IMEM CNR - Green Energy Materials and Technologies

IMEM CNR - Green Energy Materials and Technologies GreEnTech is the Research Group of IMEM-CNR Institute in Parma, Italy. LTPED is an ideal technology for Building Integrated Photovoltaics (BIPV).

Staff and instruments are dedicated to the study and development of 3 main themes: photovoltaics, energy storage/harvesting and magnetic refrigeration. Within the Energy sector a crucial research activity of IMEM are devoted to photovoltaics and is carried out by the "Materials and Technologies for Green Energy" Unit. Among the key achievements of this research unit is a new low-cost technology fo

r the fabrication of thin film solar cells and modules called "Low Temperature Pulsed Electron Deposition" (LTPED). Efficient solar cells based on CuInGaSe2 (CIGS) thin films have been obtained on a variety of different substrates and the technology is being scaled up for industrial applications.

19/06/2026

La Giunta comunale ha approvato l'accordo con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica

Siamo estremamente orgogliosi di essere i partner scientifici di questo importante progetto del Comune di Parma, delinea...
19/06/2026

Siamo estremamente orgogliosi di essere i partner scientifici di questo importante progetto del Comune di Parma, delineato dal Sindaco Michele Guerra all'interno del programma "Parma 2030 Climate Neutral".
L'iniziativa prevede un investimento concreto per portare l'energia solare negli edifici di edilizia residenziale pubblica attraverso sistemi fotovoltaici plug-in.
Come ricercatori quotidianamente impegnati nello studio e nello sviluppo delle tecnologie fotovoltaiche, vediamo in questo progetto la massima espressione di ciò che la scienza dei materiali può fare per la comunità. Questa iniziativa dimostra in modo inequivocabile che la transizione verso le fonti rinnovabili ha una duplice, vitale funzione:
🌍 Mitigazione del Climate Change: un passo essenziale per abbattere le emissioni e rendere i nostri centri urbani concretamente sostenibili.
🤝 Equità e Giustizia Sociale: l'energia pulita offre un'occasione senza precedenti per riequilibrare la nostra società. Prevedendo un abbattimento fino all'80% dei costi energetici per le famiglie coinvolte, la tecnologia diventa lo strumento chiave per alleggerire il costo della vita delle classi più vulnerabili e colpite.
L'innovazione tecnologica raggiunge il suo vero scopo solo quando esce dai laboratori per migliorare la vita delle persone. La vera transizione ecologica non lascia indietro nessuno.
Stefano Rampino
Francesco Pattini

Una storia di sostenibilità, per molti versi esemplare.

L’Assemblea cittadina per il clima - nata all’interno del grande progetto Parma 2030 Climate Neutral - è uno spazio di partecipazione pubblica che discute con l’Amministrazione alcune delle linee strategiche per costruire una città più sostenibile e più equa.

Tra le proposte emerse da questo confronto, è venuta fuori l’opportunità di agire investendo sul fotovoltaico negli edifici di edilizia residenziale pubblica attraverso un sistema plug-in, per arrivare ad un abbattimento fino all’80% dei costi energetici per le famiglie che vi abitano.

Il Comune ha perseguito con convinzione questa linea e l’ha finanziata con 1.3 milioni di euro, ricevuti dal MASE in virtù del nostro progetto europeo sulla neutralità climatica e del nostro Contratto Climatico di Città.

Questo progetto innovativo ci dice due cose importanti.
La prima: Parma 2030 è un progetto straordinariamente concreto. Porta risorse economiche in città e ci permette di dare attuazione a politiche molto rilevanti e urgenti.
La seconda: la missione sulla sostenibilità è anche e coerentemente una missione di equità sociale, che in questo caso impatta sulle politiche abitative e sostiene chi ha più bisogno.

Non sono azioni da poco.

A seguito della pubblicazione di alcuni commenti allusivi e diffamatori sulla pagina di ParmaToday, il post della letter...
11/06/2026

A seguito della pubblicazione di alcuni commenti allusivi e diffamatori sulla pagina di ParmaToday, il post della lettera del Dott. Stefano Rampino è stato rimosso. Riproponiamo qui il link dell’articolo.

Stefano Rampino, Primo Ricercatore presso l'Istituto dei Materiali per l'Elettronica ed il Magnetismo del Cnr di Parma: "Le preoccupazioni che esprimi nella tua lettera dovrebbero essere messe a confronto con una sfida ancora più grande: costruire in tempi rapidi le infrastrutture necessarie per mi...

Ieri si è svolto con grande soddisfazione, presso l'IMEM-CNR, il workshop del nostro gruppo di ricerca dedicato a "Mater...
04/06/2026

Ieri si è svolto con grande soddisfazione, presso l'IMEM-CNR, il workshop del nostro gruppo di ricerca dedicato a "Materiali e Tecnologie per il Fotovoltaico e Applicazioni Energetiche per lo Sviluppo Sostenibile".
È stata un'ottima occasione per fare il punto sulle sfide tecnologiche legate alla transizione energetica e per discutere i recenti avanzamenti nella ricerca sui materiali. Il livello scientifico degli interventi e la profondità delle discussioni hanno reso l'incontro davvero stimolante, fornendoci nuove prospettive e motivazioni per i nostri lavori futuri.
Un sincero ringraziamento ai relatori Davide Delmonte, Edmondo Gilioli, Giorgio Tseberlidis, Antonino Laudani, Sofia Tiozzo Pezzoli, Gabriella Gonnella e Nicola Baggio per aver condiviso la loro esperienza e le loro metodologie, e tutti i colleghi e gli ospiti che hanno partecipato attivamente, arricchendo il dibattito. Il confronto aperto e la sinergia tra diverse competenze rimangono gli strumenti più efficaci per fare buona ricerca.

01/06/2026

Mercoledì 3 Giugno 2026, dalle 10 alle 13, si terrà presso la nostra sede il workshop del Gruppo di Ricerca: “Materiali e Tecnologie per il Fotovoltaico e Applicazioni Energetiche per lo
Sviluppo Sostenibile”. L’agenda del workshop è stata concepita per favorire un dibattito aperto e proficuo fra i
ricercatori del CNR-IMEM e alcuni fra i primi vicini nella rete di collaborazioni di questo gruppo
di ricerca, sia nell’ambito delle organizzazioni di ricerca che in quello delle imprese e delle
associazioni. Il programma è disponibile a questo link:

 𝙇𝙖 𝙙𝙤𝙢𝙖𝙣𝙙𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙤: 🚗𝘾𝙝𝙞 𝙚𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙥𝙞𝙪̀? 𝙇𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖̀ 𝙤𝙡𝙩𝙧𝙚 𝙡𝙤 𝙨𝙘𝙖𝙧𝙞𝙘𝙤.𝘚𝘱𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘤𝘪 𝘴𝘪 𝘴𝘰𝘧𝘧𝘦𝘳𝘮𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘶 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘴𝘤𝘦 𝘥...
14/05/2026



𝙇𝙖 𝙙𝙤𝙢𝙖𝙣𝙙𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙤: 🚗𝘾𝙝𝙞 𝙚𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙥𝙞𝙪̀? 𝙇𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖̀ 𝙤𝙡𝙩𝙧𝙚 𝙡𝙤 𝙨𝙘𝙖𝙧𝙞𝙘𝙤.

𝘚𝘱𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘤𝘪 𝘴𝘪 𝘴𝘰𝘧𝘧𝘦𝘳𝘮𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘶 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘴𝘤𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘵𝘶𝘣𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘤𝘢𝘱𝘱𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰, 𝘮𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰 𝘭'𝘪𝘮𝘱𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘮𝘣𝘪𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯'𝘢𝘶𝘵𝘰 𝘥𝘰𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘭'𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘰 𝘤𝘪𝘤𝘭𝘰 𝘥𝘪 𝘷𝘪𝘵𝘢.

1️⃣ Il limite della combustione ⛽
Indipendentemente dal grado di "ibridizzazione" del motore (mild, full o plug-in), finché un’auto deve bruciare carburante per produrre energia cinetica, emetterà inevitabilmente CO2. L'efficienza migliora, ma il processo chimico resta lo stesso.

2️⃣ Il peso della filiera dei combustibili 🏗️
La benzina non appare magicamente al distributore. La sua produzione include un lungo processo di perforazione, estrazione, trasporto greggio, raffinazione e ulteriore trasporto del prodotto finito. Ogni passaggio aggiunge emissioni "invisibili" che pesano sul totale.

3️⃣ Il mix energetico è la chiave ⚡
Le emissioni per la ricarica di un'auto elettrica dipendono da come viene prodotta l'elettricità. Oggi il valore è già basso, ma con una transizione totale verso le rinnovabili, quel numero si avvicinerebbe drasticamente allo zero, rendendo l'auto elettrica quasi del tutto neutra in fase d'uso.

4️⃣ L'investimento iniziale della batteria 🔋
È vero: produrre una batteria ha un impatto iniziale superiore. Tuttavia, questo "debito di carbonio" viene totalmente compensato dopo 2-3 anni di utilizzo normale grazie all'altissima efficienza del motore elettrico rispetto a quello termico. Da quel momento in poi, il vantaggio ambientale cresce a ogni chilometro.

5️⃣ Il paradosso della moltiplicazione 📉
I dati mostrano che un'auto elettrica emette, nell'intero ciclo di vita, 3,7 volte meno di una a benzina. Tradotto in modo concreto: se mettessimo su strada tre auto elettriche — ciascuna percorrendo gli stessi chilometri di una termica — le emissioni cumulative delle tre messe insieme sarebbero ancora inferiori a quelle della singola auto a benzina. Non di poco: del 19%.
Questo significa che il vantaggio ambientale dell'elettrico non è marginale o legato a condizioni ideali: è così ampio da resistere anche alla moltiplicazione dei veicoli. Più EV circolano, meno il sistema inquina — anche se circolano in tanti.

Fonte Tabella: Quattroruote Maggio 2026

Stefano Rampino
Francesco Pattini
Ricercatori CNR-IMEM

 La domanda del giorno:𝙎𝙞̀, 𝙢𝙖 𝙚̀ 𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙡'𝙖𝙪𝙩𝙤 𝙚𝙡𝙚𝙩𝙩𝙧𝙞𝙘𝙖...? 𝙄 𝙛𝙖𝙡𝙨𝙞 𝙢𝙞𝙩𝙞 𝙨𝙪𝙡𝙡'𝙚𝙡𝙚𝙩𝙩𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚(Dalla rete che collas...
13/05/2026



La domanda del giorno:

𝙎𝙞̀, 𝙢𝙖 𝙚̀ 𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙡'𝙖𝙪𝙩𝙤 𝙚𝙡𝙚𝙩𝙩𝙧𝙞𝙘𝙖...? 𝙄 𝙛𝙖𝙡𝙨𝙞 𝙢𝙞𝙩𝙞 𝙨𝙪𝙡𝙡'𝙚𝙡𝙚𝙩𝙩𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚

(Dalla rete che collassa al ciclo di vita delle batterie: un'analisi oggettiva, dati alla mano, delle cinque obiezioni più comuni alla mobilità a zero emissioni)

🔌 1. "Non ci sono abbastanza colonnine"
Si valuta l'elettrico con il vecchio paradigma del "fare il pieno". In realtà, l'auto elettrica si ricarica quasi sempre nel tempo in cui è parcheggiata: a casa o al lavoro. La ricarica pubblica serve fisiologicamente solo per chi non ha box o per i viaggi lunghi. E i numeri crescono: l'Italia ha superato le 67.000 unità a fine 2025, a cui si aggiungono le circa 500.000 wallbox domestiche: una rete ormai adeguata a supportare i volumi di traffico attuali.

⚡ 2. "La rete elettrica non reggerà il carico"
I numeri smentiscono l'allarme. Secondo Terna, alimentare i 6 milioni di veicoli elettrificati previsti dal target PNIEC al 2030 (4 milioni di auto pure e 2 milioni di plug-in) richiederà circa 10 TWh aggiuntivi. Rispetto al fabbisogno elettrico nazionale di circa 320 TWh, si tratta di un aumento di poco superiore al 3%. Un incremento significativo, ma tecnicamente "facilmente gestibile".

🔥 3. "Sono più pericolose e prendono fuoco"
I dati statistici globali dei vigili del fuoco dimostrano l'esatto contrario. Un veicolo con motore a combustione interna (che viaggia con un serbatoio di liquido infiammabile) ha una probabilità statistica di incendiarsi nettamente superiore. L'incendio di una batteria al litio richiede procedure di spegnimento diverse e più lunghe, ma l'evento in sé è estremamente più raro.

🛣️ 4. "L'autonomia è bassa e si resta a piedi"
La statistica indica che l'automobilista europeo medio percorre meno di 40 km al giorno. Le elettriche moderne offrono autonomie reali tra i 300 e i 500 km, coprendo il 95% delle esigenze. Nei viaggi autostradali, i software di bordo calcolano in automatico dove e per quanti minuti fermarsi, azzerando l'ansia da ricarica.

♻️ 5. "Considerando la produzione, inquinano di più"
L'Analisi del Ciclo di Vita (LCA) fornisce dati chiari. Considerando l'estrazione dei minerali e la costruzione della batteria, un recente studio su Nature (2025) calcola che un'elettrica pareggia le emissioni di un'auto termica tra i 51.000 e gli 87.000 km (a seconda del mix energetico di ricarica). Superato questo breakeven, il vantaggio è incolmabile: secondo l'ICCT, sull'intera vita utile (150-200.000 km) un'auto elettrica in UE emette il 73% in meno di gas serra rispetto a una a benzina, arrivando al 78% in meno se caricata a rinnovabili.

Stefano Rampino
Francesco Pattini
Ricercatori CNR-IMEM

 La domanda del giorno:𝙋𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚́ 𝙚𝙡𝙚𝙩𝙩𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙧𝙚 𝙞 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙥𝙤𝙧𝙩𝙞 𝙚̀ 𝙡𝙖 𝙨𝙘𝙚𝙡𝙩𝙖 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙧𝙖𝙜𝙢𝙖𝙩𝙞𝙘𝙖 — 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙞𝙙𝙚𝙧𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙞 𝙡𝙞𝙢𝙞𝙩𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙪...
12/05/2026



La domanda del giorno:

𝙋𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚́ 𝙚𝙡𝙚𝙩𝙩𝙧𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙧𝙚 𝙞 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙥𝙤𝙧𝙩𝙞 𝙚̀ 𝙡𝙖 𝙨𝙘𝙚𝙡𝙩𝙖 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙧𝙖𝙜𝙢𝙖𝙩𝙞𝙘𝙖 — 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙞𝙙𝙚𝙧𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙞 𝙡𝙞𝙢𝙞𝙩𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙪𝙖𝙡𝙞?

📊 1. Tra obiezioni fondate e falsi miti:
L'Italia sconta un grave ritardo nella diffusione dell'auto elettrica, frenata da una narrazione spesso estrema. Molte obiezioni partono da criticità assolutamente reali (costi iniziali elevati delle vetture, rete di ricarica ancora da ottimizzare, mix energetico non ancora del tutto decarbonizzato). Tuttavia, si tratta di limiti tecnologici e infrastrutturali fisiologici e risolvibili, il cui peso è ritenuto nettamente inferiore rispetto agli ampi benefici a lungo termine della transizione.

⛽ 2. Il nodo della vulnerabilità energetica:
L'attuale sistema dei trasporti su gomma è quasi interamente dipendente dal petrolio. Questa condizione espone l'economia a continue fluttuazioni dei prezzi alla p***a, dettate dalle instabilità geopolitiche internazionali. L'elettrificazione, procedendo di pari passo con l'aumento della generazione da fonti rinnovabili nazionali, rappresenta la soluzione più pragmatica per spezzare questa dipendenza e mettere al riparo il sistema.

🌍 3. La qualità dell'aria nei centri urbani:
Sostituire i motori a combustione interna ha un impatto diretto e misurabile a livello locale. L'eliminazione totale delle emissioni allo scarico è un passaggio ingegneristico essenziale per abbattere gli inquinanti che affliggono aree critiche come la Pianura Padana, rispondendo non solo a normative europee, ma a una precisa esigenza di tutela della salute pubblica.

🔌 4. Una potenziale risorsa per la rete:
A differenza di una vettura tradizionale, un'auto elettrica è dotata di una grande batteria che la rende un potenziale accumulatore su ruote. Sebbene il protocollo V2G (Vehicle-to-Grid) non sia ancora una realtà commerciale diffusa e standardizzata, la prospettiva futura è che i veicoli in sosta possano dialogare con la rete, assorbendo l'eccesso di rinnovabili di giorno e stabilizzando il sistema nei momenti di picco.

⏳ 5. Una direzione strutturale:
La mobilità elettrica non è priva di sfide, ma attendere tecnologie "perfette" rischia unicamente di aggravare il divario infrastrutturale e industriale del Paese. Pur richiedendo tempo per adeguare le reti e rendere i veicoli accessibili a tutte le fasce di reddito, l'elettrificazione dei trasporti leggeri è oggi riconosciuta dalla comunità scientifica come la via termodinamicamente più efficiente per la decarbonizzazione.

Stefano Rampino
Francesco Pattini
Ricercatori CNR-IMEM

Festival dello Sviluppo Sostenibile Parma
08/05/2026

Festival dello Sviluppo Sostenibile Parma

Università di Parma

 La domanda del giorno:𝙊𝙡𝙩𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝙗𝙖𝙩𝙩𝙚𝙧𝙞𝙚 (𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝟮): 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙘𝙘𝙪𝙢𝙪𝙡𝙞 𝙢𝙚𝙘𝙘𝙖𝙣𝙞𝙘𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙛𝙪𝙩𝙪𝙧𝙤?(Dalla sabbia alla pres...
08/05/2026



La domanda del giorno:

𝙊𝙡𝙩𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝙗𝙖𝙩𝙩𝙚𝙧𝙞𝙚 (𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝟮): 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙘𝙘𝙪𝙢𝙪𝙡𝙞 𝙢𝙚𝙘𝙘𝙖𝙣𝙞𝙘𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙛𝙪𝙩𝙪𝙧𝙤?

(Dalla sabbia alla pressione marina: i prototipi e i primi impianti commerciali che stanno portando lo stoccaggio dell'energia fuori dai confini della chimica)

🏗️ 1. Il peso della gravità (Masse solide):
È l'evoluzione dell'idroelettrico, ma senza acqua. Grandi gru automatizzate (o vecchi pozzi minerari) usano l'eccesso di rinnovabili per sollevare blocchi di scarti industriali da 25 tonnellate. Calandoli lentamente per gravità, i cavi azionano generatori che restituiscono corrente. Il primo grande impianto commerciale da 25 MW è già attivo in Cina.

⏳ 2. Le batterie a sabbia (Termico estremo):
In Finlandia è già attivo un impianto reale che scalda un gigantesco silos isolato pieno di sabbia grezza fino a 600°C. La sabbia trattiene il calore in modo eccezionale con perdite minime. Questo "serbatoio bollente" conserva l'energia eolica in eccesso per mesi, rilasciandola in inverno per la rete di teleriscaldamento urbano.

❄️ 3. Il freddo che genera energia (Aria Liquida - LAES):
Impianti dimostrativi in Inghilterra stanno testando lo stoccaggio criogenico. L'energia pulita viene usata per raffreddare l'aria a -196°C, trasformandola in liquido. Quando la rete ha bisogno di potenza, l'aria liquida viene esposta alla temperatura ambiente: tornando rapidamente gas, si espande con violenza azionando una turbina.

🫧 4. La batteria a CO2 (L'eccellenza italiana):
Una tecnologia sviluppata in Italia (Energy Dome), con un primo impianto commerciale realizzato in Sardegna. Utilizza anidride carbonica a ciclo chiuso: l'energia elettrica comprime la CO2 trasformandola in liquido; riscaldandola, torna gas e muove una turbina. È un sistema chiuso, usa componenti standard ed evita l'uso di materiali critici.

🌊 5. L'accumulo sottomarino (Pressione idrostatica):
L'idea è sfruttare il peso stesso degli oceani. Diverse startup stanno testando enormi "palloni" flessibili o cilindri ancorati al fondale marino. L'energia in eccesso p***a aria all'interno, gonfiandoli contro la fortissima pressione dell'acqua. Quando serve corrente, la pressione del mare "schiaccia" i contenitori, spingendo l'aria fuori per far girare una turbina in superficie.

Stefano Rampino
Francesco Pattini
Ricercatori CNR-IMEM

Indirizzo

Parco Area Delle Scienze 37/A
Parma
43124

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 19:00
Martedì 08:30 - 19:00
Mercoledì 08:30 - 19:00
Giovedì 08:30 - 19:00
Venerdì 08:30 - 16:30

Telefono

+390521269282

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