28/03/2021
SUPER OTTIMISMO
Bonus per l'edilizia positivi, ma imprese e professionisti meno favoriti dal sistema.
Giuseppe Scannella- Comitato Scientifico INBAR
La storia dei bonus per l’edilizia è ormai lunga: parte dal 2014 e fino al 2018 ha prodotto circa 17 milioni di interventi per un valore di 17 miliardi di euro; cosa più importante, hanno consentito un risparmio energetico di circa 6000 GWh/anno (con conseguente riduzione delle emissioni di CO2), prevalentemente concentrati nel Nord Italia (oltre il 76%) e solo marginalmente al Sud (meno del 10%): il dato non deve stupire visto che i bonus, fino ad allora, prevedevano rimborsi fiscali distribuiti negli anni per cui gli aderenti dovevano non solo anticipare le spese ma anche possedere un reddito annuo tale da assorbire il credito man mano che esso maturava; ovvio quindi che a beneficiarne sia stata la parte economicamente forte del Paese e anche con questo dato si dimostra come ci siano due Italie, una molto meno abbiente dell’altra. Con il Superbonus del Governo Conte questa differenziazione -almeno su questo fronte- è destinata a ridursi grazie al meccanismo di cessione del credito/sconto in fattura, che consente praticamente a tutti di beneficiarne.
Ma non è tutto oro quel che luccica: abbiamo qui già scritto delle eccessive complicazioni burocratiche e di filiera che rallentano pericolosamente la misura ma c‘è anche un altro effetto indotto: il sostanziale blocco dell’attività edilizia ordinaria, che si cerca ricondurre al superbonus e, nel 2020, ciò ha prodotto un calo del 7,4% del fatturato relativo alle nuove costruzioni e del 10,4 % nel settore ristrutturazioni. D'altronde il superbonus non riesce ancora a decollare visto che all’inizio del 2021 si contavano solo 193 interventi per un prodotto di circa 15 miliardi. Le previsioni sono ovviamente più rosee e un servizio del TG UNO di qualche settimana fa, citando dati MISE, parlava di una previsione di 6 miliardi di investimento dello Stato a fronte di un giro d’affari indotto di 21; il che si traduce in un buon affare per le casse statali, tant’è che recentemente sia padre della misura Fraccaro che il Centro Studi della Luiss hanno stimato in soli 800 milioni il costo per lo Stato a fronte di un indotto di oltre 16 miliardi di giro d’affari, oltre un punto di PIL, numeri… Credo che, alla fine, tra emersione del lavoro nero e messa a regime delle norme anche attraverso l’estensione (logica) del loro termine di validità, questi saranno ben più grandi con un ritorno consistente, dal segno positivo, per l’Erario. Alla fine una buona cosa per il Paese.
I protagonisti di quello che potrebbe essere un grandissimo driver di sviluppo globale dell’Italia, al netto dei soggetti finanziari che ne trarranno grandi utili, sono certamente le Imprese e il sistema dei liberi professionisti, i quali -more solito- sono tra i meno favoriti se non proprio penalizzati dal sistema. A partire dal messaggio iniziale …ristrutturerete le vostre case gratis, per cui in pochi sono disposti a remunerare la necessaria attività iniziale (la prefattibilità) che potrebbe portare anche ad un esito negativo; allora si è costretti a farla realmente gratis…salvo rifarsi se tutto va bene. Anche in questo caso però i problemi non mancano, a causa del sistema dello sconto in fattura o cessione che sia: perché, per attivarlo, occorre che i lavori di esecuzione giungano almeno al 30%. Tradotto: tutta l’attività di progettazione, che è lunga, delicata, rischiosa, verrà in parte compensata solo al primo avanzamento lavori e quindi, giocoforza, i professionisti dovranno anticipare tutte le spese necessarie che non sono poche; quanti tra loro potranno affrontarle e per quante opere? Tutto questo perché, come sempre, il Governo non si è minimamente posto la questione né, mi pare, gli Organismi Professionali l’abbiano opportunamente sollevata trovando un modo di garantire i dovuti onorari, almeno alla fine del processo progettuale. Bastava consentire la cessione dei relativi crediti al momento dell’ottenimento dei titoli edilizi…Chissà, potrebbe essere questo un buon appunto di lavoro per Mario Draghi e il suo Governo che, pare, alla misura rimetterà mano. Facendo l’ottimista ne consiglierei anche un altro: siamo al VII° ciclo dell’edilizia e si dovrebbe guardare alla qualità globale del costruito eliminando inutili vincoli che di fatto impediscono di metter mano all’estetica -che è anche etica- degli edifici ma no, sono troppo ottimista… troppo!
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