non esserci per nulla.
Le torbiere di Iseo sono state sfruttate fino agli anni ‘50 del secolo scorso, questo non è a tutti noto. Ora appaiono per molti quasi fossero un ambiente le cui peculiarità naturalistiche, biotiche, faunistiche e floristice sembrano frutto di un meraviglioso capriccio della natura. Altro non sono invece che l’effetto di una feroce antropizzazione.
A cui la natura, in assoluta autonomia, ha posto un meraviglioso rimedio. Trasformandole in un area protetta, addirittura in un Sito di Interesse Comunitario.
Che architetto-paesaggista meravigliosamente bravo è stata la natura.
L’ambiente naturale e geologico del parco delle cave è radicalmente diverso. Senza dubbio. Ma questo non significa che la natura non sia in grado di trovare la soluzione progettuale che a nessuno di noi verrà mai in mente. Per riconquistare, probabilmente rendendolo un luogo di ancora maggiore ricchezza anche per la fruizione dei cittadini, quello che l’azione dell’uomo le ha tolto.
Credo che la nostra mano, per quanto guidata dai più nobili principi, non potrà mai avere la stessa conoscenza, la stessa sensibilità ma soprattutto la stessa efficacia che il migliore architetto-paesaggista in circolazione invece possiede.
Ogni altra nostra azione corre il rischio di essere solo un’ulteriore ferita. Alla ricerca di un disegno astratto dalla naturalità e della impareggiabile semplicità, di principio, dei processi della terra.
Non dovremmo cercare di renderla un luogo “disegnato” al servizio dei cittadini. Dobbiamo, lo dico ovviamente con non poca amarezza visto il titolo di studio ed il lavoro che faccio, incaricare il migliore progettista e lasciare che sia lui a riappropriarsene. Soprattutto al servizio dei cittadini.
Il tema credo non sia quello di definire i contorni ed i dettagli di un grande parco urbano. Credo al contrario che debba essere semplicemente la natura a riprendersi ciò che il reddito le ha tolto.
Un’oasi e non un parco in senso stretto. Un’oasi a cui serve un piano di gestione che studi le relazioni con l’ambito metropolitano cittadino e le modalità di fruizione piuttosto che un progetto che abbia la presunzione di rendere il parco delle cave “più bello”.
Perché non riusciremo mai a far meglio della natura. Perché lei sa come si fa. Noi, uomini, non lo sappiamo più fare.
Chiudo con uno dei miei peggiori difetti. Citare Adolf Loos. Ma d’altra parte non sono più riuscito a leggere nulla di altrettanto perfetto. Che nel 1910 scriveva: “Posso condurvi sulle sponde di un lago montano? Il cielo è azzurro, l’acqua verde e tutto è pace profonda. I monti e le nuvole si specchiano nel lago, e così anche le case, le corti e le cappelle. Sembra che stiano lì come se non fossero state create dalla mano dell’uomo. Come fossero uscite dall’officina di Dio, come i monti e gli alberi, le nuvole e il cielo azzurro. E tutto respira bellezza e pace… Ma cosa c’è là? Una stonatura s’insinua in questa pace. Come uno stridore inutile. Fra le case dei contadini, che non da essi furono fatte, ma da Dio, c’è una villa. L’opera di un buono o di un cattivo architetto? Non lo so. So soltanto che la pace, la quiete e la bellezza se non sono già andate. Perché al cospetto di Dio non ci sono architetti buoni o cattivi. Davanti al suo trono tutti gli architetti sono uguali.”
Tutti tranne uno.

22/12/2016
http://www.christojeanneclaude.net/projects/the-floating-piers #.Vq5LsojYOrUL'importante evento si avvicina. Un evento a...
31/01/2016

http://www.christojeanneclaude.net/projects/the-floating-piers #.Vq5LsojYOrU

L'importante evento si avvicina. Un evento artistico ma soprattutto una gigantesca opportunitá per il territorio bresciano.
Mi permetto di sottolineare come la marea di persone che invaderá il Sebino dovrá avere occasione, presumendo che molti di essi proverranno da ogni parte del mondo, di conoscere e visitare Brescia e le sue bellezze e, perchè no pur essendo clamorosamente di parte, di vivere la terra della Franciacorta. Che è vino ma non solo. Senza dimenticare l'incredibile patrimonio delle incisioni rupestri della Valle Camonica. Mi auguro che tale occasione non vada persa e che si riesca davvero a ragionare in un'ottica territoriale che possa anche far conoscere, e quindi valorizzare, tali bellezze che il mondo non potrà che invidiarci. Senza mai dimenticare che l'evento può essere l'occasione concreta per rilanciare, in una visione metropolitana, le linee ferroviarie Brescia-Edolo e Rovato-Bornato. Anche il tema dell'accessibilità al sito, indipendentemente dai problemi previdibili di congestione nel caso di afflusso prevalente con mezzi privati, deve essere l'occasione per avere una nuova visione sostenibile della mobilitá nonché l'opportunitá tanto attesa per la valorizzazione delle linee ferroviarie esistenti.

Importante aggiornamento dei comuni obbligati all'invio in regione del proprio PGT o sua variante. L'elenco non riguarda...
02/04/2015

Importante aggiornamento dei comuni obbligati all'invio in regione del proprio PGT o sua variante. L'elenco non riguarda più solamente i comuni lacuali ma interessa moltissimi altri comuni (principalmente quelli interessati dal passaggio della TAV).

http://www.territorio.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_Territorio%2FDetail&cid=1213342247314&packedargs=NoSlotForSitePlan%3Dtrue%26menu-to-render%3D1213277392476&pagename=DG_TERRWrapper #1213490964160

Sito istituzionale della regione lombardia

30/03/2015

Ultimamente il tema del consumo di suolo è, molto spesso a sproposito, sulla bocca di tutti. Un piccolo contributo di qualche anno fa....

http://www.aetstudio.it/Paesaggio%20Agrario%20tra%20Passato%20e%20Futuro.pdf

18/03/2015

Indirizzo

Via Rodi 27
Brescia
25124

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