25/05/2017
La Bovisa che piacerebbe, forse, a Gilles Clément
Mi permetto di scomodare un "grande" del paesaggio come Gilles Clément, non senza timore, anche se in fondo si sa che i veri grandi non si offendono mai. Del resto parlare della Bovisa e del suo verde non è facile, bisogna saperci vedere un po' di poesia e guardarsi attorno con aria un po' sognante, altrimenti verrebbe da dire subito che questo non è un quartiere per amanti del verde.
Eppure, se vogliamo cercarla, una certa, allegra esuberanza vegetale la troviamo. Di certo rigogliosa e varia appare soprattutto negli incolti abbandonati. Naturali e bellissimi, questi spazi ruderali, cambiano spontaneamente ad ogni stagione con un alternarsi di graminacee, papaveri, leguminose, Galium, Melilotus, Fumaria, Vicia, Verbascum e altre ancora. Tante piante "vagabonde" ... pochi o nulli gli interventi di verde pubblico eseguiti.
Non mancano però scorci deliziosi fra le tante casette, i vecchi e nuovi laboratori, gli edifici di design che rendono piacevole passeggiare, soprattutto nel vecchio quartiere vicino all'università.
Qui c'è la mano dell'uomo, ovviamente, ma lo stile arruffato Bovisa si mantiene e così alla fine, fra erbacee, erbacce e roseti impeccabili, lo sguardo si abitua e tutto si armonizza.
Che sia la Bovisa, con tutti i suoi problemi di bonifica, la vera avanguardia verde?