Csoa Angelina Cartella

Csoa Angelina Cartella L'importanza di creare pratiche di autogestione, azione diretta, strutture autorganizzate.

06/06/2026

Intervista al figlio del dottor Hossam Abu Safieh, il pediatra di cui foto ha fatto il giro dei media, mentre si consegnava davanti a un carro armato. Da un anno e mezzo nelle carceri israeliane. Dal 28 aprile è stato trasferito in isolamento a tempo indefinito con la sola accusa di aver chiesto il...

04/06/2026

Uccisi di caporalato, morti di frontiera!

Waseem, Amin, Safi, Ullah si erano opposti allo sfruttamento a cui erano stati costretti per vivere stipati sul suolo di un pavimento, mentre lavoravano come braccianti agricoli nei campi da frutta lucani e calabresi.
Raccoglievano fragole senza possedere alcun contratto, manodopera impiegata per pochi soldi che servivano anche a pagare le spese legali e regolarizzare la propria condizione giuridica.

Un gesto di ribellione, un atto di liberazione dai ricatti e catene dei caporali che sottraevano dalla paga anche il costo dello stabilimento in cui riposavano la sera.

Un NO che è costato loro la vita, uccisi dalle stesse mani che lucrano sul loro lavoro.

Arsi vivi perché scomodi, dopo aver chiesto degne condizioni lavorative.

Non un caso isolato ma un meccanismo infimo e sistemico proprio delle dinamiche del caporalato e dello sfruttamento delle persone rese vulnerabili e ricattabili dalla propria condizione giuridica, “grazie”all'abbandono dello Stato che si estende dai confini esterni alle campagne di raccolta Agricola, come nella Piana di Gioia Tauro dove la vita non fa notizia se non quando annientata brutalmente in un van che prende fuoco.

Come accaduto a Paul Neeraj, bracciante lasciato morire di cancrena lo scorso aprile e Satnam Singh che due anni prima veniva tranciato dal macchinario di lavoro e abbandonati a loro stessi dai propri datori di lavoro.

Solo alcune delle storie parallele di un medesimo sistema di sfruttamento che uccide vite umane e non per il profitto economico capitalistico.

Persone ridotte a numeri e braccia su cui il caporalato lucra fino a quando non diventano scomode, mentre l omertà delle politiche si apprestava a sfilare alla parata di una Repubblica fondata sul lavoro, un lavoro estrattivo, schiavista, basato sullo sfruttamento e la morte delle persone razzializzate, marginalizzate e dimenticate.

Uno sfruttamento di cui siamo tutti responsabili, come compratori ciechi.

Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a quello che la Calabria vede e denuncia da anni: un sistema economico che produce morte e schiavitù.
Un sistema che ammazza.

Non dimentichiamo i loro volti i loro nomi.

Anche questa è frontiera e la frontiera uccide. SEMPRE

Waseem Khan
Amin Fazal Khogjani
Safi Iayjad
Ullah Ismat Qiemi

Uccisi di caporalato, morti di frontiera

03/06/2026

L'ORRORE DELL'IPOCRISIA
La domanda da porci dopo l’orrore della strage di Amendolara non è chi abbia appiccato il fuoco, ma chi alimenti il sistema che rende possibile lo sfruttamento, il ricatto, la riduzione di esseri umani a forza lavoro usa e getta LINK NEI COMMENTI

03/06/2026

Gli Stati Uniti d'America potrebbero presto installare le nuove bombe nucleari tattiche B61-12 in Polonia e nelle Repubbliche Baltiche. Ad annunciarlo The Financial Times, secondo cui sarebbe in corso un tavolo di discussione in ambito NATO sull'estensione dell'ombrello nucleare USA ai paesi dell'Europa orientale.
Le bombe nucleari verrebbero messe a disposizione in particolare dei cacciabombardieri di quinta generazione F-35.
Attualmente le B61-12 sono dislocate in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Turchia e Italiane (nelle basi di Aviano, Pordenone e Ghedi, Brescia).

... se l’ipocentro fosse stato più superficiale, avrebbe smesso di fare da sfondo per farsi muro d'acqua.Ci siamo salvat...
02/06/2026

... se l’ipocentro fosse stato più superficiale, avrebbe smesso di fare da sfondo per farsi muro d'acqua.
Ci siamo salvati per clemenza geologica, non per merito. Un sisma di questa portata avrebbe polverizzato un pezzo d'Italia se la faglia non avesse scaricato la sua rabbia nel ventre profondo del bacino marittimo. In Giappone avrebbero registrato il dato tra un sorso di tè e l'altro, forti di una architettura che dialoga con l'instabilità. Da noi, sulla spina dorsale di un Meridione arroccato e friabile, lo stesso identico movimento diventa immediatamente un'ipoteca sulla sopravvivenza. La terra si muove per fatti suoi, cieca. Siamo noi che abbiamo dimenticato come si abita la provvisorietà.

01/06/2026

In piena crisi energetica, è arrivata in Italia la corsa all'oro dei data center. Dal mondo agricolo alle associazioni, fino ai privati cittadini e ai sindacati, però, sono già molte le proteste. Radio Onda d'Urto ne ha parlato con Rita Cantalino, giornalista freelance che si occupa di ambiente e...

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