02/12/2021
Per le regioni del Sud si sta prospettando un'annata olivicolo olearia 2021-2022 da dimenticare a dispetto delle previsioni ottimistiche sulla produzione diffuse nella terza decade di settembre dalle organizzazioni agricole e dalle associazioni tra le organizzazioni di produttori.
Il tutto mentre i prezzi sono calanti e deludenti e i costi, come per qualsiasi comparto, sono in crescita.
Le previsioni di fine settembre - in media 300mila tonnellate in Italia di olio da pressione con un recupero attesto tra l'11 ed il 15 per cento sull'annata 2020-2021, ma con il Nord e il Centro Italia già in scarica o segnate da avversità - erano fondate in gran parte sulla ripresa produttiva di tre regioni fondamentali: Puglia (49 % della produzione nazionale di olio di oliva), Calabria(13,6 %) e Sicilia (11,1 %).
Mentre per la Sicilia non è ancora chiaro quale sia stato l'impatto dei recenti eventi alluvionali, che hanno comunque colpito zone olivicole di pregio fin nella provincia di Palermo, nel ragusano e nel trapanese, per altro con la raccolta delle olive ancora in atto, in Puglia e Calabria sta emergendo che era stato sottostimato il danno provocato durante l'estate dalla siccità: le drupe impoverite dalla mancanza di acqua e svilite dal caldo hanno reso molto meno del previsto. E tra le organizzazioni agricole ora si respira un clima di mobilitazione mai visto in tempi recenti per il comparto olivicolo oleario.
E intanto la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ha concesso un prestito di 6,2 milioni di euro a Compagnie Générale des Industries Alimentaires per lo sviluppo dell'olivicoltura della Tunisia. I fondi europei permetteranno a Cogia di aumentare l'approvvigionamento, l'imbottigliamento e le esportazioni.
Con quest'ultimo sono sei i progetti finanziati da Bers per l'olivicoltura di Tunisi dal 2017 ad oggi, nell'ambito di un progetto di cooperazione allo sviluppo effettuato in collaborazione con la Fao.
Comprendiamo la necessità dell'Unione europea di essere vicina ad un Paese, come la Tunisia, indebolito da atti terroristici e con instabilità politica ed economica, dovuta ad eventi interni. C'è però da chiedersi se gli incentivi allo sviluppo della filiera possano coesistere con programmi di facilitazioni nei dazi per l'accesso dell'olio tunisino sul mercato europeo.
La notizia dei sostegni alla Tunisia giunge in una situazione attuale che "vede in difficoltà i produttori di diverse aree vocate all'olivicoltura del nostro Paese, come la Puglia e la Calabria, alle prese con un mercato attendista con prezzi bassi e rese produttive fortemente influenzate dall'andamento climatico.
A preoccuparli anche la nuova Pac che, per il settore olivicolo, prevede un consistente taglio dei pagamenti comunitari oggi destinati ai produttori e regole stringenti per l'accesso ai fondi per i programmi operativi.
Bisognerebbe introdurre, da subito, per ridurre i flussi illegali di olio e olive, la registrazione immediata sul portale Sian di tutte le movimentazioni di prodotto fuori provincia, oltre alla riduzione del tempo massimo per la registrazione sul portale Sian della trasformazione delle olive, e anche una "strenua difesa rispetto all'agguerrita concorrenza straniera", e per questo motivo invocano anche "incontri con Agea e Repressione frodi".
Chiesti inoltre interventi per sostenere gli olivicoltori nell'affrontare l'incremento dei costi energetici resi ancora più elevati dalla necessità di sostenere le produzioni in una campagna caratterizzata da particolare siccità, e il sostegno a programmi di tracciabilità, d'identificazione della qualità e di sicurezza alimentare.
Inoltre, i magazzini in Puglia sono pieni di 14mila tonnellate di olio comunitario e quasi 1.000 tonnellate di olio extracomunitario, secondo i dati del report Frantoio Italia redatto dall'Istituto Centrale per la Qualità e Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole.
Un elemento che verrebbe usato a detrimento della possibilità stessa di commercializzare olio Evo italiano, che effettivamente nel mese di ottobre è uscito dai depositi in qualità minime.
Alcune necessità: attivare il bando per i contributi allo stoccaggio e trasformazione delle materie prime anche con fondi regionali; promuovere l'innovazione nella meccanizzazione e l'ammodernamento degli impianti di molitura delle olive, d'investimenti dell'agrosistema irriguo per la migliore gestione delle risorse idriche e nello sviluppo del biometano.
ed "emanare il regolamento europeo per il bando dello stoccaggio privato dell'olio con un accordo tra beneficiari e produttori per la retrocessione di una parte del contributo comunitario.
Già sono bassi i prezzi all'origine rilevati da Ismea : "il prezzo reale si attesta sui 3,40-3,50 euro chilogrammo e questo dato è in continua discesa". A tanto si sommano gli altri mali comuni a tutti: i costi elevati e crescenti, la difficoltà nel reperire manodopera, il clima che infligge danni alla coltura dell'olivo.