Confindustria

Confindustria Siamo la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi che operano in Italia.

Promuoviamo la centralità dell’impresa sul territorio come motore di sviluppo economico, sociale e civile del Paese. Non riceviamo finanziamenti pubblici e rappresentiamo le imprese e i loro valori presso le Istituzioni, a tutti i livelli, per contribuire concretamente al benessere e al progresso della società. In quest’ottica, garantiamo servizi sempre più diversificati, efficienti e moderni.

06/06/2026

A chi torna con la pensione diciamo: pagate il 7%. Ai giovani che vogliono restare diciamo: fatevi carico delle tasse di tutti. Non è più possibile!

Per questo proponiamo una misura semplice e concreta: un’esenzione IRPEF decrescente per gli under 35 nei primi cinque anni di lavoro, fino a 50 mila euro di reddito. Dal 100% nel primo anno al 20% nel quinto.

Nel primo anno può significare fino a mille euro in più al mese in busta paga. Risorse che possono fare la differenza per chi vuole diventare autonomo, investire su se stesso, mettere radici. I giovani non chiedono privilegi. Chiedono una possibilità.

Noi pensiamo che sia arrivato il momento di dargliela.

04/06/2026

L’automotive era il nostro primo prodotto europeo e le regole sull’elettrico e sul diesel lo hanno messo in seria difficoltà.

Negli ultimi anni, l’Europa ha imposto quale tecnologia utilizzare per costruire un prodotto che già sapevamo fare. Quando imponi una tecnologia, fermi anche la ricerca e lo sviluppo, perché non ha più senso esplorare strade alternative.

La richiesta di ridurre le emissioni ha senso, ma come raggiungere quell’obiettivo avrebbe dovuto essere una scelta delle imprese, lasciate libere di innovare e competere.

Invece, anche sulla spinta dei sensi di colpa della Germania dopo il Dieselgate, abbiamo finito per legarci a prodotti e tecnologie che non sono nostri, finendo per avvantaggiare la Cina.

Oggi Pechino, infatti, è l’unica vera superpotenza industriale con un saldo commerciale positivo da 1.200 miliardi. L’Europa, nello stesso periodo, ha perso terreno, lasciando a casa un milione di lavoratori.

Il punto è che non stiamo giocando la stessa partita.

Le nostre imprese operano con vincoli, responsabilità ambientali e costi sociali molto diversi rispetto a quelli di altri concorrenti globali.

E se le regole non sono le stesse, è difficile immaginare una competizione ad armi pari.

Per questo la questione non riguarda soltanto l’automotive.

Quando un continente perde sovranità industriale, energetica e tecnologica, il problema diventa sistemico e riguarda tutti.

Servono condizioni abilitanti affinché le case automobilistiche possano continuare a investire, innovare e produrre in Italia.

Perché è da qui che si può pensare di ripartire.

L’export italiano tiene bene, anche in un contesto internazionale sempre più instabile.Nel primo trimestre del 2026 le e...
03/06/2026

L’export italiano tiene bene, anche in un contesto internazionale sempre più instabile.

Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni italiane sono cresciute del +4,0% in valore rispetto al quarto trimestre del 2025, con un contributo positivo sia dai mercati extra-UE (+4,8%) che da quelli UE (+3,2%).

Anche il confronto con gennaio-marzo 2025 conferma un quadro positivo: tra i mercati in maggiore crescita troviamo Svizzera (+44,1%), Cina (+11,4%), Polonia (+5,6%), Austria (+4,0%) e Russia (+2,0%).

Ma il dato più importante arriva da marzo, primo mese del conflitto in Iran. Il Medio Oriente ha subito un crollo verticale delle nostre vendite: -52,5% tendenziale, contro il +15,2% registrato nello stesso mese del 2025. Un’inversione netta, che avrebbe potuto pesare sull’intero quadro.

Una frenata così forte avrebbe potuto pesare sull’intero quadro dell’export italiano. Invece, non è successo.

La crescita si è consolidata grazie alla forte accelerazione registrata proprio a marzo su altri mercati: le vendite in Svizzera sono cresciute del +84,6% e in Cina del +23,9%, insieme ai principali partner europei, assorbendo parte dello shock e confermando la capacità del sistema esportativo italiano di riorientarsi rapidamente quando un mercato si chiude.

Questa capacità di adattamento è un punto di forza del sistema esportativo italiano. Va sostenuta con politiche commerciali attive, accordi internazionali e strumenti che aiutino le imprese - soprattutto le PMI - a presidiare mercati alternativi prima che le crisi li rendano necessari.

La resilienza dell’export italiano è un punto di forza. Il nostro compito è fare in modo che lo resti.

28/05/2026

I giovani hanno diritto ad avere una casa a prezzi sostenibili.

Lo dico con chiarezza: senza abitazioni accessibili, l’Italia non riuscirà a trattenere le nuove generazioni. E il dato demografico è grave: entro il 2040 mancheranno 5 milioni di giovani, anche a causa dei costi sempre più insostenibili delle case per le nuove famiglie.

Su questo fronte si inserisce il Piano Casa, con l’obiettivo di realizzare unità abitative con canoni di locazione e prezzi sostenibili.

Un piano pensato per favorire occupabilità e integrazione sociale a giovani, famiglie, anziani e a tutte le fasce più fragili della popolazione.

Ma perché questo piano produca risultati concreti serve anche la responsabilità dei territori. Tocca ai Comuni individuare e mettere a disposizione le aree per la costruzione di nuove abitazioni.

Perché, in caso contrario, a pagarne il prezzo sarebbero proprio coloro che attendono questa misura.

Consentire ai lavoratori e alle fasce più deboli della società di accedere ad abitazioni di qualità a un prezzo sostenibile non è solo una misura sociale. È un grande piano di politica economica, capace di rimettere in moto la crescita del nostro Paese.

26/05/2026

La Cina sta colonizzando i nostri mercati. Se l’Unione non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale.

Da sola, la Cina genera oggi il 35% della produzione manifatturiera mondiale.

È più di quanto producano insieme gli altri otto principali Paesi industrializzati.

Il risultato?

Dall’inizio del mandato di questa Commissione abbiamo perso 250mila occupati nella manifattura europea, che diventano un milione se si conta l’indotto.

Non è un caso, ma è la conseguenza diretta di politiche che non sostengono l’industria, anzi la spingono ad andarsene e a delocalizzare.

E i numeri lo confermano.

Negli ultimi 25 anni la quota di PIL mondiale prodotta dall’Unione Europea è scesa di circa 7 punti: in cifre assolute, l’Europa ha perso oltre 7mila miliardi di euro di PIL, in gran parte finiti all’industria cinese.

E l’Italia?

Il nostro PIL nel 2025 è superiore di appena il 10% rispetto al 2000, mentre nello stesso periodo, il PIL cinese è aumentato del 586%.

Non possiamo continuare a fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario.

Noi crediamo nell’Italia, dove restiamo e vogliamo restare a lavorare e produrre, ma se l’UE non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale.

Oggi, all’Assemblea 2026 di Confindustria, l’industria italiana ha posto sul tavolo le sfide che definiscono il futuro d...
26/05/2026

Oggi, all’Assemblea 2026 di Confindustria, l’industria italiana ha posto sul tavolo le sfide che definiscono il futuro del Paese.

Sfide che richiedono un senso di responsabilità comune, forte e condiviso, per costruire un’Europa e un’Italia davvero competitive.

Per l’Europa serve una politica industriale di lungo periodo, un vero mercato unico dell’energia, un mercato unico dei capitali e del risparmio e un debito comune europeo.

Per l’Italia serve puntare all’autonomia energetica e produttiva, alla crescita dimensionale delle PMI, ai contratti di sviluppo e innovazione, alla semplificazioni e alla riforma della 231, fino a risorse adeguate agli obiettivi.

Il motivo è chiaro: negli ultimi 25 anni la quota di PIL mondiale dell’UE è scesa di 7 punti percentuali e il rischio è quello di perdere la nostra industria, che vale il 15 per cento del PIL e milioni di posti di lavoro.

Serve agire con coraggio e serve agire ora, per garantire all’Italia e all’Europa un futuro prospero.

25/05/2026

Entro 20 anni ci servirà il doppio dell’energia. Non possiamo permetterci di dire no a tutto: no al nucleare, no al gas e no alle rinnovabili.

Ho parlato anche di questo tema ieri al Festival dell’Economia di Trento.

L’Italia è già al 27esimo posto in Europa per costo dell’energia e con la situazione in Ucraina e in Medio Oriente, i prezzi continueranno a salire.

Il costo dell’energia è il primo problema per le nostre imprese.

Se l’energia ci costa 3 o 4 volte quello che costa in Spagna, per le nostre imprese produrre e competere diventa più difficile - e la conseguenza a cui andiamo incontro è la deindustrializzazione.

Serve quindi differenziare le fonti, per cui mi auguro che nessun partito sia contrario alla sperimentazione sul nucleare.

Anche sulle rinnovabili è importante andare avanti e sbloccare le oltre 4mila concessioni che sono bloccate nei cassetti.

E poi sul gas, è impossibile farne a meno totalmente, perché quel cuscinetto che fa sì che quando non c’è il sole possiamo accendere l’interruttore, ce lo dà solo il gas.

É fondamentale fare presto, perché la posta in gioco è altissima e ne va della capacità competitiva dell’intero sistema industriale italiano.

14/05/2026

Il nucleare contribuirà a rendere il nostro Paese davvero indipendente sul fronte energetico.

Ne ho parlato oggi al Sustainable Economy Forum 2026 di San Patrignano, dove competitività, mix energetico e neutralità tecnologica erano al centro del dibattito.

E mi auguro che tutte le forze politiche, con senso di responsabilità, sostengano la proposta sulla sperimentazione nucleare che il Governo porterà presto in Parlamento.

Perché il tema dell’energia non è più rimandabile.

L’Italia oggi paga le scelte del passato che l’hanno resa meno competitiva, più fragile e fuori scala rispetto agli altri grandi Paesi europei e internazionali. Per questo è necessario intervenire su più fronti, puntando sul mix energetico.

In questo senso, le rinnovabili sono fondamentali e stiamo lavorando Regione per Regione affinché le concessioni vengano messe a terra il prima possibile.

Ma dobbiamo anche essere onesti: nel percorso di transizione non potremo fare a meno del gas, che continuerà a svolgere un ruolo di “cuscinetto” essenziale per mantenere attive le rinnovabili. Dobbiamo cambiare la narrazione e dire le cose come stanno.

Allo stesso tempo, per noi la neutralità tecnologica resta un principio non negoziabile.

Le imprese italiane hanno già fatto i compiti a casa: hanno ridotto le emissioni, hanno anticipato le norme europee, hanno saputo fare della sostenibilità un modello economico.

L’Europa dovrebbe premiare questi risultati, non penalizzarli con nuove misure che incrementano i costi e riducono la competitività.

Noi vogliamo un mercato unico europeo dell’energia. Vogliamo scelte pragmatiche, non ideologiche.

Perché difendere l’industria europea significa tutelare la competitività, il benessere sociale, il lavoro e il futuro.

Indirizzo

Viale Dell'Astronomia 30
Rome
00144

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