Finco - Federazione Industrie per le Costruzioni

Finco -  Federazione Industrie per le Costruzioni Lobby per il Made in Italy delle filiere specialistiche e superspecialistiche delle costruzioni

E' online la newsletter 2/2026 di FINCO:Gli interessati potranno consultarla sul sito della Federazione al seguente link...
06/03/2026

E' online la newsletter 2/2026 di FINCO:

Gli interessati potranno consultarla sul sito della Federazione al seguente link

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Newsletter Finco n. 2/2026
04/03/2026

Newsletter Finco n. 2/2026

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27/01/2026
Tavolo per la Qualità nelII MunicipioCircolare del 4 Novembre 2025 Non è una presa di posizione politica pro o contro. M...
04/11/2025

Tavolo per la Qualità nel
II Municipio
Circolare del 4 Novembre 2025


Non è una presa di posizione politica pro o contro.

Mi rendo tuttavia conto che è un po’ difficile crederlo leggendo quanto segue ma il punto è che la situazione è arrivata ad un livello grave.

Siamo in un Municipio che non deve affrontare calamità eccezionali - dove per eccezionali si intende roba del tipo del Presidente del quarto municipio che riceve lettere con dentro i proiettili perché sta abbattendo edifici abusivi della mala o il Presidente del Municipio di Ostia che ha a che fare con il clan dei Casamonica, Fasciani e company nonché con la lobby dei monopolisti degli stabilimenti balneari o altri Municipi dove ci sono zone dove la polizia può entrare a stento ...

Tragico fatto di Desireè a parte ( a proposito dopo 7 anni la situazione in Via dei Lucani e dintorni a San Lorenzo non è molto cambiata, se non per la assolutamente positiva apertura dello Student House poco distante) , dove però si è stati prontissimi a scaricare le colpe sul livello nazionale, neanche comunale vedi caso , con il Sindaco che aveva proposto , nella commemorazione , la pedonalizzazione di Piazzale del Verano !! Cosa c'entra? E prima di pedonalizzare il Piazzale forse andrebbe ripulito, in tutti i sensi, nel nostro Municipio ci sarebbero le condizioni per potersi occupare dell’ordinaria, si fa per dire, amministrazione ed invece non funziona quasi nulla.

E non c’è neanche la scusa che quelli di prima… Perché prima c’era sempre lei .
E non c’è neanche l'alibi - comunque inaccettabile , che il governo della Capitale è di colore diverso da quello del Municipio, perché Municipio e Comune sono dello stesso partito.

Non ci sono giustificazioni che tengano per questa inadeguatezza , per non occuparsi mai veramente delle questioni sostanziali e sempre solo di "pane e brioches", inagurazioni, zone trenta fuori dal mondo, togliere strisce bianche, ridurre orari apertura uffici comunali...
Un municipio che si occupa di allargare inutilmente marciapiedi (vedi viale Santa Costanza, dove - anche li' - dobbiamo sperare in giove pluvio perchè gli sparuti alberi sopravvivano) a dispetto di parcheggi ed automobilisti a solo favore dei dehor di bar e ristoranti con spartitraffico che servono solo a far fatturare i fornitori di marmo e travertino ( mi risulta che alcuni cittadini abbiano intenzione - e fanno bene - di interessare la Procura della Repubblica) con lavori che durano cinque volte più del previsto senza che naturalmente nessuno controlli. E con il risultato che se c'è un autobus - e lì ne passano molti - occorre incolonnarsi dietro perchè non c'è più spazio per superare. Imporre ai cittadini tempistiche adatte a nullafacenti in pieno e frontale spregio del valore del tempo dei primi. Un Municipio che realizza furbescamente - secondo loro - iniziative per accontentare l’una o l’altra strada , zona o Comitato ed intercettarne il consenso per tenersi buoni ora gli uni ora gli altri.

Non ci sono veramente scuse :non funziona la nettezza urbana e non c’è alcun controllo sull’attività ed i percorsi degli operatori e degli autocompattatori, di cui non si ha piu' il programma dei passaggi strada per strada ma solo per "area di riferimento" cosa del tutto inutile ai fini del controllo ; non funziona il trasporto pubblico locale e non c’è alcuna attività di controllo che potrebbe essere esercitata o comunque sollecitata all’azienda comunale; non funziona la manutenzione stradale dove si fanno e rifanno strade che non hanno alcun bisogno di essere rifatte e si omettono altre che sono al limite - e spesso oltre - del pericolo; e' carente l’illuminazione pubblica con interi tratti di strada che rimangono al buio mesate, siamo invasi dai rovistatori di cassonetti (il cui punto di raccolta è Piazza Addis Abeba, vedi articolo che segue) ma i vigili urbani - tanto più che si sono denominati polizia municipale - sono ormai soprattutto esattori di imposte per conto del Comune attraverso le multe, che non hanno neanche più il potere "educativo" di essere fatte in presenza , ma di nascosto , nei fatti , attraverso marchingegni vari, macchine che passano e fotografano, ma lasciano il mezzo del contravventore lì dove è , costringendo chi segue o a fermarsi 10 volte al giorno o ad invadere la preferenziale prendendosi una multa.

E vogliamo parlare dello stato del verde nel Municipio ( e di come si "potano" certi alberi?) . E provate a rinnovare un certificato...

A fronte di tutto questo l'unica, monotona, reazione è la risposta pansindacale: mancanza di personale, che è un FALSO : c'e troppa gente che non fa decentemente cio' per cui è pagata, troppi orari utili per chi dovrebbe essere al servizio del cittadino ma non certo per i cittadini, troppe persone in smart working in uffici dove tale modalità - per certi versi utile ed auspicabile - è del tutto inidonea.

Non ci siamo , nella maniera più assoluta .
Ai molti che ci chiedono come mai da tempo abbiamo interrotto le riunioni rispondo che come Tavolo all'inizio abbiamo fatto numerose riunioni con gli Uffici del Municipio e con l'attuale Presidente del medesimo, ma appena si arrivava al nodo , che quasi sempre è costituito dal controllo sull'efficienza dei servizi e quindi della dirigenza e del personale, vi era una ritirata in grande stile. Una inadeguatezza assoluta - fortificata dalla mancanza di volontà politica - ad affrontare il tema.

Forse i francesi, in particolare i parigini, con i gilet gialli o con "blocchiamo tutto" esagerano, anche perchè hanno condizioni di servizio pubblico (pur nella attuale crisi) incommensurabilmente superiori, ma noi invece dall'altra parte siamo davvero troppo remissivi ed inclini ad interessarci della vicenda pubblica solo quando tocca la nostra strada , meglio se proprio il nostro condominio...

Mi fermo perchè mi rendo conto di rischiare di essere noioso, anzi più che un rischio è una certezza perchè tutte le persone dotate di un minimo di oggettività potrebbero aggiungere molti altri esempi.

Angelo Artale, Presidente del Tavolo per la Qualità nel II Municipio

Situazione Piazza Addis Abeba (vedi anche articolo allegato).

Poche foto basteranno. Oggi ore 10.15, foto ricevute (senza le persone, per privacy):
sei rovistatori a raccolta (lì vicino c’è il campo nomadi).




Lavori pubblici a Coppedè e dintorni. Obiettivo: recare il maggior disturbo possibile a residenti e non

1° mossa: rendere tutta l’area per tutta l’estate, non parcheggiabile (es. Via Brenta)
2° inutilmente, perché non è stato fatto alcun lavoro ma le orribili strisce bianche e rosse di divieto nessuno si è’ degnato di toglierle
3° …: iniziamo i lavori quando le scuole sono riaperte e tutti sono tornati dalle ferie, in modo da recare il maggior disturbo possibile.
4° farli durare 20 giorni (venti) per una strada lunga 100m! Con cantieri aperti a ranghi ridotti e pause numerosissime.
5° per quanto riguarda il manto stradale, rifare strade che non ne hanno reale bisogno e trascurare altre ridotte in ben peggiori condizioni. Ad esempio, indecente sperpero di denaro pubblico a Via Aterno.
La strada non aveva alcun bisogno di interventi, dopo i quali occorrerà, peraltro spendere anche per ripristinare la segnaletica orizzontale. A questo proposito, qualcuno spiega perché la ASL, lì ubicata (vedi foto), deve avere cinque posti macchina riservati? In una zona già piena di ambasciate e quindi piena dei relativi posti auto riservati…

E, che lo diciamo a fare, nessuno controlla. QUESTI LAVORI SI FANNO SFRUTTANDO AGOSTO (ed infatti era stato vietato il parcheggio in zona per tutto il mese). Poi come mai non sono stati fatti??
Cosa è successo?
Vinco la gara (ma c'è stata?) dicendo che li faccio ad agosto e poi il tutto va in cavalleria?
Il direttore dei lavori interpellato ha detto: anche gli operai vanno in vacanza! Allora non si mettano le transenne!

E per non saper né leggere né scrivere si veda come hanno lasciato la strada (strisce biancorosse e pali dove non servono più, un paletto in ghisa abbattuto).
Lavori finiti da giorni.
Secondo il Comune, il Municipio o chi per loro chi dovrebbe togliere questa roba (vedi foto)? I cittadini? Come poi spesso di fatto accade poiché questo orrende strisce restano per giorni e settimane. Di questo si deve occupare il Municipio, SI DEVE OCCUPARE DI QUESTE COSE.







Risposte e opinioni dai lettori

In genere non pubblichiamo le numerose lettere che riceviamo anche per mantenere la privacy dei mittenti, i cui nomi vengono riportati (cestiniamo le lettere anonime). Stavolta facciamo una piccola selezione ed eccezione, per gradire…

Andrea Ruffolo (TPL)
Soprattutto non si riesce a correggere il vizio di fare aspettare le mezz’ore e poi vedere arrivare due autobus dello stesso numero.

Il percorso 19/3 è ridicolo anche ora a tram eliminati. Cambio a Valle Giulia!!?

Gli avvisatori di fermata sono scoordinati: per cui sulla linea 490 dicono correttamente Fermata: Regina Margherita-Morgagni
Sulla linea 19/3 dicono: viale Regina Margherita Morgh...🤣

Sartogo Architetti Associati
Gentile dott. Libri,
La ringrazio dell’egregio lavoro di analisi sulla mobilità e la differenziata, tematiche base della buona gestione comunale.
Sperando di passare presto ad azioni di miglioramento,
Cordiali saluti
Nathalie GrenonSartogo

Adele Iorio
Grazie dott. Libri,
Leggo sempre con molto interesse la circolare del “Tavolo”.
Per caso esistono anche delle riunioni o un punto di aggregazione per i cittadini che volessero partecipare al vostro sforzo e contribuire ad esporre problematiche ma anche soluzioni?
Io per esempio ne avrei una molto interessante che riguarda il Parco di Villa Grazioli …
Grazie dell’impegno,

Dott. Alessandro Libri
Gentile dottoressa,
per vario tempo abbiamo fatto riunioni, poi siccome l’impegno è notevole, è naturalmente del tutto volontario ed il tempo è poco abbiamo smesso…
Non è detto che non ricominceremo. Se intanto ci vuole scrivere le Sue ipotesi di soluzioni, le pubblicheremo, se nulla osta.

Armando Occhipinti
Gentile dottor Artale, caro Angelo,
innanzi tutto, complimenti per l’impegno e la dedizione con cui coordini il tavolo.
Come sai vivo nel quartiere da molti anni e solo recentemente sono entrato nella mail list, grazie al tuo inserimento.
Questa opportunità concessami, di cui ti ringrazio, mi permette di conoscere approfonditamente molte situazioni sulla vita del mio quartiere, anche se poi, però, non vedo progressi tangibili tra quanto denunciato dal tavolo e quanto poi recepito dalle nostre istituzioni locali.
I tuoi report che diffondi in rete sulle diverse problematiche del quartiere li ho sempre letti con profondo interesse perché si completano con spunti di riflessioni e ipotesi di soluzione, utili a portare miglioramenti o progressi per noi abitanti, rispetto ai disservizi, sempre più crescenti, da parte del Municipio…
Potrei elencarti un’infinità di cose che a mio avviso non vanno e poi mi domando: ma qui nessuno paga niente per quello che a mio avviso sembrerebbe da considerare una mala gestione e tra noi, dove abbiamo in rete giornalisti, magistrati, avvocati, politici e personaggi influenti e di peso nessuno si sente di denunciare e nessuno si lamenta; qui nessuno dice nulla, come se tutto va bene “madama la marchesa”.
Sono convinto che, se qualcuno va a vedere i documenti del Municipio con un accesso agli atti a mio avviso scoprirebbe che molte cose si potrebbero migliorare in efficienza.
Vorrei rendermi utile e ritengo che come prima cosa ci si debba vedere ed organizzare un incontro programmatorio.
L’elenco delle cose che non vanno è infinito.
Ultimamente il nostro Municipio ha tagliato malamente centinaia e centinaia di alberi, lasciando spezzoni di tronchi sul posto, senza provvedere a trapiantarne altri. Però per vederne piantati di nuovi ci si può affidare ad un’associazione legata al Municipio che sembra chiedere 700 € per ogni qual volta se ne ripristina nuovamente uno. Questo si può fare per un albero in più e non per sostituire quello che ha già tagliato il Municipio.
Le buche nei marciapiedi sono infinite e i marciapiedi divelti sono ovunque.
Le strade ogni qual volta vengono riasfaltate lo si fa affossando sempre di più i tombini. Ma che maniera è questa di lavorare e dove sono i controlli delle istituzioni.
I cassonetti della spazzatura sono tutti stracolmi di immondizia e rotti. Ma quand’è che si svuotano i cassonetti? Si può sapere gli orari dei passaggi? E quand’è che si sostituiscono i cassonetti rotti?
Le pulizie dei marciapiedi le fanno solo gli irregolari chiedendo l’elemosina. Se serve fornisco documentazione fotografica.
Ho visto falciare l’erba nel parco Nemorense da “personaggi” senza protezione di sicurezza a norma e forse assoldati in nero. Da chi? Se non mi si crede la prossima volta li fotografo e vi porto la prova.
Sembra che gli interventi viari di Santa Costanza e via Panama siano stati decisi dagli amministratori in un momento di eccessivo ottimismo, senza tenere conto, a mio avviso dei problemi di viabilità, come se lì il traffico non esista mai ed i mezzi di soccorso VVFF e Autoambulanze si muovano con gli elicotteri e non abbiano bisogno di passare li. In compenso abbiamo doppie piste ciclabili inutilizzate e senza che i servizi pubblici siano migliorati, quindi evviva le piste ciclabili: forse perché si pensa di essere in Olanda. Ma dove erano i nostri parlamentari europei quando si parlava di progetti europei solo per finanziare le piste ciclabili? Forse delegare i parlamentari olandesi su queste decisioni era una saggia idea e quindi ci si poteva evidentemente assentare.
La discesa di via Salaria dopo largo Priscilla sono almeno quattro anni che è di fatto un imbuto indecente e pericoloso, senza che nessuno se ne preoccupi. Giorni fa mi sono illuso quando ho visto degli operai potare le piante ma poi nulla più. Forse si aspetta che accadano incidenti gravi prima di rivedere allargata quel tratto di strada?
Giorni fa ho visto dei vigili urbani fare le multe ad alcune auto in sosta lungo piazza Istria (la sosta era irregolare ma non comprometteva la viabilità) senza poi mettere gli avvisi ai contravventori. Forse va di moda fare le multe di nascosto. Una volta, invece, il vigile di quartiere, quando c’era, faceva tre fischi ed avvisava per queste situazioni irregolari, e si era anche più tolleranti. Capita pure di avere magari una mamma inferma che torna da una visita medica e si debba ahimè poggiare la macchina fuori posto per due minuti, giusto il tempo di far rientrare in casa la persona anziana e malata. Qui sembra che invece ci sia la corsa a far sparire parcheggi anche quando non serve ed essere al contempo intransigenti; forse sono vigili istruiti in Svizzera. Poi una curiosità: ma è vero che parte della previdenza integrativa dei vigili proviene dai soldi ricavati dalle multe? Evviva i sindacati: così si che si tutelano i lavoratori.
Vogliamo andare avanti?
Bastano questi argomenti per discutere in un eventuale nostro prossimo incontro?
Vogliamo andare a trovare qualche assessore del nostro municipio?
Vogliamo fare un po’ di accesso agli atti? Ma come si guadagnano lo stipendio gli spazzini che sono in via Martignano? Quanti mezzi rotti hanno? Tutti? E nessuno li ripara? La storia la sappiamo: non ci sono i soldi, Ma hanno rotte pure le scope e i cestini che una volta si portavano a mano lungo il quartiere? Vogliamo vedere i loro libri presenze? Quanti sono? Che programmi di lavoro hanno? Ogni quanto vanno a pulire la strada x e la strada y?
Buona serata e buon lavoro.
Aspetto fiducioso di incontrarla a breve.
Con viva cordialità.

28/10/2025

Roma 28 ottobre 2025

𝗙𝗜𝗡𝗖𝗢 𝗦𝗨𝗟 𝗡𝗢𝗡 𝗢𝗕𝗕𝗟𝗜𝗚𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗦𝗖𝗥𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗖𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗘𝗗𝗜𝗟𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗠𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗘𝗗𝗜𝗟𝗜 - 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗡𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜𝗢 𝗡𝗘𝗚𝗔𝗧𝗜𝗩𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗦𝗔𝗟𝗩𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗡𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔

La Federazione FINCO torna sull'annoso tema dell'obbligo o meno di iscrizione alle Casse Edili a seguito dell'𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗻. 𝟰 𝗱𝗲𝗹 𝟭𝟳 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il quale è stato chiarito che “ …per le imprese che in concreto svolgono prevalentemente attività diversa da quella edile è 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗹’𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗗𝗨𝗥𝗖 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗴𝗿𝘂𝗶𝘁𝗮̀ per i lavori edili eventualmente realizzati nell’ambito del cantiere, ma non l’obbligo di iscrizione ad una Cassa Edile /Edilcassa”.
Tale Interpello 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗱𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 - 𝗼𝘃𝗲 𝗺𝗮𝗶 𝗰𝗲 𝗻𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 - 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 ministeriali contenuti nei precedenti interpelli n. 56/2008 e n. 18/2012.
In quest’ultimo, in particolare, era già stato statuito che “L’esonero dall’iscrizione alla Cassa edile, in base alla risposta ad interpello in questione, risulta strettamente collegato all’attività svolta dall’impresa e dallo specifico settore in cui la stessa opera e ciò in linea con il consolidato concetto per il quale l’istituto della Cassa edile, ‘in quanto originato e regolamentato dalla contrattazione di settore’, opera con riferimento alle sole imprese edili”.
Il nuovo Interpello n.4 di cui in premessa 𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗲, 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮𝘃𝗶𝗮, 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗼 - sottolinea la Federazione - data la crescente , ingiustificata ed invasiva interpretazione che molte Casse Edili – Enti di diritto privato che attualmente svolgono funzioni pubbliche 𝗶𝗻 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗺𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗼𝗻𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶𝗼 - hanno nel tempo strumentalmente applicato alla tematica di cui trattasi ( e che considerano, guarda caso, “avventurieri” soggetti proponenti diversi da loro).
Sul punto si era espressa, per giunta, con l’Ordinanza n. 9803 del 26 maggio 2020, anche la Corte di Cassazione, stabilendo 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗖𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗘𝗱𝗶𝗹𝗶 𝘃𝗶𝗴𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲 che in concreto si occupano prevalentemente di edilizia.
Alla luce del nuovo intervento ministeriale viene una volta di più confermato che le Casse Edili e/o le Edilcassa competenti dovranno rilasciare il DURC di congruità alle imprese, non iscritte alla Cassa Edile/Edilcassa, 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝗿𝗲 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻 𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.
Resta fermo l’obbligo – da parte di dette imprese – di corrispondere eventuali costi del servizio di rilascio del DURC di congruità per i lavori edili eventualmente realizzati nell’ambito del cantiere.
Peraltro FINCO ritiene che sarebbe 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗼𝘀𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗖𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗘𝗱𝗶𝗹𝗶 𝗿𝗶𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗗𝗨𝗥𝗖 di congruità della manodopera – a partire da INPS ed INAIL - con un sistema pubblico digitale e trasparente, soprattutto nel caso in cui vengano applicati contratti pertinenti all’attività svolte in cantiere, ma diversi da quelli dell’edilizia.

Anticipiamo l'editoriale del prossimo numero della rivista house organ FINCO - Casa&Clima.
15/07/2025

Anticipiamo l'editoriale del prossimo numero della rivista house organ FINCO - Casa&Clima.

23/04/2025

Molte perplessità sulla Proposta di Legge Simiani ed Altri (Onn.Girelli, Marino,Ricciardi,Romeo,Rossi) - "Disposizioni per la disciplina dell'accesso all'attività imprenditoriale nel settore dell'edilizia" - Atto Camera 2027

Non possiamo in proposito che ribadire quanto già a più riprese sottolineato e cioè che, fatta salva la nostra assoluta adesione al principio della qualificazione delle imprese edili, occorre considerare il tema sotto anche diverse angolazioni di attenzione.
Attenzione che non fu tributato all'argomento in occasione della presentazione di analoghi disegni di legge nel 2010\2011 di cui all’atto Senato 2663 già Atti camera 60 ed abbinati nonché della proposta di legge 2306, testo unificato - Realacci, Zacchera, Marchi, Fava, Stradella.
Questi provvedimenti non furono poi licenziati, forse non a caso.

In particolare occorre evitare che tale normativa si applichi a settori che non appartengono prevalentemente al comparto edile.
L’edilizia è infatti una parte, certamente importante ma non unica, del settore delle costruzioni.

Occorre altresì evitare che le imprese siano gravate da ulteriori passaggi burocratici ove non necessari.
In questo senso la costituzione (articolo 3) di Sezioni speciali per l’edilizia all’interno delle Camere di Commercio non sembra andare nella suddetta direzione di semplificazione ed anzi appare più utile a realizzare banche-dati a scopi potenzialmente esuberanti con i principi del provvedimento in questione e più volti a controlli incrociati sull’adesione alle Casse edili, anzi a quelle previste dai contratti firmati dalle organizzazioni "comparativamente" più rappresentative (che, sole, hanno voce in capitolo, all'articolo 11, sui sistemi premiali) e dei relativi Enti bilaterali. Mettendo ancora una volta, potenzialmente, un asset pubblico a servizio di un Ente privato.

La Proposta di legge in questione all’articolo 2 dispone, non condivisibile, un ampio campo di applicazione anche particolareggiata che dovrebbe sottostare alla disciplina prevista per il costruttore edile.
Il non utilizzare come discriminante il mezzo più semplice e chiaro (l’appartenenza contrattuale dell'impresa al CCNL edile industriale ed artigiano) creerebbe non poche problematiche.

Riteniamo quindi della massima importanza che venga esattamente delimitato l’ambito della norma onde non si ingenerino malintesi ed estensioni applicative non pertinenti con i conseguenti aggravi burocratici e procedurali sopra richiamati per le imprese di altri settori che a vario titolo partecipano alle attività delle costruzioni. Nonché, più in generale, per una parte non così irrilevante di piccole imprese oggi "inconsapevoli” perché la norma non è uscita ma che domani potrebbero essere “stupefatte", per l’adozione di un meccanismo non certo di semplificazione.

In sostanza, lo si ribadisce, dovrebbero tassativamente restare escluse le attività svolte da imprese che non applicano il contratto collettivo nazionale di lavoro dell’edilizia.
Diversamente, altre tipologie di imprese, che edili non sono, rischierebbero di dover sottostare ad un sistema pensato per gli edili, con corsi di formazione organizzati da enti bilaterali dell’edilizia e iscrizione alla specifica istituenda sezione camerale .

La positiva valutazione circa la necessità di regolamentazione di una professione, certo importante quale quella del costruttore edile, non può spingersi ad un processo di “edilizzazione" forzata di interi comparti la cui attività finisce più o meno direttamente in cantiere ma che imprese edili non sono e che in molti casi hanno già barriere di ingresso molto elevate (si pensi al settore della carpenteria metallica in genere e per la costruzione di ponti, al restauro di beni culturali eccetera).

Lo specifico riferimento poi , nell’articolo 2b, alle opere speciali OS 2a onde ricomprendere nell’ambito di applicazione del provvedimento anche tutto il restauro di bbcc penalizzerebbe anzi la qualificazione e la sicurezza dato che, ad esempio, nel settore del restauro citato la sinistrosità in cantiere è assolutamente irrilevante anche e proprio in ragione della qualificazione delle relative imprese (che applicano un contratto non a caso ad hoc).

Finco auspica un incontro per approfondire i temi di cui sopra (abbiamo letto in un comunicato stampa Pd che sarebbero state sentite tutte le principali Associazioni interessate, ma tra queste certo non Finco ne, ad esempio, l'aderente Associazione Restauratori d'Italia).

08/04/2025

♻️ Rinnovo cariche UNI – Considerazioni sull’Ente; Candidature FINCO♻️

Gentili Soci UNI,
Il 15 aprile 2025, alle ore 10.00, si terrà l’Assemblea Elettiva UNI con voto attraverso la Piattaforma ELIGO.
Si ricorda che è necessario iscriversi all’Assemblea sia se si partecipa in presenza sia se si partecipa da remoto.
La scelta migliore è essere presenti. Ove impossibilitati, e se d’accordo con quanto segue, Vi invitiamo a dare delega massimo entro domani 9 aprile a FINCO nella persona della Presidente FINCO, Dr.ssa Carla Tomasi.

FINCO - che ha fornito attraverso la presenza nell’attuale Consiglio Direttivo della Dr.ssa Anna Danzi, ed in passato anche di altri rappresentanti della Federazione, un contributo costante e proattivo ai lavori UNI - ha da tempo una posizione “dialettica” rispetto all’Ente. E’ - ad esempio - intervenuta per segnalare e tentare di scongiurare (purtroppo al momento senza successo) l’applicazione di un incremento, già dal 2022, del prezzo delle norme UNI più diffuse con un complessivo aumento dei costi per gli utenti nonché dell’importo delle quote di adesione.
Tutto ciò in un Ente che, in regime di monopolio, riceve un contributo dello Stato di quasi 3 milioni di euro annui per facilitare l’accesso alle norme.
FINCO è l’unico soggetto che in sede di Organi dell’Ente ha eccepito su questa “politica commerciale”, rispetto ad una diffusione della normazione tecnica, ormai sempre più spesso cogente piuttosto che volontaria ed anche “premiale” (si vedano, da ultimo, i provvedimenti sulla “Patente a crediti” ed il Decreto “Semplificazioni” sul basso rischio).

Ma soprattutto, sono ormai molti anni che FINCO sta ponendo il tema della sostanziale irrilevanza delle PMI all’interno dell’Ente, contro ogni previsione dello Small Business Act e del Regolamento 1025/2012, in particolare di quelle specialistiche ed attente alla qualificazione di impresa. Un Ente viceversa sempre più sensibile alle esigenze degli “erogatori” della normazione che ai fruitori della medesima, che produce talvolta standard più utili a chi le certifica che a qualificare le imprese ed il mercato.

Ecco perché la Federazione ha deciso di presentare, per la prima volta, una lista di soggetti competenti e interessati alla normazione, visto che il suddetto andamento non solo non sembra venir meno ma anzi va in tutt’altra direzione - con astruse modifiche statutarie volte a blindare la governance, con l’aumento deciso in Consiglio Direttivo del costo delle norme (che soprattutto sui bilanci delle imprese più piccole, pesa) e con il complessivo ed ingiustificabile aumento dell’importo delle quote associative -.

A ciò si aggiungono costanti e rilevanti incrementi delle spese del personale, ogni anno. Per il futuro basti dire che si passa dai 7.746.000 euro nel consuntivo 2023 a 8.626.000 euro per il budget 2025 con un aumento previsto di circa il 12% in un biennio. Con 110 persone il cui costo pro-capite è dunque, in media, di oltre 78.000 euro (prevedendo addirittura una figura ad hoc per gestire i rapporti “tecnico-politici” con gli Enti Federati ed il CEI).
Un aumento di personale negli ultimi anni da 97 del 2017 ai citati 110 dipendenti, nonostante che le norme licenziate da UNI siano state, nel 2020, 105 su 1.594 documenti normativi prodotti e, nel 2023, 80 norme UNI nazionali pubblicate su 1.423. Nel 2024, 1460 norme, di cui 87 UNI nazionali – cioè il 6%. Pubblicare una norma già elaborata richiede un impegno ben diverso dal farla ex-novo, e, peraltro, non tradurle tutte, implica che la norma in inglese è acquistabile altrove a più basso prezzo.
Occorre in proposito richiamare l’attenzione sul fatto che i principali costi, cioè quelli di coloro che le norme le fanno, e cioè gli oltre 5.000 di esperti, anche delegati italiani negli organi tecnici sovranazionali nonché i costi per il mantenimento di molte segreterie tecniche internazionali, non li sostiene UNI ma le imprese ed i singoli professionisti.

Questo senza considerare, tra le spese che si potrebbero rivedere, la sede romana dall’Ente del tutto inutile. E quanto sopra senza tenere conto delle possibili conseguenze per la sostenibilità economica di UNI connessa alla Sentenza della Corte di Giustizia Europea sul libero accesso (gratuito) alle norme armonizzate.
Un dato si impone, aldilà di tutte le considerazioni: il bilancio (come valore della produzione) dell’UNI è sceso negli ultimi venticinque anni, prendendo l’inizio secolo cioè l’anno 2000 come riferimento, dai 22 milioni di euro in valore indicizzato (Indice Generale ISTAT, media dei prezzi al consumo 1,570) ai 16,1 milioni di euro del consuntivo 2024 (nel budget 2025 si torna addirittura indietro nonostante l’aumento delle quote e del costo delle norme, a 15,97 milioni…).
Da inizio secolo, cioè dal 2000, il volume di affari di un Ente in condizioni di monopolio, invece di salire, è rimasto praticamente lo stesso, nonostante un parziale recupero, in lire (in euro) correnti ed è diminuito di oltre 26 punti percentuali in euro costanti. E la risposta non può essere quella di ampliare le competenze commerciali UNI in altri settori snaturando le funzioni per le quali UNI è in monopolio di legge e riceve un contributo ministeriale: cioè fare norme tecniche e renderle fruibili, diventando, anzi, un Ente sempre più autoreferente, al punto di fare “rappresentanza” e stimolare la produzione normativa autonomamente.

Ecco ad esempio quanto prevede l’Ente in tema di innovazione e responsabilità sociale:
- Il rendiconto di sostenibilità, che identifica e monitora i temi materiali per gli stakeholder
- L’infrastruttura dell'Integrità, che integra principi, valori e regole in un sistema coerente
- Le politiche di parità di genere, che promuovono l'uguaglianza non solo in ma anche nelle attività normative
- Le iniziative di economia circolare e mobilità sostenibile, che riducono l'impronta ambientale dell'Ente
- Il Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro e il controllo della catena di fornitura, che estendono l’impegno per la dignità umana oltre i confini organizzativi
Sembra più un programma di un Partito, alquanto “woke”, che di un Ente Tecnico che tra l’altro si appresta ad importanti decisioni circa nuovi assetti statutari e di personale apicale appena prima del cambio della governance!

Al contempo, invece che aumentare la vendita del numero delle norme se ne aumenta, come detto, il costo: ciò non è in linea con una delle missioni istituzionali dell’Ente, perché un aumento dei costi delle norme – al di là di specifiche agevolazioni – certo non può portare ad una loro maggiore diffusione.
Non a caso la maggior parte dei reclami nel 2024 ha riguardato le quote associative e la trasparenza tariffaria.
Anche a livello di partecipazione i dati non sono “entusiasmanti” visto che il numero dei Soci solo da poco è tornato ad una consistenza poco più che pari a quella di 12 anni fa (erano 4.648 nel 2013, sono 4.780 a fine 2024).
Specie in questo momento di criticità, dovuto alla necessità di portare a termine i progetti del PNRR e tutto lo sviluppo futuro che ne conseguirà, la normazione tecnica è uno strumento necessario che deve rappresentare anche una leva per la competitività e la crescita delle imprese.
La normazione tecnica ha un ruolo importante ed UNI dovrà, più di prima, saper rispondere alle esigenze del sistema di imprese italiano costituito in modo assolutamente prevalente da PMI.

In definitiva occorre, a nostro avviso:
1. Garantire un’equilibrata rappresentanza in UNI nelle attività tecniche e nella governance, oggi lungi dall’essere tale, creando uno spazio ad hoc che preveda in Consiglio Direttivo 2 posti riservati ai Soci di rappresentanza imprenditoriale non altrimenti rappresentati attraverso le rispettive Confederazioni in quella sede.
2. Un accesso alla normazione trasparente e sostenibile. Sotto questo profilo le soluzioni (aumento del costo delle quote, aumento dei costi delle norme, eventuale ampliamento dell’area business UNI) non sono soddisfacenti, e i numeri da FINCO esposti in più di un’Assemblea ne sono la testimonianza. Tali numeri risentono anche di logiche burocratiche: occorre viceversa intervenire profondamente nella politica commerciale dell’Ente.
3. Stimolare una adeguata partecipazione dei portatori di elevate competenze e di forte interesse alle norme tecniche alla governance dell’Ente, ed in questo senso va la lista dei nominativi che proponiamo.
4. Ridurre se non annullare alcune iniziative come quella denominata “Infrastruttura della qualità” che sono del tutto inutili ed anzi dannose perché distolgono l’attività dell’Ente dal suo “ core business “ che deve (ritornare a) essere quello di un Ente di normazione tecnica. E sono oltretutto escludenti proprio le PMI, di cui sopra, che in questo quadro sono viste solo come “clienti”- sempre più obbligati - e non anche come protagoniste.
5. Non impegnare tempo e risorse in attività secondarie come enciclopediche “Carte etiche” per gli stakeholders (dove tra l’altro la “chiarezza delle norme" non viene citata neanche nel decalogo delle caratteristiche fondamentali per le medesime o in iniziative volte chiaramente a “blindare” la governance. UNI si dovrebbe preoccupare del fatto che, pur essendo l’Ente in una situazione di monopolio assoluto, ha visto scendere il numero dei propri Soci negli ultimi anni (ed anzi c’è stato un recupero negli ultimi), con norme tecniche per appena il 6% a carattere puramente nazionale (tutte le altre sono recepimenti di norme EN o ISO), come sopra accennato secondo le statistiche UNI stesse, ed un contemporaneo aumento dei dipendenti. Ne è accettabile in proposito un confronto sui costi delle norme con (alcuni) Paesi, più volte evocati come giustificazione circa l’aumento dell’ammontare delle medesime. La “geografia” imprenditoriale nazionale è, ad esempio, del tutto diversa da quella di Francia e Germania. L’Italia è caratterizzata da un tessuto di PMI che non possono essere sempre blandite come “salvatrici della patria”, salvo poi non considerare le loro caratteristiche in molti atti e decisioni che le riguardano.
6. È chiaro che le imprese ed i professionisti, e qualunque altro soggetto, potrebbero comprare più norme e compito delle Associazioni è sicuramente quello di promuovere tali acquisti ed ancor prima di sollecitare i propri aderenti a dare il loro contributo – gratuito – alla redazione delle stesse portando le loro conoscenze e cercando di mediare le sempre possibili divergenze. Ma ciò premesso, non dimentichiamoci che accanto alla parola “normazione” c’è l’aggettivo “volontaria”. Se così non fosse verrebbero meno alcune delle significative differenze con la normativa tecnica obbligatoria di derivazione ministeriale. Ricorrere a normative vincolistiche o ad obblighi per l’acquisto delle norme, come politica prevalente, invece che ad una strutturata politica commerciale di incremento dei soci e quindi delle aree di potenziale acquisto non è una scelta condivisibile.

Tutto ciò premesso, la lista proposta dalla Federazione per le 11 posizioni in Consiglio Direttivo (una è lasciata intenzionalmente libera per chi, già candidato e d’accordo con queste nostre idee, volesse aggiungersi…), è composta da soggetti con competenze specialistiche ed è la seguente:
- Dr. Alberino Battagliola, Consigliere COLAP
- Dr.ssa Anna Danzi, Vicedirettore FINCO ed attuale componente CD UNI
- Ing. Nicola Fornarelli, Presidente ACMI
- Ing. Giuseppe Giuffrida, Direttore ZENITAL
- Comm. Dott. Giuseppe Lupi, Presidente AIPAA
- Dr. Mattia Montagnoli, Direttore PILE
- Dr. Toni Principi, VicePresidente AISES
- Dr. Walter Regis, Presidente ASSORIMAP e VicePresidente UNIPLAST
- Dr. Marco Rossi, Presidente ANFIT
- Dr.ssa Carla Tomasi, Presidente FINCO
- Dr.ssa Emanuela Tosto, Associazione AIPE

• FINCO candiderà altresì la Dr.ssa Mara Scialanga quale Presidente e in subordine quale membro effettivo (come ora è) per il Collegio dei Revisori Legali, l’Ing. Francesco Burrelli (Presidente ANACI) e l’Arch. Cirino Mendola (Past President FINCO), rispettivamente come componente effettivo e supplente del Collegio dei Probiviri.
• Ma soprattutto candiderà la Presidente FINCO, Carla Tomasi, anche alla Presidenza di UNI. Una candidatura imprenditoriale di prestigio, di competenza e di reale indipendenza e forse, proprio per questo, di “bandiera”, consapevoli che gli attuali assetti, ed accordi, che caratterizzano la “governance” UNI non consentono realistiche aspettative di successo.

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PS - Ora diviene ancora più importante sostenere la candidatura della Dr.ssa Carla Tomasi, dacchè apprendiamo che l’altra candidatura industriale è quella di un esponente della Pirelli Tyre (Sinochem maggiore azionista relativo in Pirelli – vedi articoli allegati).
Esprimiamo preoccupazione, fatta salva la persona ed il pur prestigioso nome dell’Azienda, circa il fatto che una delle principali sedi di ideazione e definizione tecnica e tecnologica del Paese sia presieduta da un esponente di un’Azienda il cui maggior azionista relativo – al di là del Patto Parasociale e del Dpcm “Golden Power” - è un Gruppo Statale della Repubblica Popolare Cinese.
A disposizione per eventuali approfondimenti.

N.B.: I curricula dei candidati sono disponibili a richiesta e saranno, comunque, circolarizzati da UNI.

Indirizzo

Via Brenta 13
Rome
00198

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

Telefono

+39068555203

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