16/11/2025
SPESSO LA RIGENERAZIONE URBANA PASSA ANCHE DA UN CAMBIO DI MENTALITÀ. IN CHE MODO POSSIAMO PROMUOVERE UNA CULTURA DEL VERDE URBANO CHE COINVOLGA ATTIVAMENTE I CITTADINI NELLA TUTELA E NELLA PROGETTAZIONE DEGLI SPAZI NATURALI URBANI?
Lo scorso mercoledì 5 novembre durante la Tavola Rotonda a Ecomondo, organizzata da KEPOS-LIBRO BIANCO DEL VERDE, mi sono state rivolte alcune domande e ho poi deciso di mettere per iscritto e pubblicare su questa pagina. La terza domanda è stata quella in maiuscolo che ho usato come titolo del post:
Quando parliamo di rigenerazione urbana, dobbiamo ricordare che non si tratta solo di trasformare gli spazi, ma soprattutto di trasformare le mentalità. Una vera rigenerazione verde non può avvenire senza il coinvolgimento attivo dei cittadini, perché il verde urbano non è solo un bene pubblico: è un bene comune, che vive, cresce e si tutela solo attraverso la responsabilità collettiva.
Per troppo tempo il verde è stato percepito come qualcosa “di qualcun altro”: competenza dei tecnici, degli amministratori o degli operatori del settore. In realtà, ogni cittadino ha un ruolo fondamentale nella cura, nella valorizzazione e nella difesa del patrimonio verde. Dobbiamo quindi promuovere una cultura del verde urbano condivisa, basata sulla conoscenza, sul senso di appartenenza e su una nuova forma di cittadinanza ecologica.
Il primo passo è la conoscenza.
E su questo occorre aprire una parentesi: «L’arboricoltura urbana non è solo una disciplina tecnica, ma una cultura della responsabilità. Troppo spesso si confonde la coscienza ambientale con lo slancio emotivo o con la passione, che pure sono importanti. Ma la vera coscienza ambientale non può nascere dal sentimento: deve poggiare sulla conoscenza, e la conoscenza, a sua volta, non può che derivare dalla scienza.
Solo attraverso la scienza possiamo comprendere i complessi equilibri che regolano la vita degli alberi in ambiente urbano, le loro esigenze, le loro interazioni con il suolo, con l’atmosfera e con le persone. Solo attraverso la conoscenza possiamo tradurre questa comprensione in azioni consapevoli: nella scelta delle specie giuste, nella gestione corretta, nella tutela continua.
Senza conoscenza, la passione rischia di trasformarsi in improvvisazione; senza scienza, la buona volontà può produrre danni irreversibili. Ecco perché parlo spesso di un percorso che unisce scienza, conoscenza e coscienza: tre tappe di un unico cammino. La scienza ci offre i dati, la conoscenza li trasforma in comprensione, la coscienza li traduce in responsabilità.
Per cui non possiamo amare e proteggere ciò che non conosciamo. È necessario investire in educazione ambientale, a partire dalle scuole, ma anche attraverso programmi di formazione diffusa, campagne di sensibilizzazione, visite guidate e laboratori urbani. Le persone devono comprendere il valore reale degli alberi e delle aree verdi: non solo come elementi estetici, ma come infrastrutture vitali per la salute, la sicurezza climatica e la qualità della vita.
Il secondo passo è la partecipazione. Coinvolgere i cittadini nei processi di progettazione e gestione del verde urbano non significa improvvisazione o delega, ma costruzione di un dialogo virtuoso tra competenze tecniche e conoscenze locali. Le persone che vivono ogni giorno uno spazio hanno un’esperienza diretta e preziosa, che può integrare le decisioni di chi pianifica. Le pratiche di co-progettazione e citizen science, le adozioni di alberi o aiuole, i patti di collaborazione tra enti pubblici e cittadini, sono esempi concreti di una nuova governance del verde, più partecipata e più resiliente.
Il terzo passo è la responsabilità condivisa. La cura del verde urbano non finisce con la messa a dimora delle piante, ma comincia proprio da lì. Occorre costruire una consapevolezza diffusa sul fatto che ogni albero è un investimento collettivo: richiede cura, rispetto, attenzione. Spesso i danni al verde derivano da comportamenti inconsapevoli, non da malafede. Educare alla convivenza con il verde significa anche educare al rispetto degli altri e al senso civico.
Infine, dobbiamo considerare il verde come una forma di coesione sociale. Gli spazi verdi condivisi sono luoghi di incontro, di relazione e di inclusione. Promuovere la partecipazione nella rigenerazione verde significa anche contrastare l’isolamento urbano e ricostruire un senso di comunità.
In questo senso, il ruolo delle istituzioni è cruciale: devono facilitare la partecipazione, non limitarla. Devono rendere trasparenti le decisioni, comunicare in modo chiaro, ascoltare le istanze dei cittadini e valorizzare i progetti nati dal basso. La governance del verde del futuro sarà sempre più collaborativa, intersettoriale e basata sul dialogo.
Rigenerare il verde urbano, dunque, significa rigenerare anche il rapporto tra cittadini e città. Solo se le persone sentiranno gli alberi come “propri”, se capiranno che un viale alberato è una difesa contro il caldo, che un parco è una fonte di benessere e salute, allora la transizione ecologica potrà davvero compiersi.
Perché non basta piantare alberi: bisogna coltivare cittadini consapevoli. E questo è forse il più importante investimento che possiamo fare per il futuro delle nostre città.»
immagine da https://futuracity.altervista.org/progetti-di-spazi-verdi-urbani-rigenerazione-benessere-e-comunita/