12/09/2022
Il nostro punto di vista rispetto al "Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale" e perchè secondo noi non garantirà di sicuro i risparmi sperati, e dunque non comporterà spese per i cittadini inferiori a quanto previsto (anzi…), con grande rischio conseguente di esaurimento delle scorte di gas prima del previsto e relativi necessari razionamenti nonchè bollette ancora più alle stelle per i cittadini.
Partiamo dall’obiettivo del Piano di Contenimento: "Le misure volontarie di riduzione della domanda che gli Stati membri sono chiamati ad adottare fra il 1° agosto 2022 e il 31 marzo 2023, devono tendere a ridurre i consumi nazionali di gas di almeno il 15% rispetto alla media dello stesso periodo di 8 mesi nei cinque anni precedenti.” (cit.)
A fronte di tale obiettivo (tralasciando l’arbitrarietà del termine "misure volontarie” che lascia ampio spazio alle interpretazioni di obblighi o meno….) tra le varie azioni previste (alcune delle quali riguardanti edifici pubblici ed aziende private per le quali non entro qui in merito) vi sono delle misure rivolte ai cittadini privati che risiedono sia in edifici condominiali (con riscaldamento centralizzato) sia in abitazioni private (con riscaldamento autonomo).
Enea sul sito ufficiale richiamato con un link inserito nel Piano nazionale (https://www.enea.it/it/Stampa/comunicati/energia-da-enea-studio-per-risparmiare-2-7-miliardi-di-mc-di-gas-e-180-euro-su-bollette/) dettaglia come si possono raggiungere tali risparmi percentuali richiesti dall'Europa, ovvero:
10,7% di risparmio ottenibile mantenendo la temperatura massima interna delle abitazioni non più a 20°C ma a 19°C
3,6% di risparmio ottenibile riducendo di 1 ora al giorno gli orari di riscaldamento
3,2% di risparmio ottenibile riducendo di 15 giorni il periodo complessivo di accensione degli impianti (accensione posticipata di una settimana e spegnimento anticipato di una settimana)
Più nel dettaglio si legge "le misure “amministrative” proposte da ENEA (modifica dei tempi di accensione degli impianti e della temperatura massima interna consentita) sono state definite utilizzando una metodologia che si basa sulla definizione di modelli energetici applicati a due abitazioni “tipo”, rappresentative del parco edilizio italiano: un appartamento in edificio plurifamiliare e una villetta unifamiliare. Per ogni zona climatica sono state calcolate percentuali di risparmio medie, considerando la diversa incidenza, nel parco immobiliare italiano, del numero di appartamenti (70% delle abitazioni) e di fabbricati monofamiliari (30%).”
Alla luce di quanto sopra (cercando di sintetizzare il più possibile il Piano Nazionale e quanto sostiene ENEA), riportiamo alcune considerazioni più tecniche ed altre che ritengo possano scaturire immediatamente da parte di chiunque:
1) Anzitutto la misura più importante perchè impatta (a dire di ENEA) per un 10,7% è quella che riguarda la temperatura massima da impostare all’interno delle abitazioni. È evidente che non è possibile controllarla non essendoci sistemi da remoto ed entrare nelle abitazioni private è impensabile anche per le forze dell’ordine (ammesso che gli venga data anche questa incombenza oltre a tutto ciò che di più urgente ed importante hanno da fare) quindi è ovvio che nessuno rispetterà tale obbligo e tale risparmio non vi sarà.
A maggior riprova di ciò, c’è il fatto che nel piano si parla di “19°C +/-2 gradi” quindi parliamo di una tolleranza di ben due gradi, pertanto si può tranquillamente mantenere casa a 21°C quando la stessa ENEA consiglia, ed ha sempre consigliato (come riportato anche in molti altri Decreti), una temperatura di comfort per il nostro organismo di 20°C: oltre che un controsenso quindi c’è anche una “non limitazione” nella limitazione, e tralascio il fatto che anche se mai qualcuno dovesse riuscire a controllare qualche abitazione, basterebbe aprire le finestre nei 30 secondi che il “controllore” impiegherebbe per entrare nell’unità immobiliare per far crollare la temperatura diciamo da 22 gradi a 20 quindi nessuna sanzione….)
2) Parliamo poi del 3,6% di risparmio ottenibile con 1 ora al giorno di riscaldamento in meno a seconda delle varie fasce climatiche. Premesso che già la percentuale è molto esigua, nella realtà lo sarà ancora meno, anche perchè è ovvio che tutti sacrificheranno l’orario in cui si arreca meno disagio non avendo riscaldamento, ovvero l’ora più calda all’interno del range impostato, che è proprio quella dove si consuma meno combustibile (esempio: se solitamente in un condominio di Roma dove erano possibili 12 ore di riscaldamento l’orario di accensione del generatore impostato era 6-12 16-22, l’ora sacrificata adesso sarà ovviamente quella dalle 11 alle 12 dove molte persone non sono in casa e quando fuori già è piuttosto caldo, quindi la caldaia di certo non consuma come le altre ore.
Ridurre di 1 ora il riscaldamento in sostanza è quasi del tutto inutile, anche perchè nella maggioranza degli edifici condominiali ormai per legge dal 2017 sono obbligatorie le valvole/teste termostatiche sui termosifoni, che vanno in chiusura automaticamente quando la temperatura sale al di sopra di una certa soglia impostata, soglia che nelle ore più calde viene quasi sempre superata.
Peraltro, come scrive ENEA, il 30% delle abitazioni non sono all’interno dei condomini con riscaldamento centralizzato, e posso assicurare che in tali villette private, casali, ville, bifamiliari (O ANCHE CONDOMINI CON IMPIANTI AUTONOMI che sono davvero molti e non si comprende se siano stati contemplati da ENEA o meno), non essendovi alcun controllo le ore limite del Decreto non venivano mai rispettate neanche prima, figuriamoci adesso.
3) Infine 3,2% di risparmio ottenibile riducendo di 15 giorni il periodo complessivo di accensione degli impianti (accensione posticipata di una settimana e spegnimento anticipato di una settimana) a seconda delle varie fasce climatiche. Premesso che anche in questo caso la percentuale è molto esigua, anche in questo caso il risparmio previsto sarà molto più ridotto perchè moltissimi impianti centralizzati condominiali (che sempre secondo ENEA sono il 70%) già accendono non 7 ma ben 10 o 15 giorni dopo il primo giorno a disposizione dato che il clima è ancora caldo e spengono 10/15 giorni prima del limite ultimo perchè già la bella stagione ha portato temperature più miti.
Quello che avrebbe avuto davvero senso fare sarebbe stato:
1) Imporre una riduzione della temperatura di mandata dell’acqua calda prodotta dalle caldaie e pompata nei termosifoni di tutti gli impianti centralizzati (quasi sempre impostata attorno ai 75°C nel caso di impianti con termosifoni) di almeno 5°C: in questo modo la responsabilità di far rispettare tale obbligo, e quindi la garanzia del risparmio energetico, non sarebbe stata del singolo utente (non monitorabile) ma bensì in prima battuta dei manutentori, aziende certificate che sono quasi sempre anche Terzi Responsabili per legge degli impianti, ed in seconda battuta degli Amministratori condominiali.
Questa riduzione di temperatura a livello centralizzato, peraltro, non avrebbe impatto sul caldo all’interno delle abitazioni, perchè con le valvole termostatiche impostate a 20°C una temperatura di mandata di 5 gradi in meno non farebbe diminuire il calore percepito ma garantirebbe una considerevole riduzione dei consumi peraltro costante e continuativa in tutti i mesi invernali (nella maggioranza degli impianto la temperatura impostata è decisamente eccessiva).
2) Ridurre di 4 ore, e non di 1, l’orario di accensione degli impianti: a Roma, ad esempio, dove il limite è 12 ore, 8 ore sono più che sufficienti, e lo dico per esperienza sulle centinaia di impianti che gestisco, ovvero 3 la mattina, ad esempio dalle 6 alle 9 per permettere a tutti di svegliarsi e prepararsi per lavoro/scuola al caldo, e 5 la sera, ad esempio dalle 17 alle 22 o dalle 18 alle 23, per far si che al rientro a casa si trovi un ambiente confortevole; lasciare la possibilità di tenere acceso un impianto 11 ore vuol dire mantenerlo in esercizio anche alle 11 o alle 15 ad esempio, quando fuori fa in media 10/15 gradi almeno in più delle ora più fredde.
C’è da considerare, altresì, che la maggioranza degli impianti purtroppo sono ancora costituiti da generatori molti vetusti, che non hanno una modulazione di fiamma e quindi una parzializzazione dei consumi a seconda dei termosifoni spenti, ovvero con le valvole termostatiche lasciate chiuse (magari da chi esce per lavoro, ovvero la maggioranza degli italiani), quindi lasciare tali caldaie accese di fatto al 100% della loro potenzialità in queste ore dove il riscaldamento è pressoché inutile genera sprechi continui e copiosi.
3) Procastinare di 15 giorni, e non di 7, la prima data utile di accensione degli impianti e imporre lo spegnimento 15 giorni prima, invece di 7, della data limite attualmente prevista per la chiusura degli stessi; in tal modo si vanno ad obbligare anche i condomìni meno virtuosi, ovvero coloro che accendono sistematicamente molto presto e spengono sempre molto tardi gli impianti, tagliando ben un mese di gas, e riducendolo in ogni caso di altri 15 giorni a chi (la maggioranza) già accende dopo e spegne prima abitualmente; così ci sarebbe un vero risparmio.
Ricordiamo inoltre che in molti edifici condominiali le caldaie sono anche al servizio della produzione dell’acqua calda sanitaria centralizzata, quindi sono accese h24. In tal caso sarebbe stato molto utile inserire almeno una limitazione degli orari di funzionamento delle pompe di ricircolo, che garantiscono si una pronta fuoriuscita di acqua calda, ma per farlo i boiler che contengono l’acqua devo essere sempre mantenuti ad alta temperatura della caldaie, quindi almeno da mezzanotte alle 5 di mattina sarebbe bene prevederne lo spegnimento.
Infine, un punto che non chiarisce il piano nazionale è: come si deve comportare chi, ai sensi del DPR 74/2013 all’art. 4 comma 6, nel quale vengono delineate varie casistiche per derogare ai limiti temporali di accensione in ciascuna fascia climatica, è in possesso di tali requisiti?
Citando il suddetto Decreto "Le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4, limitatamente alla sola durata giornaliera di attivazione, non si applicano nei seguenti casi: …. e) impianti termici al servizio di più unità immobiliari residenziali e assimilate dotati di gruppo termoregolatore pilotato da una sonda di rilevamento della temperatura esterna con programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli della temperatura ambiente nell'arco delle 24 ore; questi impianti possono essere condotti in esercizio continuo purché il programmatore giornaliero venga tarato e sigillato per il raggiungimento di una temperatura degli ambienti pari a 16°C + 2°C di tolleranza nelle ore al di fuori della durata giornaliera di attivazione di cui al comma 2 del presente articolo; f) impianti termici al servizio di più unità immobiliari residenziali e assimilate nei quali sia installato e funzionante, in ogni singola unità immobiliare, un sistema di contabilizzazione del calore e un sistema di termoregolazione della temperatura ambiente dell'unità immobiliare stessa dotato di un programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli di detta temperatura nell'arco delle 24 ore.”
Essendo molti gli impianti con tali dispositivi installati in centrale termica o negli appartamenti potranno ancora derogare a quanto previsto al nuovo piano oppure no?
Ultima considerazione in risposta alla prevedibile domanda che scaturisce da un cittadino tipo, ovvero se queste limitazioni più restrittive non potrebbero comportare eccessivi disagi per alcune persone, magari gli anziani: è ovviamente possibile che una parte della popolazione, ovvero persone con disabilità o over 80/90 ecc. possano aver bisogno di riscaldamento anche in altre fasce orarie o con temperature maggiori o in periodi non previsti in virtù del dover rimanere sempre seduti o supini, ma il piano nazionale incentiva (proprio perchè il punto è il risparmio di gas per non rischiare ben più gravi razionamenti) alla integrazione del calore con sistemi elettrici, ad esempio con le pompe di calore (split aria-aria) ormai presenti in quasi tutte le abitazioni che si utilizzano in estate per generare il fresco che posseggono anche la funzione di generazione del caldo in inverno, oppure ricordiamo sempre che basta acquistare nei negozi o online stufette elettriche anche di piccole dimensioni e con bassi consumi che possono essere collegate ad una banale spina elettrica per riscaldare moltissimo, in modo più o meno localizzato essendo dotati anche di ventilatori e temporizzatori.
https://www.mite.gov.it/sites/default/files/archivio/comunicati/Piano%20contenimento%20consumi%20gas_MITE_6set2022_agg.pdf