09/07/2018
Lo sapevi che... anche l'acqua limpidissima può essere inquinata?
Estate, mare e social network, un trinomio perfetto molto spesso unito da un concetto base: l'ostentazione.
C'è chi ostenta una bella abbronzatura, chi un bel fisico, chi la foto della cena a base di pesce... ma tutti ostentano la bellezza (talvolta opinabile) del posto di villeggiatura dove ci si trova. E, come da copione, lo si fa immergendosi fino alle caviglie e, con lo smartphone rivolto in basso, fotografando l'acqua per mostrarne la limpidezza. Il tutto viene condito da frasi del tipo "che meraviglia" o "e chi torna a casa" e imbottito di hashtag a tema con l'unica finalità, più o meno inconscia, di suscitare invidia. Insomma, l'intrinseco "ciaone povery" c'è, ma non si vede.
D'altronde è normalissimo, quasi fisiologico, associare la limpidezza alla pulizia e alla purezza, un po' come se l'acqua del mare fosse involontariamente assimilata a una vetrata trasparente o a un pavimento lucido.
Ma l'acqua limpida è realmente sempre pulita e non inquinata?
No, non è assolutamente automatico.
La trasparenza dell'acqua dipende primariamente dalla quantità di materiale organico o inorganico in sospensione. Di conseguenza, sia che ci troviamo a villeggiare nella località più sperduta e inesplorata del pianeta, sia che ci stiamo immergendo a Coccia de morto, se c'è stato un evento che ha causato la risospensione del sedimento, l'acqua apparirà torbida a prescindere dal suo reale inquinamento.
Altro fattore che inevitabilmente influisce sulla limpidezza sono le caratteristiche del corpo d'acqua legate al quantitativo di materiale organico, determinandone il livello di trofia: acque eutrofiche, quindi arricchite in sostanza organica, saranno logicamente meno trasparenti di acque oligotrofiche, cioè chimicamente più povere.
I mari tropicali, tendenzialmente più oligotrofici, saranno quindi più trasparenti perchè generalmente c'è meno plancton, mentre le acque dell'Atlantico settentrionale non di rado appaiono torbide e verdognole a causa di un maggior apporto organico e, di conseguenza, di un maggior quantitativo di organismi zoo- e fitoplanctonici.
Il Mediterraneo è molto variabile, passando da acque particolarmente oligotrofiche (ad esempio l'Arcipelago Pontino) ad acque decisamente eutrofiche (ne è un esenpio l'alto Adriatico). Se ci sono apporti fluviali le acque saranno inevitabilmente arricchite di materia organica e sedimento trasportati dagli ambienti interni: in questo caso, in ambienti antropizzati, una foce fluviale è tendenzialmente sinonimo di inquinamento in quanto è consistente l'apporto degli scarichi urbani, con conseguente aumento dei batteri coliformi, ma è ovvio che un corso d'acqua che sfocia in mare non è sempre inquinato.
Ci sono casi estremi in cui le acque, limpidissime e cristalline, sono in realtà pesantemente inquinate e non balneabili: ciò avviene quando ricche di metalli pesanti, quali Cromo, Cadmio, Mercurio e Piombo. Questi, dannosi per la salute dell’uomo anche in basse contrazioni, possono rivelarsi molto tossiche anche per molte altre specie, oltre a non essere per nulla degradabili.
Soggetto a numerose attività di monitoraggio ambientale è il Cromo esavalente, sovente legato a scarti di produzione di alcune fabbriche: questo è altamente tossico e cancerogeno, sebbene "invisibile" in acqua.
Riguardo l'inquinamento chimico, particolarmente emblematici sono i cosiddetti "Caraibi toscani", cioè le note spiagge bianche di Rosignano, in provincia di Livorno. Acque cristalline e fini sabbie candide, cosa potrebbe mai esserci di più puro e naturale?
Anche in questo caso l'apparenza inganna: questo aspetto esotico è causato dagli scarichi della locale industria Solvay, da anni impegnata nella lavorazione di materiali carbonatici, soprattutto Carbonato di Sodio e Bicarbonato di Sodio.
Insomma, quella che in apparenza può sembrare una spiaggia incontaminata è in realtà una vera e propria discarica in cui vengono accumulati scarti chimici di produzione.
La prossima volta che fotografate la spiaggia dove vi trovate, facendo particolare riferimento alla sua limpidezza, accertatevi prima che sia realmente incontaminata... proverbialmente, così come l'abito non fa il monaco, la trasparenza non significa per forza pulizia e assenza di inquinamento!
Lo sapevi che... anche l'acqua limpidissima può essere inquinata?
Estate, mare e social network, un trinomio perfetto molto spesso unito da un concetto base: l'ostentazione.
C'è chi ostenta una bella abbronzatura, chi un bel fisico, chi la foto della cena a base di pesce... ma tutti ostentano la bellezza (talvolta opinabile) del posto di villeggiatura dove ci si trova. E, come da copione, lo si fa immergendosi fino alle caviglie e, con lo smartphone rivolto in basso, fotografando l'acqua per mostrarne la limpidezza. Il tutto viene condito da frasi del tipo "che meraviglia" o "e chi torna a casa" e imbottito di hashtag a tema con l'unica finalità, più o meno inconscia, di suscitare invidia. Insomma, l'intrinseco "ciaone povery" c'è, ma non si vede.
D'altronde è normalissimo, quasi fisiologico, associare la limpidezza alla pulizia e alla purezza, un po' come se l'acqua del mare fosse involontariamente assimilata a una vetrata trasparente o a un pavimento lucido.
Ma l'acqua limpida è realmente sempre pulita e non inquinata?
No, non è assolutamente automatico.
La trasparenza dell'acqua dipende primariamente dalla quantità di materiale organico o inorganico in sospensione. Di conseguenza, sia che ci troviamo a villeggiare nella località più sperduta e inesplorata del pianeta, sia che ci stiamo immergendo a Coccia de morto, se c'è stato un evento che ha causato la risospensione del sedimento, l'acqua apparirà torbida a prescindere dal suo reale inquinamento.
Altro fattore che inevitabilmente influisce sulla limpidezza sono le caratteristiche del corpo d'acqua legate al quantitativo di materiale organico, determinandone il livello di trofia: acque eutrofiche, quindi arricchite in sostanza organica, saranno logicamente meno trasparenti di acque oligotrofiche, cioè chimicamente più povere.
I mari tropicali, tendenzialmente più oligotrofici, saranno quindi più trasparenti perchè generalmente c'è meno plancton, mentre le acque dell'Atlantico settentrionale non di rado appaiono torbide e verdognole a causa di un maggior apporto organico e, di conseguenza, di un maggior quantitativo di organismi zoo- e fitoplanctonici.
Il Mediterraneo è molto variabile, passando da acque particolarmente oligotrofiche (ad esempio l'Arcipelago Pontino) ad acque decisamente eutrofiche (ne è un esenpio l'alto Adriatico). Se ci sono apporti fluviali le acque saranno inevitabilmente arricchite di materia organica e sedimento trasportati dagli ambienti interni: in questo caso, in ambienti antropizzati, una foce fluviale è tendenzialmente sinonimo di inquinamento in quanto è consistente l'apporto degli scarichi urbani, con conseguente aumento dei batteri coliformi, ma è ovvio che un corso d'acqua che sfocia in mare non è sempre inquinato.
Ci sono casi estremi in cui le acque, limpidissime e cristalline, sono in realtà pesantemente inquinate e non balneabili: ciò avviene quando ricche di metalli pesanti, quali Cromo, Cadmio, Mercurio e Piombo. Questi, dannosi per la salute dell’uomo anche in basse contrazioni, possono rivelarsi molto tossiche anche per molte altre specie, oltre a non essere per nulla degradabili.
Soggetto a numerose attività di monitoraggio ambientale è il Cromo esavalente, sovente legato a scarti di produzione di alcune fabbriche: questo è altamente tossico e cancerogeno, sebbene "invisibile" in acqua.
Riguardo l'inquinamento chimico, particolarmente emblematici sono i cosiddetti "Caraibi toscani", cioè le note spiagge bianche di Rosignano, in provincia di Livorno. Acque cristalline e fini sabbie candide, cosa potrebbe mai esserci di più puro e naturale?
Anche in questo caso l'apparenza inganna: questo aspetto esotico è causato dagli scarichi della locale industria Solvay, da anni impegnata nella lavorazione di materiali carbonatici, soprattutto Carbonato di Sodio e Bicarbonato di Sodio.
Insomma, quella che in apparenza può sembrare una spiaggia incontaminata è in realtà una vera e propria discarica in cui vengono accumulati scarti chimici di produzione.
La prossima volta che fotografate la spiaggia dove vi trovate, facendo particolare riferimento alla sua limpidezza, accertatevi prima che sia realmente incontaminata... proverbialmente, così come l'abito non fa il monaco, la trasparenza non significa per forza pulizia e assenza di inquinamento!
(Testo Andrea Bonifazi)
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