Architetto Donatella Forconi Studio DOMA

Architetto Donatella Forconi  Studio DOMA Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Architetto Donatella Forconi Studio DOMA, Progettista architettonico, Milan.

Lo Studio DOMA dell'architetto Donatella Forconi si occupa della progettazione e direzione lavori di costruzioni di edifici religiosi e civili, di restauro di antichi monumenti, di ristrutturazioni e rigenerazioni urbane e territoriali.

Viaggiare è, prima di tutto, un esercizio dello sguardo. 🌍✨Nel Settecento il “Grand Tour” rappresentava il compimento de...
04/06/2026

Viaggiare è, prima di tutto, un esercizio dello sguardo. 🌍✨
Nel Settecento il “Grand Tour” rappresentava il compimento della formazione culturale delle élite europee: giovani aristocratici, artisti e intellettuali attraversavano l’Italia per conoscere le rovine dell’antico, le città d’arte, i paesaggi della memoria. Non era turismo, ma educazione sentimentale e intellettuale. 🎨📚
In quel contesto nacque la grande tradizione dei vedutisti: pittori come Canaletto, Guardi o Bellotto trasformarono il viaggio in racconto visivo. Le loro vedute non erano semplici immagini urbane, ma strumenti di conoscenza. Attraverso la luce, le prospettive, la precisione architettonica, restituivano l’anima dei luoghi. 🏛️🖌️
Oggi, in un’epoca dominata dalla velocità e dall’accumulo compulsivo di immagini, il significato autentico del viaggio rischia talvolta di smarrirsi. Viaggiare non dovrebbe essere consumare luoghi, ma comprenderli. Significa entrare in relazione con culture diverse, leggere le stratificazioni della storia, ascoltare le lingue, osservare i materiali, i colori, le architetture, le abitudini quotidiane. 🌿🌆
Ogni città racconta una visione del mondo.
Ogni paesaggio custodisce una memoria.
Ogni architettura è il riflesso di una civiltà.
Per questo il viaggio continua ad essere uno dei più potenti strumenti di conoscenza: ci insegna il valore della complessità, ridimensiona i nostri confini mentali e ci educa alla curiosità. ✈️🤍
Forse i grandi vedutisti ci lasciano ancora oggi una lezione preziosa: guardare davvero. Non attraversare il mondo distrattamente, ma imparare ad abitarlo con consapevolezza culturale e sensibilità umana.
Perché chi viaggia con profondità torna sempre diverso da come era partito. 🌍

04/06/2026

Viaggiare è, prima di tutto, un esercizio dello sguardo. 🌍✨
Nel Settecento il “Grand Tour” rappresentava il compimento della formazione culturale delle élite europee: giovani aristocratici, artisti e intellettuali attraversavano l’Italia per conoscere le rovine dell’antico, le città d’arte, i paesaggi della memoria. Non era turismo, ma educazione sentimentale e intellettuale. 🎨📚
In quel contesto nacque la grande tradizione dei vedutisti: pittori come Canaletto, Guardi o Bellotto trasformarono il viaggio in racconto visivo. Le loro vedute non erano semplici immagini urbane, ma strumenti di conoscenza. Attraverso la luce, le prospettive, la precisione architettonica, restituivano l’anima dei luoghi. 🏛️🖌️
Oggi, in un’epoca dominata dalla velocità e dall’accumulo compulsivo di immagini, il significato autentico del viaggio rischia talvolta di smarrirsi. Viaggiare non dovrebbe essere consumare luoghi, ma comprenderli. Significa entrare in relazione con culture diverse, leggere le stratificazioni della storia, ascoltare le lingue, osservare i materiali, i colori, le architetture, le abitudini quotidiane. 🌿🌆
Ogni città racconta una visione del mondo.
Ogni paesaggio custodisce una memoria.
Ogni architettura è il riflesso di una civiltà.
Per questo il viaggio continua ad essere uno dei più potenti strumenti di conoscenza: ci insegna il valore della complessità, ridimensiona i nostri confini mentali e ci educa alla curiosità. ✈️🤍
Forse i grandi vedutisti ci lasciano ancora oggi una lezione preziosa: guardare davvero. Non attraversare il mondo distrattamente, ma imparare ad abitarlo con consapevolezza culturale e sensibilità umana.
Perché chi viaggia con profondità torna sempre diverso da come era partito. 🌍

🌍 Architettura sostenibile: tra consapevolezza globale e ritardi strutturaliIl mercato globale del green building ha sup...
28/05/2026

🌍 Architettura sostenibile: tra consapevolezza globale e ritardi strutturali
Il mercato globale del green building ha superato i 700 miliardi di dollari e punta a oltre 1.700 entro il 2035 📈 (researchnester.com)
Non è più una nicchia, ma una trasformazione sistemica.
🔎 Trend internazionali
La direzione è chiara: decarbonizzazione, resilienza climatica e qualità della vita. I nuovi standard come LEED v5 spostano il focus anche su benessere ed equità sociale 🌱
A livello geografico:
• 🇪🇺 Europa → forte spinta sulla riqualificazione dell’esistente
• 🇺🇸 Nord America → priorità all’accessibilità economica
• 🌏 Asia/Africa → adattabilità e resilienza climatica
• 🌎 America Latina → materiali ecologici
🏆 Paesi virtuosi vs ritardi
I Paesi del Nord Europa (Scandinavia, Germania, Olanda) guidano grazie a politiche integrate e cultura progettuale avanzata.
Restano indietro molte economie emergenti e parte dell’Europa mediterranea, dove il problema non sembra essere tanto la visione quanto l’implementazione.
🇮🇹 Italia: potenziale alto, velocità bassa
L’Italia mostra segnali incoraggianti: crescente sensibilità e importanti investimenti (2,5 miliardi legati al New European Bauhaus)
Ma il nodo è evidente:
• riqualificazione del patrimonio troppo lenta
• performance che scendono al 20° posto UE nei trend di efficienza
Tradotto: siamo bravi nei prototipi, meno nella scala.
👥 Reazione del pubblico
Qui il dato più interessante: il 95% delle persone considera la sostenibilità importante e il 60% una priorità 👍
Eppure resta un gap culturale:
la sostenibilità è ancora percepita come “tema ambientale”, non come qualità dell’abitare.
💡 Conclusione
La vera sfida non è più progettare edifici sostenibili, ma renderli normalità diffusa.
Serve passare da incentivi episodici a una strategia strutturale, dove architettura, economia e società convergano.
Perché il futuro non sarà “green” solo per scelta valoriale, ma per necessità progettuale.
🌿

Dame Jane Beverly Drew (1911–1996) è una figura imprescindibile per comprendere l’evoluzione del Movimento Moderno in ch...
21/05/2026

Dame Jane Beverly Drew (1911–1996) è una figura imprescindibile per comprendere l’evoluzione del Movimento Moderno in chiave sociale e climatica. 🌍✨
Architetta britannica tra le più influenti del Novecento, ha saputo coniugare rigore progettuale e responsabilità etica, anticipando temi oggi centrali come sostenibilità e inclusione.
Formata alla Architectural Association di Londra, fu tra le prime donne a imporsi in una professione fortemente maschile. Nel 1934 fonda uno studio pensato per valorizzare il lavoro femminile: una scelta radicale, ma lucidissima. 💡 Durante la Seconda guerra mondiale si dedica alla pianificazione urbana e all’edilizia pubblica, dimostrando una visione già orientata all’impatto sociale dell’architettura.
Con Maxwell Fry, con cui fonda Fry, Drew & Partners, lavora in Africa occidentale sviluppando modelli abitativi adattati ai climi tropicali. Nasce così il Tropical Modernism: un approccio che integra linguaggio moderno, materiali locali e strategie bioclimatiche. 🌿🏗️
Nel 1951 partecipa al progetto di Chandigarh su invito di Le Corbusier: qui definisce tipologie residenziali e infrastrutture sociali che influenzeranno profondamente l’urbanistica indiana. Un esempio concreto di modernismo umanista, capace di dialogare con contesto e comunità.
Ed è proprio qui che il suo lavoro risuona ancora oggi: architettura come strumento sociale, attenzione al clima, integrazione culturale come valore progettuale. Sono principi che sento profondamente affini al mio modo di intendere la disciplina—progettare non solo spazi, ma relazioni, identità e possibilità. 🤝🌱
Rientrata nel Regno Unito, realizza opere come l’Institute of Contemporary Arts e contribuisce allo sviluppo dell’Open University. Prima donna nel Consiglio del RIBA e docente ad Harvard e MIT, Drew apre la strada a intere generazioni.
Il Jane Drew Prize ne celebra oggi l’eredità: un riconoscimento che non è solo memoria, ma direzione progettuale. 📐👩‍🎓

21/05/2026

Dame Jane Beverly Drew (1911–1996) è una figura imprescindibile per comprendere l’evoluzione del Movimento Moderno in chiave sociale e climatica. 🌍✨
Architetta britannica tra le più influenti del Novecento, ha saputo coniugare rigore progettuale e responsabilità etica, anticipando temi oggi centrali come sostenibilità e inclusione.
Formata alla Architectural Association di Londra, fu tra le prime donne a imporsi in una professione fortemente maschile. Nel 1934 fonda uno studio pensato per valorizzare il lavoro femminile: una scelta radicale, ma lucidissima. 💡 Durante la Seconda guerra mondiale si dedica alla pianificazione urbana e all’edilizia pubblica, dimostrando una visione già orientata all’impatto sociale dell’architettura.
Con Maxwell Fry, con cui fonda Fry, Drew & Partners, lavora in Africa occidentale sviluppando modelli abitativi adattati ai climi tropicali. Nasce così il Tropical Modernism: un approccio che integra linguaggio moderno, materiali locali e strategie bioclimatiche. 🌿🏗️
Nel 1951 partecipa al progetto di Chandigarh su invito di Le Corbusier: qui definisce tipologie residenziali e infrastrutture sociali che influenzeranno profondamente l’urbanistica indiana. Un esempio concreto di modernismo umanista, capace di dialogare con contesto e comunità.
Ed è proprio qui che il suo lavoro risuona ancora oggi: architettura come strumento sociale, attenzione al clima, integrazione culturale come valore progettuale. Sono principi che sento profondamente affini al mio modo di intendere la disciplina—progettare non solo spazi, ma relazioni, identità e possibilità. 🤝🌱
Rientrata nel Regno Unito, realizza opere come l’Institute of Contemporary Arts e contribuisce allo sviluppo dell’Open University. Prima donna nel Consiglio del RIBA e docente ad Harvard e MIT, Drew apre la strada a intere generazioni.
Il Jane Drew Prize ne celebra oggi l’eredità: un riconoscimento che non è solo memoria, ma direzione progettuale. 📐👩‍🎓

A oltre dieci anni dal sisma del 2012, lavorare sulla ricostruzione dei beni culturali in Emilia-Romagna significa confr...
14/05/2026

A oltre dieci anni dal sisma del 2012, lavorare sulla ricostruzione dei beni culturali in Emilia-Romagna significa confrontarsi non solo con la complessità del restauro, ma anche con il peso – spesso determinante – della burocrazia.
Nel caso della chiesa dei Santi Pietro e Prospero a Reggio Emilia, di cui sono progettista e direttore dei lavori, la progettazione è iniziata nel gennaio 2020. L’avvio del cantiere? Marzo 2026. Sei anni.
Un tempo lungo che non si spiega solo con la necessaria attenzione che un bene vincolato richiede. A incidere sono stati soprattutto:
📌 continue richieste di integrazione
📌 revisioni progettuali non sempre sostanziali
📌 tagli e rimodulazioni dei finanziamenti
📌 avvicendamenti nelle strutture commissariali
Il progetto non è cresciuto in modo lineare, ma per fasi successive, tra rallentamenti e ripartenze. Una progettazione “interrotta”, che ha richiesto energia costante per essere mantenuta coerente nel tempo.
Nel frattempo, anche le condizioni economiche sono cambiate, imponendo adattamenti non sempre semplici. E tutto questo con un carico di lavoro tecnico spesso poco riconosciuto.
La burocrazia, è giusto dirlo, garantisce controllo e tutela. Ma quando diventa eccessiva, rischia di trasformarsi in un ostacolo: rallenta i processi, irrigidisce le scelte e allontana il momento in cui il progetto diventa realtà.
Oggi, con l’avvio dei lavori, il cantiere si carica inevitabilmente delle aspettative accumulate in questi anni. Non è solo l’inizio di un intervento, ma il punto di arrivo – e allo stesso tempo di ripartenza – di un percorso lungo e complesso.
Ora la sfida è arrivare fino in fondo, restituendo continuità tra progetto e costruzione.

14/05/2026

A oltre dieci anni dal sisma del 2012, lavorare sulla ricostruzione dei beni culturali in Emilia-Romagna significa confrontarsi non solo con la complessità del restauro, ma anche con il peso – spesso determinante – della burocrazia.
Nel caso della chiesa dei Santi Pietro e Prospero a Reggio Emilia, di cui sono progettista e direttore dei lavori, la progettazione è iniziata nel gennaio 2020. L’avvio del cantiere? Marzo 2026. Sei anni.
Un tempo lungo che non si spiega solo con la necessaria attenzione che un bene vincolato richiede. A incidere sono stati soprattutto:
📌 continue richieste di integrazione
📌 revisioni progettuali non sempre sostanziali
📌 tagli e rimodulazioni dei finanziamenti
📌 avvicendamenti nelle strutture commissariali
Il progetto non è cresciuto in modo lineare, ma per fasi successive, tra rallentamenti e ripartenze. Una progettazione “interrotta”, che ha richiesto energia costante per essere mantenuta coerente nel tempo.
Nel frattempo, anche le condizioni economiche sono cambiate, imponendo adattamenti non sempre semplici. E tutto questo con un carico di lavoro tecnico spesso poco riconosciuto.
La burocrazia, è giusto dirlo, garantisce controllo e tutela. Ma quando diventa eccessiva, rischia di trasformarsi in un ostacolo: rallenta i processi, irrigidisce le scelte e allontana il momento in cui il progetto diventa realtà.
Oggi, con l’avvio dei lavori, il cantiere si carica inevitabilmente delle aspettative accumulate in questi anni. Non è solo l’inizio di un intervento, ma il punto di arrivo – e allo stesso tempo di ripartenza – di un percorso lungo e complesso.
Ora la sfida è arrivare fino in fondo, restituendo continuità tra progetto e costruzione.

07/05/2026

Il Salone del Mobile 2026 conferma un cambio di paradigma ormai evidente: non si progettano più solo oggetti, ma esperienze abitative complesse, emotive e narrative 🛋️✨

La vera novità, però, emerge con forza fuori dai padiglioni, nel Fuorisalone, dove il design torna ad essere ricerca libera 🎨

In fiera domina una nuova grammatica progettuale: forme morbide e avvolgenti sostituiscono il rigore modernista, mentre le superfici perdono perfezione per recuperare matericità, imperfezione e autenticità. Il “lusso” si sposta dalla finitura impeccabile alla qualità tattile e sensoriale 🤍

Parallelamente, la palette abbandona il greige per cromie più sature – verdi profondi, blu intensi – segnando un ritorno all’espressività emotiva dello spazio domestico 🎯

Ma è nel Fuorisalone che queste tendenze si radicalizzano: installazioni immersive, contaminazioni tra arte e design e una forte spinta verso il collectible 🧩

Il superamento tra industria e galleria è ormai evidente, con pezzi unici ed edizioni limitate che diventano protagonisti.
Qui il progetto si fa identitario: oggetti che raccontano rituali quotidiani e recuperano tecniche artigianali reinterpretate in chiave contemporanea 🪵

Altro tema chiave è la sostenibilità evoluta: non più solo materiali, ma durabilità, riparabilità e valore affettivo nel tempo 🌱

In sintesi, Milano 2026 segna il passaggio da un design “di prodotto” a un design “di senso”: meno standardizzazione, più narrazione.

E il Fuorisalone si conferma il vero laboratorio culturale dove questa trasformazione prende forma 🚀

07/05/2026

Il Salone del Mobile 2026 conferma un cambio di paradigma ormai evidente: non si progettano più solo oggetti, ma esperienze abitative complesse, emotive e narrative 🛋️✨
La vera novità, però, emerge con forza fuori dai padiglioni, nel Fuorisalone, dove il design torna ad essere ricerca libera 🎨
In fiera domina una nuova grammatica progettuale: forme morbide e avvolgenti sostituiscono il rigore modernista, mentre le superfici perdono perfezione per recuperare matericità, imperfezione e autenticità. Il “lusso” si sposta dalla finitura impeccabile alla qualità tattile e sensoriale 🤍
Parallelamente, la palette abbandona il greige per cromie più sature – verdi profondi, blu intensi – segnando un ritorno all’espressività emotiva dello spazio domestico 🎯
Ma è nel Fuorisalone che queste tendenze si radicalizzano: installazioni immersive, contaminazioni tra arte e design e una forte spinta verso il collectible 🧩
Il superamento tra industria e galleria è ormai evidente, con pezzi unici ed edizioni limitate che diventano protagonisti
Qui il progetto si fa identitario: oggetti che raccontano rituali quotidiani e recuperano tecniche artigianali reinterpretate in chiave contemporanea 🪵
Altro tema chiave è la sostenibilità evoluta: non più solo materiali, ma durabilità, riparabilità e valore affettivo nel tempo 🌱
In sintesi, Milano 2026 segna il passaggio da un design “di prodotto” a un design “di senso”: meno standardizzazione, più narrazione.
E il Fuorisalone si conferma il vero laboratorio culturale dove questa trasformazione prende forma 🚀

Architettura ed arte. Esempi di un connubioNel dibattito disciplinare, il rapporto tra architettura e arte attraversa l’...
30/04/2026

Architettura ed arte. Esempi di un connubio
Nel dibattito disciplinare, il rapporto tra architettura e arte attraversa l’intera storia della critica: dall’unità delle arti in epoca classica, alla separazione moderna dei linguaggi, fino all’attuale ibridazione dei codici. 🧭
Nell’architettura civile, tra Otto e primo Novecento, prevale l’idea dell’architettura come “arte maggiore”, fondata su proporzione e composizione. Con il Movimento Moderno cambia il paradigma: l’arte non è più decorazione, ma parte integrante del pensiero progettuale. La forma segue la funzione, senza rinunciare alla propria intenzionalità estetica. 📐
Nel secondo Novecento emerge una tensione tra autonomia tecnica e dimensione simbolica. Oggi questa dicotomia evolve in contaminazione: installazione, spazio pubblico e progetto urbano condividono strumenti e linguaggi. 🌐
👉 Emblematiche le opere di Edoardo Tresoldi che, attraverso architetture effimere, costruisce dimensioni immateriali dove struttura e percezione coincidono.
La Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi (2016) ne è un caso paradigmatico: una ricostruzione in rete metallica che restituisce il volume senza massa, trasformando l’architettura in traccia luminosa e memoria attiva.
Nel campo dell’arte sacra, il rapporto si intensifica: nelle chiese, architettura e arte sono co-dipendenti. Luce, materia e iconografia costruiscono un’esperienza unitaria. ⛪
Eugène Viollet-le-Duc definiva la cattedrale gotica come “opera totale”, dove non esiste distinzione tra struttura e arte: l’architettura stessa diventa dispositivo spirituale.
In sintesi, il connubio evolve da gerarchia a dialogo fino a una vera intersezione operativa: è su questa soglia che oggi si può raggiungere il progetto più significativo. ✨

Indirizzo

Milan
20124

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 13:00
14:30 - 19:30
Martedì 08:00 - 13:00
14:30 - 19:30
Mercoledì 08:00 - 13:00
14:30 - 19:30
Giovedì 08:00 - 13:00
14:30 - 19:30
Venerdì 08:00 - 13:00
14:30 - 19:30
Sabato 08:00 - 13:00

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