03/08/2023
BOMBS AWAY...
A Bologna c'ero stato quattro giorni prima, un martedì qualunque, di lì a un mese avrei compiuto cinque anni.
Visita ai parenti di mia mamma che, negli anni '60, si erano stabiliti proprio a Bologna, puntando sulla produttività del capoluogo per portare a casa il pane, piuttosto che continuare a scommettere sulla Romagna, devota al turismo e all'agricolura.
Il primo ricordo che ho di Bologna è legato all'ammasso di palazzoni che spuntano fuori dal nulla poco dopo San Lazzaro, e che fissai dal finestrino del treno come se fosse lo skyline di New York.
Non un bello spettacolo, per la verità, ma per un bimbetto abituato a un unico "pisellone" capace di tagliare in due il cielo (mi riferisco al celeberrimo grattacielo di Cesenatico), beh, era comunque una novità assoluta.
Quando arrivammo in stazione, mi parve di essere finito chissà dove.
Orde di gente che si muovevano frenetiche a destra e a sinistra con tanto di valigie al seguito, e poi treni che arrivavano e partivano in continuazione, accompagnati dalla voce metallica di un tizio che scandiva senza sosta orari e binari giusti.
Fu un'esperienza che fece passare in secondo piano l'incontro con parenti che non avevo mai visto prima, perché per tutta la giornata la mia mente non fece altro che tornare alla "Stazione Grande", così l'aveva ribattezzata il mio subconscio, grande come se fosse il centro del mondo, almeno del mio.
A Cesenatico c'erano solo due binari, uno per Rimini e uno per Ravenna.
Punto.
A Bologna, invece, potevi andare ovunque.
Milano, Roma, Firenze, Napoli... persino Venezia!
Da non credere.
Quattro giorni più tardi, era il 2 Agosto, la "Stazione Grande" venne pugnalata alla spalle, e ne uscì ferita.
Quando le immagini del telegiornale mi passarono davanti agli occhi, ricordo che la riconobbi per via dell'orologio, l'enorme "conta-tempo" analogico che avevo fissato rapito per non so quanto tempo qualche giorno prima, come se lui, il tempo, lo governasse dall'alto, un dio in grado di dettare i ritmi della giornata, che ora era fermo, mutilato, condannato all'immobilità eterna, e con lui tutti quelli che sfioravano i suoi occhi stanchi.
Ci furono morti e feriti, una strage tremenda che ancora oggi non ha avuto una fine degna di questo nome, nonostante in processi, le accuse, e le tonnellate di parole messe nero su bianco a riempiere armadi e hard disk.
Oggi, alle 10:25, ricorre il 43esimo anniversario della Strage di Bologna.
E io penso che se a far visita ai miei parenti ci fossi andato di sabato e non di martedì, beh, forse la mia vita avrebbe preso un'altra strada, e penso anche che se fossi stato particolarmente sfortunato, sarei finito come la bambina immortalata in questa magnifica vignetta di Mauro Biani.
Io, il 2 Agosto del 1980 ero nato, e oggi sono un uomo di quasi cinquant'anni.
Lei, invece, è rimasta bambina per sempre.
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