Non Bruciamo Il Nostro Futuro

Non Bruciamo Il Nostro Futuro Diciamo No a Italcementi che vuole bruciare plastica, gomme e pneumatici per fare cemento Perché la salute delle persone non è compensabile!

Italcementi ha chiesto di poter bruciare CSS (Combustibile Solido Secondario, in pratica plastica, gomme e pneumatici) come combustibile per fare cemento. Per lo stabilimento di Calusco d'Adda la richiesta è di poter bruciare 110 mila tonnellate all'anno, mentre per lo stabilimento di Matera 60 mila tonnellate. Chiediamo che prima di dare l'autorizzazione, venga eseguita un'indagine epidemiologica, con metodo Crosignani.

STANCO DELLE PUZZE A MONTELLO?Se anche tu come noi sei stanco ed infastidito dei continui miasmi che regolarmente si ris...
30/08/2024

STANCO DELLE PUZZE A MONTELLO?
Se anche tu come noi sei stanco ed infastidito dei continui miasmi che regolarmente si riscontrano nel comune di Montello e nei paesi limitrofi fai valere i tuoi diritti segnalando il problema agli enti preposti alla salvaguardia e tutela della salute!
Far valere i propri diritti di cittadino è un diritto della persona ed un dovere civico; non restare in silenzio, segnala alle autorità ogni episodio di puzza.
Clicca al link per compilare l'e-mail
https://tinyurl.com/mtxrv5wt
Il modulo e-mail è già preimpostato: si deve solamente completare indicando il nominativo del segnalante, oltre al luogo e all'orario ed, eventualmente, alla descrizione del problema riscontrato; ovviamente la mail può essere modificata e personalizzata in ogni sua parte.

Se si pensa ai rifiuti, spesso, si pensa ad un modo per eliminarli, cosa ovviamente irrealizzabile (e risaputa ben prima...
27/12/2023

Se si pensa ai rifiuti, spesso, si pensa ad un modo per eliminarli, cosa ovviamente irrealizzabile (e risaputa ben prima della Rivoluzione francese) ma che, sui canali mainstream va per la maggiore, accompagnata magari da paroloni come "economia circolare" e al sempre di moda "transizione ecologica" (si pensi al recente accordo tra a2a e legambiente, pontificato in ogni dove....). In questa narrazione fantasiosa (e ampiamente falsa), fa enormemente piacere vedere che un progetto realmente circolare e che gestisce i rifiuti per quello che realmente sono (cioè materiali riutilizzabili) sta per giungere in porto. Brava Servizi Comunali!
Altra roba rispetto a chi nella bergamasca oggi gestisce i rifiuti e che, o li brucia per fare acqua calda e qualche diossina (vedi a2a) oppure ci fa biogas ma, oltre a creare qualche molestia olfattiva, sta pensando di costruire l'ennesimo inceneritore (vedi Montello). Assurdo poi ve**re a sapere poi che questo progetto non verrà finanziato dal PNNR, che praticamente sta finanziando qualsiasi cosa, tranne ciò che realmente è circolare. Ma questa è l'unica strada percorribile: difficile, in salita, spernacchiata da molti, ma l'unica realmente percorribile. Sempre se il fine ultimo che ci si pone è realmente quello di lasciare un pianeta migliore ai nostri figli.

ALTRO CHE BRUCIARE RIFIUTI, L'UE CI CHIEDE DI CHIUDERE ANCHE I TERMOVALORIZZATORI Il Fatto Quotidiano, 3 maggio 2022, di...
04/05/2022

ALTRO CHE BRUCIARE RIFIUTI, L'UE CI CHIEDE DI CHIUDERE ANCHE I TERMOVALORIZZATORI
Il Fatto Quotidiano, 3 maggio 2022, di Gianfranco Amendola

“Modello Copenaghen”? Gualtieri vuole a Roma un inceneritore simile
“Entro due mesi, prima di Natale, restituiremo ai romani una città pulita”, aveva promesso il sindaco Gualtieri. Sono passati sei mesi, è passata Pasqua, ma Roma è sporca come prima e i romani iniziano a protestare. Ed ecco il colpo di genio: “Faremo finalmente un termovalorizzatore per chiudere il ciclo dei rifiuti di Roma”. Applausi scroscianti per l’eroico sindaco e per questa “storica” decisione. Ma è l’opzione giusta? Di certo, se guardiamo alla Ue, non in questi termini: esiste una precisa e vincolante “gerarchia dei rifiuti” elaborata dalla Unione europea con “l’obiettivo principale di stabilire un ordine di priorità che riduca al minimo gli effetti nocivi sull’ambiente e ottimizzi l’efficienza delle risorse nella prevenzione e nella gestione dei rifiuti”. Dove – sia chiaro – gerarchia non significa che si può scegliere tra le varie opzioni ma che, invece, vi è l’obbligo di seguire, nell’ordine, la precisa scala di priorità indicata. La prima cosa da fare è preve**re e ridurre la produzione dei rifiuti: adottare, cioè, misure che limitano l’uso di prodotti destinati a diventare rifiuto (il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto). Al secondo posto, per quello che non si può preve**re, troviamo riutilizzo e riciclaggio (non provocano alcuna alterazione ambientale). Al terzo, troviamo i termovalorizzatori e all’ultimo lo smaltimento “bruto” nell’ambiente in discariche e inceneritori senza recupero di energia.

Quindi, il termovalorizzatore è ammesso solo per i rifiuti che non si possono evitare e non si possono riutilizzare o riciclare. Esattamente quello che non avviene a Roma, dove l’opzione principale (prevenzione) è inesistente; e riutilizzo e riciclaggio sono gravemente carenti a causa dell’assenza di una efficiente raccolta differenziata (preferibilmente porta a porta), nonché di impianti idonei per riciclo e riutilizzo; tenendo conto, peraltro, che le cifre ufficiali della raccolta differenziata non coincidono affatto con quelle del riciclo effettivo, visto che la pessima qualità della nostra raccolta finisce, poi, per mandarne buona parte direttamente a smaltimento. E dove primeggia, invece, l’ultima opzione, quella della discarica, oppure, in violazione del principio comunitario di prossimità (e con qualche dubbio cambio di codice), i nostri rifiuti vengono inviati in altre Regioni o, peggio, all’estero: con costi elevatissimi e rischi notevoli per l’ambiente.

In questa situazione, quindi, se un termovalorizzatore è certamente un male minore della discarica (che inquina otto volte di più), è anche vero che così ci poniamo al di fuori della legalità comunitaria in quanto saltiamo le due principali priorità; non a caso, per l’ue l’incenerimento dei rifiuti, senza prevenzione e riciclo, non è comunque una tecnologia sostenibile che contrasta i cambiamenti climatici e la transizione ecologica; anzi, arreca un danno significativo all’ambiente e non favorisce l’economia circolare in quanto scoraggia prevenzione e riciclo; tanto è vero che viene esclusa dai finanziamenti Ue e, secondo la Commissione europea, occorre procedere alla graduale dismissione dei termovalorizzatori esistenti.

Un’ultima osservazione. Per fare questo termovalorizzatore ci vorranno anni e, comunque, dopo tanta inerzia, non basta una tale promessa per garantire la pulizia della città. Ci vuole, da subito, una drastica inversione di tendenza e di cultura dei nostri governanti e delle strutture preposte alla pulizia della città, con il coinvolgimento dei cittadini. Questa sì, sarebbe una svolta “storica”.

03/05/2022

UTILIZZO DI COMBUSTIBILE DA RIFIUTI NEL CEMENTIFICIO (CSS-C eow)
RICORSO AL TAR – SENTENZA PUBBLICATA IL 27/04/2022, CONSIDERAZIONI PIU’ GENERALI SUL CONTESTO DELL’IMPIANTO

COMUNICATO STAMPA dell'amministrazione comunale di Tavernola Bergamasca

E’ stata pubblicata in data 27/04/2022 la sentenza del TAR di Brescia relativa al ricorso, presentato a gennaio 2018, da parte del Comune di Tavernola Bergamasca, contro l’autorizzazione sperimentale, rilasciata dalla Provincia di Bergamo nel 2017, per l’utilizzo di CSS-Combustibile (eow) in parziale sostituzione del combustibile tradizionale, nell’impianto cementiero sul suo territorio.
il Tar di Brescia ha dato torto al Comune, respingendo le sue richieste.
Soprattutto in relazione al futuro, questa Amministrazione non può stare a guardare, è una sentenza, che rispettiamo ma non condividiamo, valutandone l’appello al Consiglio di Stato.
La recente crisi energetica ha favorito un orientamento simile anche a livello centrale di Governo, con norme che stanno favorendo il coincenerimento di rifiuti nei cementifici e l’utilizzo delle fonti fossili per far fronte all’emergenza.
Resta il fatto, comunque, che l’autorizzazione del cementificio di Tavernola riguarda esclusivamente l’utilizzo di CSS-Combustibile, quindi quella tipologia di derivato dai rifiuti definito End of Waste. Ci auguriamo che il rispetto delle promesse fatte dalla dirigenza qualche anno fa, quando dichiarava che non avrebbe avviato questa pratica senza il consenso locale che non c’è ora e non c’è mai stato, possa bastare a continuare scongiurarne l’avvio.
Restano poi le problematiche legate a una frana da 2.100.000 mc, sul fronte del Monte Saresano, dietro la fabbrica, tutt’altro che ferma e che, ad oggi, si muove ancora circa di 0,26 e 0,34 mm/giorno, quindi circa il triplo rispetto al trend storico di quel pendio.
Un problema senz’altro grave, integrato nel ricorso ma che riguarda il cementificio nel suo complesso e non il solo css-c, problema affrontato, quindi, attraverso richiesta specifica alla Provincia di Bergamo, circa la necessità di aprire un Riesame dell’AIA con una Valutazione di Impatto Ambientale che determini se e come sia eventualmente compatibile la prosecuzione dell’attività cementiera in sicurezza nell’impianto di Tavernola, tutelando sia i lavoratori dipendenti, che tutti gli altri lavoratori rivieraschi nel settore turistico e indotto, nonché gli abitanti e gli ulteriori interessi paesaggistici, ambientali, di salute ecc. … in campo.
In caso di frana, la sicurezza va intesa anche rispetto all’ipotesi di sversamento nelle acque del lago, di sostanze inquinanti necessarie per il processo produttivo, come pet-coke, ammoniaca, clinker e diversi materiali catalogati come rifiuti ed utilizzati come materie prime secondarie, nel forno da cemento.
Una valutazione che riteniamo necessaria a seguito dell’attivazione di una frana così imponente che potrebbe cadere in tutto o in parte, e ciò, ribadiamo, a tutela dei tavernolesi ma non solo.
La Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), legata al riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) del cementificio, in relazione all’accelerazione preoccupante della frana avvenuta nel 2021 e non ancora scongiurata, è per noi un passaggio imprescindibile, un percorso irrinunciabile, un dovere morale. Non ci pare possibile che una frana di queste proporzioni non porti ad attivare una VIA!
E’ da chiarire se la Provincia, nonostante l’evento franoso dal febbraio 2021, rimanga della stessa opinione riportata nella sentenza sul CSS-C, anche esaminando più in generale l’intero cementificio, nel contesto di revisione dell’AIA per la frana, e cioè che “l’impianto non sarebbe assoggettabile a V.I.A. perché l’attività sarebbe iniziata prima dell’entrata in vigore delle disposizioni nazionali e comunitarie in materia e le disposizioni che impongono una revisione della valutazione in caso di particolari eventi presuppongono che l’attività sia stata originariamente assoggettata ad essa”, frase questa, a nostro avviso, intesa ad escludere quegli impianti/attività per i quali la VIA non è prevista (non i cementifici), diversamente, infatti, ci sarebbe, di fatto, una sorta di diritto perpetuo a permanere “a prescindere dall’accadimento di qualsiasi evento” (?).
Almeno sul fatto che la frana sia da annoverare tra i cosiddetti “particolari eventi”, infine, ci parrebbe non esserci dubbio!
Secondo la Provincia, si legge nella sentenza, che “non sarebbe affatto scontato che il cementificio possa riprendere la propria attività” e, pur se l’impianto ad oggi è in marcia, significa che le valutazioni non sono finite.
Ma chi dovrebbe decidere sulla ripresa dell’attività del cementificio (se di ripresa si può parlare, visto che non è fermo)? Secondo noi, come già spiegato, tutti i soggetti interessati, attraverso un procedimento pubblico di V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), data la situazione di rischio frana e onda anomala, di portata non certo ordinaria, e ciò a completamento e a supporto degli utili “intensi profili di discrezionalità” (così come definiti nella sentenza) di cui dispone la Provincia in questa materia, tutto ciò anche in relazione alle numerose prese di posizione, espresse in questi anni, dai Comuni rivieraschi bergamaschi e bresciani, dalle Comunità Montane, dal G16, ecc. … a sostegno di Tavernola, non solo contro l’utilizzo di combustibili alternativi ma, più in generale, sulla dismissione-riconversione dell’impianto.

Tavernola Bergamasca, 29 aprile 2022.

18/04/2022

Vergognosa marchetta al Combustibile Solido Secondario (CSS) e ai "termovalizzatori" (cit.) alias termovalorizzatori o inceneritori da parte della redazione del TG4 (i professionisti dell'informazione...) e di Paolo Guzzanti (che fa il giornalista da sessant'anni): "L'inceneritore di Brescia funziona in un modo fantastico e distribuisce acqua calda gratis a tutta la città... Questa guerra orrenda e mostruosa qualche frutto lo può dare perché porta al principio di realtà, dobbiamo fare subito ciò che sapevamo che dovevamo fare prima e che non abbiamo fatto perché siamo stati inetti e da un punto di vista morale anche corrotti...". Per fortuna è poi intervenuto Luciano Martino che, pur essendo esperto di politica internazionale, ha avuto il coraggio di ricordare le scorie e le diossine che gli inceneritori producono...
P. S. Il Combustibile Solido Secondario non è "prodotto dalla frazione secca dei rifiuti" e se anche riduce in parte la produzione di CO2 (paragonata al carbone, altra fonte fossile...) emette nell'ambiente furani, diossine, bifenili policlorurati e metalli pesanti...
E invece di parlare a vanvera di "modo mafioso finto ecologista contro la tecnologia e contro il nuovo", dite anche queste cose se volete fare vera informazione. Altrimenti, tanto per cambiare, restate nel mondo della becera propaganda...

Un inceneritore rilascia continuamente, anche in piccolissime quantità, 365 giorni all'anno, veleni invisibili che si sp...
04/01/2022

Un inceneritore rilascia continuamente, anche in piccolissime quantità, 365 giorni all'anno, veleni invisibili che si spargono tutto intorno: nell'aria, nell'acqua, nella terra e nel cibo. E lo fa anche da spento, continuando a provocare malattie e a seminare morte.
Un vero peccato "accorgersene" dopo. Ogni inceneritore (o cementificio che brucia rifiuti) dovrebbe fare una seria analisi epidemiologica. Forse solo toccando con mano i dati si acquisterebbe così una maggior consapevolezza degli enormi danni che queste grandi stufe (finanziate con contributi pubblici per stare in piedi economicamente, tra l'altro...) provocano sulle persone che abitano nei paraggi.
Perché a dirlo solamente, spesso non basta. Perché a volte non basta manco vedere una cometa che ci sta per piombare addosso, figurarsi quando parliamo di pcb, diossine, furani e metalli pesanti che nessuno vede...

22/11/2021

Parliamo di incenerimento con Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe: “Oltre ad essere un problema nell’ottica della decarbonizzazione, gli inceneritori rallentano l’evoluzione virtuosa del sistema verso riduzione, riuso, riciclo dei rifiuti”

  Valeva ieri, vale oggi, varrà domani
11/09/2021


Valeva ieri, vale oggi, varrà domani

Indirizzo

Calusco D'Adda
24033

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