27/04/2020
IL DIALOGO SERENO TRA ARCHITETTO E COMMITTENTI A VOLTE E' "MAGIA".
STORIA DI UNA PICCOLA ARCHITETTURA.
Ricordo con piacere quando, qualche anno fa, la richiesta di due giovani clienti e della loro mamma di ristrutturare una casa anni '60 a Salzano, si è piano piano evoluta, ed ha portato alla costruzione di una "piccola architettura" (è una casa bifamiliare con due alloggi sovrapposti, di 100 mq.ciascuno).
Non è facile accettare di seguire la proposta dell'architetto quando è molto lontana dalle aspettative iniziali.
Esisteva una casetta anni'60 e le clienti si erano sempre immaginate di trasformare quella casa. Soprattutto per chi ci ha vissuto ed in essa ha trascorso tanti momenti importanti della propria vita, il legame fisico con quegli spazi, quelle scale, quei mobili è molto forte.
Per loro non è facile decidere che è arrivato il momento di una trasformazione radicale. E' ora di "lasciare andare" quegli spazi, quelle scale, quel tetto fatto come andava tanto di moda negli anni '60, quel terrazzino mai utilizzato, perché non corrispondono più alle esigenze mutate di chi quegli spazi li deve abitare.
D'altra parte non sarebbe stato economico ristrutturare la casa esistente ma, soprattutto, non sarebbe stato possibile ottenere due alloggi ben conformati per rispondere alle esigenze delle due famiglie che ci avrebbero vissuto.
Quindi abbiamo accompagnato con "cautela" le clienti ad immaginare uno scenario completamente diverso, prima come ipotesi "plausibile" e poi, lasciando loro il tempo necessario per rompere gli "schemi mentali", ad immaginare la loro nuova "piccola architettura" e ad abbracciare l'idea di demolire e ricostruire da zero.
A volte penso che l'Architettura sia "un'arte maieutica" (deve averlo detto Adriano Celentano..;-) ). Cioè una roba che riguarda il far nascere nel committente l'idea che la sua architettura sia fatta apposta per lui e che lui senta quell'idea talmente "propria" da essere convinto di averla avuta lui stesso.
Quella volta è andata un po' così.
Mi piace pensare che ora le giovani committenti, con la loro mamma e le loro famiglie, vivano felici in quel grande soggiorno aperto sul giardino, con quel grande portico al piano terra e quella grande terrazza al primo piano, che fanno diventare un tutt'uno gli spazi esterni e gli spazi interni.
I bambini giocheranno e si rincorreranno tra il giardino ed il tetto giardino.
E forse un giorno tutti si saranno dimenticati che quella "piccola architettura" è stata pensata, discussa, voluta.
Forse, un giorno, a tutti sembrerà che quella "piccola architettura" sia sempre stata lì.