24/05/2025
Oh Capitano, mio Capitano!
L’adolescenza è una tempesta in cui si entra e non si sa come, ed in che modo se ne esce, è una crisalide emotiva in cui ci si accorge di avere ali potenti ma non si riesce ancora a volare, si intuisce la bellezza della propria livrea senza ancora vederne i colori, si annusa il profumo del polline ma non il gusto del nettare. E’ come un tratto di mare infuriato, ed in questa traversata perigliosa che la sorte mi ha destinato un capitano, il Mio Capitano! La sua passione per ogni verso segnato sulle pagine traspariva dai suoi occhi, come l’affetto per i suoi discenti era scolpito sul suo sorriso. Col suo vigore intellettuale e la sua conoscenza avrebbe potuto dominare sommi porti accademici, ma aveva preferito una minuta insenatura e quando gli veniva chiesto il motivo, lui ha sempre risposto : "è qui che c’è bisogno di me!" Siamo stati in tanti che hanno navigato nel tratto più difficile e pieno di rischi della nostra esistenza con Lui al nostro fianco e, se prendo la penna e solco ancora d’inchiostro le pagine è perché il mio Capitano ha saputo insegnarmi a disegnare la mia rotta, senza inseguire quella degli altri, senza indicarmela o ordinarmene una, ma dandomi fiducia mi ha messo al timone della mia nave! La sua gentilezza, la sua classe, la sua pacatezza e al contempo la sua autorevolezza erano una mescolanza incredibilmente affascinante per un mozzo ribelle che aveva appena messo piede sul ponte! Si, ero un mozzo spesso deriso dalla ciurma, solitario nel porto, avevo sete di capire e ad esprimere la mia inquietudine e riuscivo a dissetarmi nella fiducia che avvertivo in quegli occhi che sapevano leggermi, sapevano osservarmi e soprattutto, Lui sapeva ascoltarmi! Ero curioso, interessato e vorace di storie e di letture e questo a lui piaceva tanto, anche quando mi rivolgevo ad altri autori e argomenti che non erano propriamente nel programma didattico! "Ma... Prof!" proprio tu me li ha i fatti conoscere ed io non li ho mai più abbandonati: Charles Baudelaire, Paul Verlaine,Stephane Mallarme, William Blake, poi ancora Prevert fino ad arrivare a Jack Kerouac,Allen Ginsberg,John Steinbeck .Il tuo senso del dovere ti spingeva a riportami nei “ programmi” a quella ragione che proprio non volevo avere, ma l’affetto per quel mozzo innamorato di poeti e scrittori visionari era talmente sincero che poi sorridendo, ti portava a spiegarmi i contesti storici, stilistici e filosofici di quelle correnti poetiche che hanno attraversato maestosamente il mare della nostra umanità. Li sentivo miei, mi brillavano dentro come stelle, ne respiravo il profumo! Ma l’autore che amavo intensamente, era quello che più sentivo dentro me, era la stagione all’inferno di un adolescente che aveva vomitato ogni ombra inquieta e ogni dolcissima sensazione sulla carta : Arthur Rimbaud, scriveva alla mia stessa età ma più di cento anni prima ed io ero perdutamente innamorato di ogni suo verso e lo amo ancora allo stesso modo! Il mozzo ora aveva compreso che l’inquietudine che lo attraversava era comune a tanti altri e che l’incubo di sprofondare i legni del suo battello ebbro negli abissi più neri o la gioia di veleggiare tra nembi fidati accanto ad albatri fieri, erano separati da una lama finissima e crudele. Raccolsi forze che non credevo di avere parlando delle mie tempeste pubblicamente, invitando altri a parlarne! Le nostre assemblee duravano ore, ci si confrontava tra noi e non solo, si parlava tanto, ci parlavamo tanto! imparammo a conoscere l’uno il valore dell’altro, a confrontarci liberamente, ad ascoltare e ad ascoltarci… a volerci bene, ed in quei periodi abbiamo imparato a dircelo e a sentirlo forte mentre ce lo dicevamo… E tu eri lì che ci osservavi, con quel sorriso furbetto e pieno di orgoglio perché era quello che volevi, trasferirci quel valore immenso che è la consapevolezza di Essere Umani e per questo, infinito è e sarà, il nostro ringraziamento. Passavano i mesi e ora quel mozzo un tempo deriso, aveva preso fiducia in se stesso ed era rispettato e conosciuto da tutti, la mia scuola era diventata il mio porto sicuro, le mie acque più limpide e ferme! Suonava Daniele, suonava e scriveva, si spendeva in tante iniziative tra le maree del suo oceano che era l’ITIS A.Meucci di Casarano, e nel quarto anno insieme alla ciurma di ragazzi e di adulti, organizzò il concerto a scuola ed insieme ad alcuni docenti aderì entusiasta all’iniziativa del primo Giornale della Scuola! Il Prof Conte mi affidò l’editoriale ed io non stavo più nella pelle, vibravo come un organo hammond e respiravo elettricità! Scavai quelle righe con tutta la forza, la passione e la ribellione che avevo in corpo cercando di dare la sveglia all'istituzione scolastica a mio avviso, poco attenta alle tematiche profonde dei suoi discenti e che si preoccupava più della preparazione, che dei problemi esistenziali che attraversavano ognuno di noi! Lo gridai forte su quelle pagine, il mio inchiostro era un ardere di rabbia e rivoluzione! Tu non eri nella redazione del giornale, ma ti sottoposi quel prezioso scritto per “ correggerlo” ma era un gu**to di sfida, volevo che tu lo leggessi! Me lo riportasti a lezione e avevi corretto come al solito qualche errore di punteggiatura ma non mi dicesti nulla, allora ti incalzai! Morivo dalla voglia di sapere! “ Prof, allora le è piaciuto?” Con un lampo negli occhi e con un sorrisetto beffardo mi dicesti “Mmh, mio caro Vigna questa è robetta!” Mi avevi colpito dentro talmente forte che avrei dovuto odiarti, ma non ci riuscivo! Ho abbassato la testa e son tornato al posto…! Arrivò il giorno del concerto e della diffusione del giornale, io ero in scaletta con i miei Amici The Healers, era il periodo del grunge e del grande ritorno del rock rivoluzionario degli anni 60 /70! Prima di aprire le danze, sul palco salì il Preside per i saluti istituzionali…e cosa fa? Inizia il suo intervento citando il mio articolo, parola per parola addirittura facendo ammenda, riconoscendo la lontananza della scuola dalle inquietudini dei suoi ragazzi, il mio articolo aveva squarciato un muro, una breccia si era aperta e quel mozzo era oramai divenuto nocchiero! Ma non era ancora finita, poco dopo salì sul palco e dopo settimane di prove e di avventure suonammo “ Light my fire” dei Doors in una long version di 6 minuti e mezzo, un solo maledetto, spettacolare pezzo! Uno solo! Eravamo sul piazzale tra l’Industriale e la ragioneria e c’erano tutte le altre scuole il Classico, lo Scientifico, il Magistrale, venne giù tutto, fù l’apoteosi! La Crisalide era vuota oramai ed io, io avevo cominciato a volare! Arrivavano i complimenti dei compagni di classe, da me sempre e tutt’ora amati, di tutti gli altri amici, dei professori, di tutto quello che era il mio mondo… Ma non avevo fatto i conti con Te, Oh, mio Capitano, mancava un tassello perché questa avventura suggellasse un sogno! Al primo giorno di lezione utile entrasti in classe, ma avevi un’aria strana, serena e seraf**a al contempo e un pacchetto regalo tra le mani, dopo l’appello mi chiamasti alla cattedra… io non capivo cosa stesse succedendo, quando poi allungasti quel tesoro e dicesti “ questo è per te Vigna, te lo devo!” Io non riuscivo a crederci ero letteralmente impietrito, il mio Capitano con quel gesto mi stava chiedendo scusa davanti alla mia classe, ai miei Amici… “prego Vigna che aspetti, aprilo!” (l’acqua salata ancora affoga i miei occhi quando lo ricordo) Era leggero, ma le mani mi tremavano come fosse fatto di granito, lo scartai senza strappare la carta con la premura riservata ad una creatura viva! Ed io mi sentii esplodere di gioia e tremendamente vivo, era “Le fleures du mal” di Charles Baudelaire! Mi aveva colpito ancora! Poi mi guardò e disse “i libri non si regalano mai puliti” Quello che scrivesti su quella pagina in realtà me lo hai inciso a fuoco nell’anima!
“a Daniele sperando che continui a credere in quella forma di speranza che è la Poesia”
Non riuscii quasi a proferire parola, a quella farfalla che aveva appena cominciato a volare avevi regalato i fiori migliori dove potersi dissetare, quelli dove potersi posare quando esausta avrebbe cercato ristoro! Tutto quello che era accaduto nei giorni precedenti era niente al cospetto di quello che mi hai fatto vivere in quel momento! Quella dedica è ancora qui dentro di me e ha segnato tutto il percorso della mia vita in cui in ogni mia scelta è stata guidata dalla poesia e sempre lo sarà, perché è il modo che ho di trovare la mia rotta! Chissà, forse perchè non sono diventato ancora adulto, ma se diventarlo signif**a non credere più nella poesia, beh! allora io non lo sarò mai! Perché grazie a te Luigi Scorrano, il mio Capitano, la poesia è per me il sole che scalda le mie ali, il vento che spinge le mie vele, l’oceano su cui scivola la mia nave e me lo hai insegnato Tu, quel giorno!
Ti voglio bene!
Per sempre tuo,
Daniele Vigna.