04/06/2026
Uccisi di caporalato, morti di frontiera!
Waseem, Amin, Safi, Ullah si erano opposti allo sfruttamento a cui erano stati costretti per vivere stipati sul suolo di un pavimento, mentre lavoravano come braccianti agricoli nei campi da frutta lucani e calabresi.
Raccoglievano fragole senza possedere alcun contratto, manodopera impiegata per pochi soldi che servivano anche a pagare le spese legali e regolarizzare la propria condizione giuridica.
Un gesto di ribellione, un atto di liberazione dai ricatti e catene dei caporali che sottraevano dalla paga anche il costo dello stabilimento in cui riposavano la sera.
Un NO che è costato loro la vita, uccisi dalle stesse mani che lucrano sul loro lavoro.
Arsi vivi perché scomodi, dopo aver chiesto degne condizioni lavorative.
Non un caso isolato ma un meccanismo infimo e sistemico proprio delle dinamiche del caporalato e dello sfruttamento delle persone rese vulnerabili e ricattabili dalla propria condizione giuridica, “grazie”all'abbandono dello Stato che si estende dai confini esterni alle campagne di raccolta Agricola, come nella Piana di Gioia Tauro dove la vita non fa notizia se non quando annientata brutalmente in un van che prende fuoco.
Come accaduto a Paul Neeraj, bracciante lasciato morire di cancrena lo scorso aprile e Satnam Singh che due anni prima veniva tranciato dal macchinario di lavoro e abbandonati a loro stessi dai propri datori di lavoro.
Solo alcune delle storie parallele di un medesimo sistema di sfruttamento che uccide vite umane e non per il profitto economico capitalistico.
Persone ridotte a numeri e braccia su cui il caporalato lucra fino a quando non diventano scomode, mentre l omertà delle politiche si apprestava a sfilare alla parata di una Repubblica fondata sul lavoro, un lavoro estrattivo, schiavista, basato sullo sfruttamento e la morte delle persone razzializzate, marginalizzate e dimenticate.
Uno sfruttamento di cui siamo tutti responsabili, come compratori ciechi.
Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a quello che la Calabria vede e denuncia da anni: un sistema economico che produce morte e schiavitù.
Un sistema che ammazza.
Non dimentichiamo i loro volti i loro nomi.
Anche questa è frontiera e la frontiera uccide. SEMPRE
Waseem Khan
Amin Fazal Khogjani
Safi Iayjad
Ullah Ismat Qiemi
Uccisi di caporalato, morti di frontiera