Casa Berardi Monument

Casa Berardi Monument Casa Berardi is an essential pillar for the reinterpretation of the historic Battle of Ortona as to be preserved and carried on to future generations

"Casa Berardi" is one of the most ancient building in the rural up-country of Ortona. Casa Berardi's origins are dating back to 1700. The medieval building appears solid, like a fortalice as the others ancient watchtowers of Ortona's surroundings
Casa Berardi is located on 150 metres of altitude in the heart of Abruzzo Region, in the city of Ortona, which is in the province of Chieti. Casa Berardi

is placed on the ancient path for transhumance toward Puglia Region, which was travelled by Hannibal. This path was the main route for Hannibal's army toward Cannes. Casa Berardi overlooks a green hollow and wide farms and it has got a beautiful landscape on the Majella mountain chain. During Second World War "Casa Berardi" was a ground control and it became a strategic path in the German defensive system. The building was important to avoid the Canadian occupancy of Ortona city. The city of Abruzzo was protagonist in the last week of december of the only one house by house battle of the western front. Captain Paul Triquet, commander of the “C” Company of the 22nd Regiment, for this heroic action, gained the "Victoria Cross", the greater british decoration, the first of the three conquered from Canadians of the First division, in all the italian

La vittoria ha mille padri ma la sconfitta è orfana. Di certo non in Italia, dove è figlia legittima di uomini che hanno...
06/11/2016

La vittoria ha mille padri ma la sconfitta è orfana. Di certo non in Italia, dove è figlia legittima di uomini che hanno fatto la storia col sangue di altri uomini. Loro malgrado.

«La guerra è una cosa troppo seria per farla fare ai militari». Per non farla fare solo ai militari i politici dell’Italia unita ci hanno messo di loro, riuscendo a realizzare un perverso mix che ha portato a una lunga teoria di eclatanti sconfitte. A Custoza si perde una battaglia già vinta perché La Marmora e Cialdini conducono una guerra privata. A Lissa l’inesperto ammiraglio Persano e i suoi vice neppure si parlano, e i sogni di gloria vanno a picco assieme alle navi e ai marinai. A Caporetto Badoglio, pur sapendo che gli austro-tedeschi stanno per attaccare, se ne va a dormire. L’attacco alla Grecia soddisfa solo le manie di grandezza di Ciano e Mussolini e si incanala subito verso un clamoroso disastro che fa sogghignare mezza Europa. Una tragedia che è la prova generale della campagna di Russia…
Ma le sconfitte non hanno pesato solo sul piano militare. Spesso sono state l’occasione per scatenare psicodrammi assurdi o ancora più ridicole cacce a capri espiatori di comodo, rivelando tutta la fragilità della nostra identità nazionale, come accaduto con il disastro di Adua e la caduta di Crispi. In altri casi hanno prodotto una presa di coscienza e uno scatto di orgoglio che ha mutato, in meglio, la storia successiva.
Cinque battaglie, cinque sconfitte che hanno contribuito a ‘formare’ l’Italia.

Liberation Tours
22/10/2016

Liberation Tours

Il nemico non era sempre riconoscibile, cambiava continuamente volto, poteva lusingare per poi colpire ferocemente, pote...
27/12/2015

Il nemico non era sempre riconoscibile, cambiava continuamente volto, poteva lusingare per poi colpire ferocemente, poteva presentarsi con i panni dell’amico. Poco importava se per entrare avesse trovato la porta aperta o l’avesse sfondata. Era in casa.

La guerra era piombata in casa all’improvviso nell’estate del 1943. Da sud risalgono gli angloamericani, da nord scendono le truppe tedesche: chi risaliva la Pen*sola portava la fine della guerra, chi calava da nord ne voleva la prosecuzione. Due macchine belliche spietate. I primi crimini di guerra sul territorio italiano li commettono gli americani, che si propongono come amici e liberatori, ma non si fanno scrupolo di passare per le armi i soldati italiani che si sono arresi. Poi toccherà ai tedeschi, e saranno all’altezza della fama di crudeltà conquistata in Polonia e in Unione Sovietica. L’Italia è preda, gli italiani sono predati, in balia degli eserciti stranieri, che siano occupanti o alleati. La morte e risurrezione del fascismo sotto tutela delle baionette di Hi**er aggiungono un elemento di incrudelimento alla contrapposizione militare, perché impongono di scegliere, e non sempre si può scegliere. C’è poi un’altra guerra, la vita di tutti i giorni: fame, paura, illusioni, sofferenze e speranze. Nella lotta per la sopravvivenza, la popolazione travolta dagli eventi diventa vittima e carnefice della guerra civile. Venti mesi durissimi: mancava tutto, non solo la libertà che qualcuno negava, qualcun altro sognava, qualcuno cercava di conquistare e qualcun altro ancora intendeva regalare con l’arroganza del vincitore. La libertà sarebbe arrivata col pane e con la pace. E non necessariamente nello stesso ordine

19/12/2015
11/12/2015

www.youdoc.it,

In occasione della ricorrenza della Battaglia di Ortona, la SD Cinematografica mette a disposizione del pubblico nelle versioni italiano e inglese “Ortona 1943: Un Natale di sangue”. L'opera premiata dal pubblico e dalla critica frutto di lunghe e difficili ricerche di archivio vi riporterà nel cuore di quella durissima battaglia.
Il documentario è visibile gratuitamente per il solo mese di Dicembre su www.youdoc.it, il primo portale web dedicato esclusivamente al grande documentario italiano.
Per l'occasione “Ortona 1943: Un Natale di sangue” è stato arricchito di video extra inediti: intervista al Regista, conferenza stampa di presentazione con Maurizio Costanzo, cinegiornali d’epoca, e soprattutto le interviste integrali ai testimoni della battaglia ed agli storici che con il loro lavoro hanno ricostruito i retroscena più segreti e indicibili di quel sanguinoso Natale.

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.537689953001441.1073741835.423937194376718&type=3
09/12/2015

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.537689953001441.1073741835.423937194376718&type=3

In quella che per la storiografia alleata è nota come la campagna del fiume Moro sul terreno si confrontarono le truppe Alleate della prima divisione canadese comandata dal generale Vokes ed i tedeschi del terzo reggimento paracadutisti (3. Fallschirmjäger Regiment). Alla esperienza e determinazione delle truppe scelte tedesche si aggiunge l'ordine di Hi**er che impone che

« die Festung Ortona ist bis zum letzten Mann zu halten - la Fortezza Ortona deve essere difesa fino all'ultimo uomo. »
Il comandante tedesco in italia Albert Kesselring non fu d'accordo, tanto che dichiarò:

« "Noi non desideriamo difendere Ortona in modo decisivo, ma gli inglesi l’hanno fatta apparire importante come Roma. Contro ciò che sta succedendo non si può fare proprio nulla. Dà soltanto fastidio che Montgomery abbia avuto ragione e che da oggi ne parlerà, facendo un gran chiasso, la stampa di tutto il mondo". »
Comunque di fronte all'offensiva alleata vennero schierati reparti scelti per tamponare l'offensiva, come la 90 Panzergrenadier e la Prima Divisione Paracadutisti, già impegnata a Montecassino e dalla quale era stato distaccato il 3 Fallschirmjäger regiment, tutte appartenenti al LXXVI Panzer Korps della 10 Armee comandata dal generale Joachim Lemelsen e responsabile della difesa del fronte italiano ad est degli Appennini. I combattimenti furono così accaniti che il New York Times lo stesso giorno affermava che i tedeschi stanno cercando, per qualche oscura ragione, di ripetere una Stalingrado in miniatura nella sfortunata Ortona[1]; per gli Alleati conquistare la città significa aprirsi la strada per Pescara, Avezzano e da lì per Roma provenendo dal versante adriatico, alleggerendo anche la pressione tedesca sulla V Armata Americana del generale Mark Clark bloccata nella battaglia di Montecassino.

I combattimenti urbani ebbero un preludio nella conquista di casa Berardi, una casa colonica sulla strada tra Orsogna e Ortona nei pressi di contrda Alboreto, e del quadrivio Cider; il 14 dicembre la compagnia C del 22º reggimento canadese, comandata dal capitano Paul Triquet, appoggiata da 8 carri M4 Sherman dello squadrone C dell'Ontario Regiment conquistò la località fortemente difesa, con perdite elevatissime tanto che solo 9 uomini arrivarono all'obiettivo; qui venne appunto assegnata la prima delle tre Victoria Cross conferite a canadesi, al capitano Triquet. La compagnia C attaccò alle 7.30 del mattino raggiungendo la strada tra Orsogna e Ortona verso le 10:30 nel mezzo dello schieramento tedesco, e poi puntando a nord-ovest verso casa Berardi, che raggiungeva verso le 14:30; contemporaneamente verso la casa puntavano le compagnie A,B e D, che avrebbero raggiunto i loro compagni praticamente circondati solo alcune ore dopo[3]. La moglie del proprietario della casa, Maria Berardi, venne soprannominata la regina del Moro (il fiume vicino) per aver guidato i canadesi nella ricognizione preliminare sugli obiettivi.

Dopo quattro giorni di combattimenti nei quali la città venne trasformata in un cumulo di macerie da un milione e duecentomila proiettili di artiglieria, e all'inizio del quale i tedeschi fecero saltare il campanile del Duomo per privare l'artiglieria alleata di un utile riferimento, la città venne presa. I fanti canadesi del 22º reggimento Seaforth Higlanders combatterono casa per casa in quella che venne chiamata caccia al topo e il bilancio finale fu di 800 morti tra i tedeschi, 1400 tra i canadesi e oltre 1300 civili che non vollero abbandonare le loro case. I combattimenti sul territorio proseguirono però fino al 10 giugno 1944. La città venne insignita della medaglia d'oro al valor civile il 16 giugno 1959 "per aver subito spaventosi bombardamenti aerei e terrestri subendo la perdita di 1314 dei suoi cittadini".

Indirizzo

Contrada ALBORETO
Ortona
66026

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Casa Berardi Monument pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Casa Berardi Monument:

Condividi