17/07/2026
𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝘂𝗿𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝟳:𝟰𝟮
(𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘚𝘛𝘙𝘈𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘢𝘳𝘪𝘦 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘢𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰)
La sveglia di Mario suona sempre alle cinque. Non importa se sia lunedì o sabato, se piove o se fuori il sole promette una giornata perfetta. Da ventisette anni la sua vita comincia nello stesso modo: un caffè bevuto in silenzio, la camicia azzurra della divisa ben stirata e un messaggio alla figlia. Quello che oggi recita: "In bocca al lupo per l'esame."
Giulia sta per laurearsi in infermieristica. Ogni volta che Mario le parla del futuro, gli brillano gli occhi. Dice che Giulia salverà vite. Lei invece gli risponde che lui lo fa ogni giorno, anche se non ci pensa mai. E puntualmente, finisce tutto con un sorriso, quello che prelude un repentino cambio di argomento.
Alle sei e trenta è già al deposito. Fa il giro dell'autobus come gli hanno insegnato tanti anni prima. Controlla le gomme, le luci, gli specchietti. A qualcuno possono sembrare gesti automatici. Per lui sono un rito, un modo per dire a sé stesso che tutto è pronto.
Alle 7:42 affronta sempre la stessa curva. La conosce a memoria, potrebbe davvero percorrerla a occhi chiusi. Ma proprio perché la conosce, rallenta.
Dall'altra parte della strada, una macchina parcheggiata gli nasconde la visuale. Un pallone rotola sull'asfalto, e per un istante che sembra eterno il tempo sembra fermarsi.
Mario frena con decisione, ma senza panico.
Un bambino sbuca all'improvviso dietro l'auto, correndo per riprendersi il pallone. L'autobus si arresta a pochi metri da lui.
Il silenzio dura appena qualche secondo. Poi il bambino sorride, recupera il pallone e torna dagli amici, ignaro di quanto sia stato vicino il pericolo.
Mario resta immobile con le mani strette sul volante. Una signora seduta nelle prime file gli dice sottovoce: «Meno male che andava piano.» Lui annuisce.
Sa che non è stata fortuna: è stata attenzione, esperienza, la scelta fatta migliaia di volte di non lasciarsi convincere dalla fretta.
Quando termina il turno, il telefono vibra, è Giulia: "Papà, ho preso trenta."
Mario non può fare altro che pensare per un attimo a quella curva, e sorride. Guarda il cielo appena velato e pensa che, in fondo, ogni giornata di lavoro è un viaggio pieno di persone che qualcuno aspetta a casa. E forse la sicurezza è proprio questo: non arrivare cinque minuti prima, ma permettere a tutti di arrivare.
Sempre.
https://www.workin626.it/mario-e-quella-curva-delle-742/