28/04/2023
Ho appena finito di leggere il libro di Giovanni Chinnici.
Una lettura struggente e straordinaria sia per il soggetto sia per la voce narrante: la biografia di un uomo di giustizia visto dagli occhi di suo figlio, un piano sequenza scandito da morti eccellenti di magistrati e servitori di Stato; il tutto vissuto da un bambino che si fa adolescente e infine adulto.
La vita della famiglia Chinnici raccontata nella sua normale quotidianità e al contempo nella sua tragica esposizione sociale alla tracotanza e violenza del potere mafioso e dei più o meno occulti manovratori e comunque collusi uomini di Stato.
E' anche la nostra storia, letta e snocciolata attraverso un calendario di caduti eccellenti, di vite infrante, di desideri soppressi e zittiti. Ma qui non si tratta della banalità del male, non abbiamo a che fare con dei potenti che hanno "smesso di pensare", per parafrasare Hannah Arendt, qui si parla di decisori istituzionali e menti criminali che purtroppo sanno pensare bene: tramando, condizionando, soffocando le aspirazioni e i diritti di intere generazioni per una società più giusta e semplicemente più umana; corrompendo e intossicando la nostra storia e il nostro futuro. Per questo non bisogna essere solo resistenti alla mafia ma anche agguerriti nemici e combattenti, lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo agli eroi che sono stati costretti a vivere e non sopravvivere ad una lotta solitaria e che li ha portati ad una morte annunciata.
Per eventi paralleli da alcuni anni ho avuto la fortuna di conoscere di persona Giovanni e di frequentare la sua famiglia. Mi hanno sempre colpito la sua discrezione e intelligenza; il suo portamento rigoroso e signorile e ho sempre pensato che esso fosse stato forgiato da un dolore immane e allo stesso tempo muto, ma non sordo.
Con questo libro abbiamo la fortuna di sentire la sua voce, sempre discreta e silenziosa che non smette di protestare e ribellarsi ad un destino ingiusto e disumano: quello di aver perso un padre a cui non ha avuto il tempo di raccontare e condividere li suo procedere dall’infanzia alla età adulta.
Angelo Mulone