Gruppo Crosa Service

Gruppo Crosa Service Il Gruppo Crosa Service S.r.l è una società presente nel territorio di Scarlino (GR) dal 1995 e fo

Il Gruppo

Il Gruppo Crosa Service S.r.l è una società presente nel territorio di Scarlino (GR) dal 1995 e fornisce servizi a clienti significativi presenti su tutto il territorio nazionale. Opera nei settori chimico, farmaceutico ed energetico nel campo della costruzione e montaggio di impianti industriali, con specifica esperienza nel settore manutentivo. Fornisce anche attività di Ufficio Tecni

co per progettazione, programmazione ed elaborazione disegni su supporto Autocad. Dispone di uffici per circa 400 mq nei quali svolge in proprio tutti gli adempimenti relativi alla gestione del personale, contabilità generale, acquisti e cost-control e di un’officina meccanica di circa 1000 mq nella quale svolge attività di costruzione carpenteria, tubazioni e manufatti metallici in genere. La politica del Gruppo Crosa Service srl è sempre stata fin dalla nascita quella di fornire ai clienti un servizio adeguato e puntuale. A questo proposito, ha sempre investito sulla valorizzazione e formazione delle risorse umane a tutti i livelli, secondo le varie professionalità, mettendo però al primo posto la sicurezza sui luoghi di lavoro. La struttura organizzativa si contraddistingue per requisiti di serietà, professionalità e competenza acquisite negli anni, avendo fornito servizi a clienti nei vari ambiti industriali.

17/04/2018

ArcelorMittal conferma alla Ue la vendita di Piombino

Un pacchetto di cessioni, che comprende anche la Magona di Piombino, per far accettare all'Antitrust europeo l'acquisizione dell'Ilva: è il pacchetto presentato ufficialmente da ArcelorMittal, secondo quanto annunciato dal colosso siderurgico, nell'ambito della revisione in corso da parte della Commissione Ue per rispondere alle preoccupazioni fin qui sollevate.

A fine 2017 ArcelorMittal ha firmato un accordo preliminare con Fin Arvedi Cremona per la cessione dell'acciaieria piombinese con 480 addetti; a gennaio il gruppo ha poi annunciato l'intenzione di tenersi per 12 mesi il reparto verniciatura della Magona, e poi spostare i 60 addetti a Genova, dove è prevista la costruzione di una linea di zinco-verniciatura: ipotesi, questa, che ha trovato ostili i sindacati metalmeccanici.

Il pacchetto proposto alla Ue include ArcelorMittal Piombino, l'unico impianto di acciaio galvanizzato della società in Italia, altri 4 impianti in Europa e alcune linee in Belgio. La proposta di vendere tali asset rimane soggetta al riesame e all'approvazione finale da parte della Commissione europea; ventuali vendite saranno condizionate al completamento dell'acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal. La Commissione dovrebbe raggiungere una decisione definitiva sul caso entro il 23 maggio 2018.

ALTOFORNO PIOMBINO_VERSO LA CHIUSURA DEFINITIVA.
06/04/2018

ALTOFORNO PIOMBINO_VERSO LA CHIUSURA DEFINITIVA.

20/03/2018

Piombino, Jindal presenterà a breve piano industriale per Aferpi

Incontro al Ministero dello Sviluppo Economico tra l'imprenditore indiano, il ministro Carlo Calenda e il governatore toscano Enrico Rossi

Il gruppo indiano Jindal presenterà "a breve" il piano industriale e finanziario per le acciaierie di Piombino sul quale le istituzioni potranno impegnarsi per fornire i supporti necessari, e garantisce che "saranno rispettati i termini delle sei settimane per la 'due diligence'". A tal proposito già lunedì prossimo un team di manager indiani sarà a Piombino per iniziare l'attività. Lo riferisce la Regione Toscana in una nota, dopo l'incontro che si è svolto oggi al Mise a Roma con l'imprenditore Saijan Jindal, il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda e il governatore toscano Enrico Rossi.

L'incontro si è svolto a conclusione del memorandum definito la settimana scorsa tra il gruppo indiano Jindal e quello algerino Cevital e "ha consentito di fare il punto sull'esito della trattativa".
A fronte di questa disponibilità delle istituzioni Jindal ha confermato "la volontà di investire per creare una delle migliori industrie siderurgiche del Paese". Inoltre, dal punto di vista dei soggetti pubblici coinvolti "è stato preso l'impegno di creare alcuni gruppi di lavoro per approfondire le modalità di co-finanziamento degli investimenti, la materia dei permessi ambientali e le questioni relative al costo dell'energia"

20/03/2018

Bacini di Livorno, riparte la gara per l’affidamento

Corsini (Authority) annuncia lo sblocco dell’impasse: in ballo il destino di una infrastruttura di grande rilevanza

LIVORNO. «Riparte il procedimento di gara dei bacini di carenaggio». Pochissime righe, quasi un telegramma, dal quartiere generale dell’Autorità di sistema portuale per segnalare l’annuncio arrivato «in tarda serata» dal presidente Stefano Corsini durante un convegno organizzato dal Pd livornese e dedicato alla mobilità territoriale.

«Nell’ambito dell’istituto del soccorso istruttorio, l’Autorita di sistema portuale ha infatti invitato i concorrenti a fornire chiarimenti circa le manifestazioni di interesse presentate a suo tempo», viene sottolineato da Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale. «Una volta resi i chiarimenti, l’Authority trasmetterà presto le lettere di invito per la presentazione delle offerte».

È una delle tre grandi operazioni alle quali sta lavorando l’Autorità portuale insieme alla privatizzazione della Porto 2000 che ridisegnerà lo scalo passeggeri e alla realizzazione dell’espansione a mare con la maxi-Darsena.

È dall’agosto di tre anni fa che la gara dei bacini è sospesa: per via di un cedimento delle strutture la nave Urania era crollata all’interno del bacino galleggiante danneggiandolo. Proprio nel bel mezzo dell’iter della gara con la quale si mira ad affidare la concessione della gestione dei bacini: quello galleggiante di cui abbiamo detto ma anche quello grande in muratura, una infrastruttura di rilevanza quantomeno nazionale.

L’incidente era costato la vita a un operaio di origini napoletane. La magistratura aveva ovviamente fatto scattare il sequestro del bacino per poter compiere gli accertamenti e determinare le responsabilità dell’infortunio mortale.

Non è tutto. Al di là della tragedia sul lavoro, si è poi innescato un pesante contenzioso fra le parti (e le rispettive compagnie assicuratrici) per determinare chi avesse la colpa e chi avesse il diritto a essere indennizzato.

Non di rado l’Authority è finita nel mirino delle critiche: accusata di non fare abbastanza per riuscire a sbloccare l’impasse giudiziario, relativamente a un bene che viene ritenuto in grado di mettere in moto una ricaduta occupazionale significativa. Si tratta di accuse alle quali, è bene dirlo, da parte dei vertici
di Palazzo Rosciano si è risposto sottolineando di aver inviato diffide e minacciato azioni legali senza riuscire a ottenere indietro la disponibilità del bacino.

05/03/2018

AFERPI - BUONE NOTIZIE.

Aferpi, firmata l'intesa con Jindal

Acciaierie, c'è l'accordo preliminare per la cessione dell'Aferpi di Piombino (Livorno) da Cevital al gruppo indiano Jws. Il ministro Calenda: "La situazione si è sbloccata ma il percorso è ancora lungo"

PIOMBINO.È stato firmato l'accordo preliminare per la cessione dell'Aferpi di Piombino da Cevital al gruppo indiano Jws.È quanto si apprende a margine del tavolo di trattativa in corso da mercoledì 28 febbraio al ministero per lo Sviluppo economico (Mise) e al quale ha partecipato anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Vendita Aferpi, il ministro Calenda fa il punto sull'operazione-Jindal
Jindal prende tempo e, al momento, resta in stand-by la vendita dell'Aferpi di Piombino. Ecco il punto della situazione con il ministro Carlo Calenda - L'ARTICOLO

"Con la firma presso il Ministero dello Sviluppo Economico, si chiude una fase importante della vertenza Ex-Lucchini di Piombino, ora Aferpi. La società che controlla le acciaierie della città toscana passa dall'algerina Cevital al gruppo siderurgico indiano Jsw Steel, che fa capo alla famiglia Jindal per circa 75 milioni di euro".
Lo afferma in una nota il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli. "Ora dopo la firma del memorandum of understanding, ci sarà la fase di due diligence che durerà fino al 31 marzo, giorno per cui previsto il closing. Subito dopo bisognerà aprire il confronto con la nuova proprietà sul piano industriale e occupazionale. Piombino e i circa 2.200 lavoratori aspettano da troppo tempo il rilancio dell'acciaieria. Jindal, che contrariamente a Cevital ha il suo core business nella siderurgia, ha tutte le carte in regola perché Piombino continui a produrre acciaio come ha sempre fatto", aggiunge Bentivogli. "Cevital, che aveva rilevato il polo siderurgico toscano, si è dimostrata nei mesi scorsi incapace di adempiere agli obblighi contrattuali previsti dalla cessione commissariale. Solo grazie all'intervento del Mise, che ha inviato al collegio sindacale di Aferpi una diffida, è stato possibile accelerare i tempi per il passaggio di mano dell'attività siderurgica a una nuova proprietà. Con l'ingresso degli indiani di Jindal - prosegue Bentivogli - si chiude una fase molto delicata, durante la quale si è corso il rischio che Aferpi venisse inserita nella black list di RFI per la mancata fornitura di rotaie, un'eventualità che avrebbe comportato l'esclusione da futuri bandi di gara a causa delle inadempienze per la produzione e consegna".

"Gli indiani avevano chiesto tempo per effettuare alcuni approfondimenti circa i termini dell'intesa", aveva spiegato Rossi nei giorni scorsi.

La trattativa è andata avanti per tutto il pomeriggio di giovedì primo marzo. Mercoledì il 'tavolo' al Mise era stato aperto alle 11 e sospeso intorno alle 23. "Si tratta di predisporre le ultime cose: sono fiducioso che nel pomeriggio l'accordo sarà firmato", aveva detto nel primo pomeriggio di giovedì il presidente Rossi che non ha mai lasciato la trattativa. "Mercoledì sono state firmate dalle due parti le lettere "aggiuntive" - aveva proseguito il governatore - che andranno a far parte integrante dell'accordo. In particolare Cevital, con la risoluzione del contratto, "non dovrà adempiere agli obblighi, com'è naturale, derivanti dal precedente piano. Tranne, naturalmente, eventuali pendenze penali". Obblighi che non saranno trasferiti al compratore, cioè a Jindal, che invece si assumerà quelli del nuovo piano industriale e finanziario. "Su questo mi sono speso molto - aveva concluso Rossi -: è stato un passaggio fondamentale per arrivare, spero, alla soluzione. Più volte ho sentito il ministro Carlo Calenda e con lui mi sento di ringraziare tutti i tecnici che sono ancora al lavoro".

Il passaggio definitivo dell'Aferpi di Piombino (Livorno) da Cevital al gruppo indiano Jsw "ci sarà tra sei settimane quando saranno state fatte tutte le verifiche, la due diligence, e sarà presentato il progetto industriale da parte di Jindal". Così il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, al termine dell'incontro al Mise che ha portato alla firma dell'accordo preliminare per la cessione.
"È una tappa nuova, si chiude un periodo lungo di difficoltà e di incertezze. Possiamo guardare con più speranza al futuro", ha aggiunto Rossi che non ha voluto confermare la notizia della cifra di 75 milioni di euro che il gruppo indiano sarebbe disposto a pagare per lo stabilimento: "le cifre riguardano le aziende, noi abbiamo dato una mano a risolvere questo accordo prendendo l'impegno di mettere a disposizione finanziamenti per l'innovazione e per ridurre l'impatto ambientale puntando ad avere una riconversione ecologica della siderurgia", ha spiegato.

"Finalmente si sblocca la situazione di uno dei più importanti poli siderurgici italiani. La firma al Mise costituisce il punto di partenza di un percorso ancora lungo che si concluderà dopo la presentazione del piano industriale da parte di Jindal". Così, in una nota, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda commenta la firma dell'accordo preliminare per la cessione dell'Aferpi da Cevital al gruppo indiano Jsw.
"L'obiettivo rimane il rilancio del sito di Piombino e la garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali pre-crisi. Continueremo lavorare insieme alla Regione Toscana e al presidente Rossi che ringrazio per il suo contributo. Il governo vigilerà con attenzione ma oggi abbiamo raggiunto un importante risultato", ha concluso Calenda.

24/11/2017

Acciaierie Piombino, Calenda rompe con Aferpi dopo 3 anni di ‘prese in giro’. Il sindaco: ‘Ha capito che non è attendibile’

Il Mise avvia la risoluzione del contratto con il magnate algerino al quale aveva affidato l'ex Lucchini nel dicembre 2014: "Basta prese in giro", dice il ministro Carlo Calenda. Adesso le strade percorribili sono due e dai tempi incerti. Come anticipato da ilfattoquotidiano.it a settembre, sul tavolo c'era - e c'è ancora, secondo fonti sindacali - la volontà degli indiani di Jindal di subentrare a Rebrab, altrimenti bisognerà indire una nuova gara. Il rilancio dello stabilimento non sarà rapido
Tre anni dopo i tweet di giubilo di Matteo Renzi, la situazione delle acciaierie di Piombino precipita definitivamente. Il rilancio dell’ex Lucchini non avverrà per mano dell’algerino Issad Rebrab. È stata un presa in giro, come la definisce il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Tanto che il sindaco della città in provincia di Livorno, Massimo Giuliani, uno che in questi anni di passione ha sostenuto i circa 2mila operai dormendoci anche insieme durante l’occupazione del Comune, lo dice senza giri parole: “Constato che evidentemente il ministro Calenda ha preso atto che non ci sono ulteriori fatti o documenti che facciano ritenere il piano industriale di Aferpi, attendibile, verosimile e fattibile”.

Lo scenario era chiaro da più di un anno, ma solo ora il governo ha deciso di agire dopo diversi temporeggiamenti e un addendum scaduto il 31 ottobre per provare a smuovere, senza risultati, il magnate algerino che tre anni fa si era assicurato le acciaierie. Lettere, appelli, incontri che il ministro ha scritto e organizzato per oltre un anno, come prima aveva fatto Federica Guidi. “Abbiamo dato mandato di partire con l’azione legale – dice ora il titolare del Mise – Siamo sempre alla solita storia, sono stanco di essere preso in giro”. L’annuncio, secco, sulla vertenza Aferpi è arrivato lunedì sera al termine dell’incontro, durato meno di un’ora, con i vertici di Cevital, la controllante di Aferpi, che questa volta non sono riusciti a convincere il governo.

“Avendo verificato che nessun progresso era stato fattivamente compiuto su tutti i fronti individuati dall’addendum, il ministro ha invitato l’amministrazione straordinaria a dare avvio alle procedure legali per la risoluzione del contratto con Aferpi-Cevital“, ha poi spiegato il Mise in una nota. Finisce qui, quindi, una vicenda che a Piombino, tre anni fa, qualcuno aveva definito come una possibile soluzione, una ripartenza per l’ex stabilimento della Lucchini. L’allora premier Renzi in primis aveva salutato con tweet entusiasti l’accordo, definito “strategico” e collegato ad altri “grandi successi” di quelle settimane. Nella sua narrazione, Piombino diventava “un pezzo di futuro dell’Italia”.

Il 9 dicembre 2014 gli algerini si erano presentati alla firma dell’accordo con Renzi a Palazzo Chigi dicendo che non intendevano solo mantenere il personale della Lucchini ma anche “aumentare l’occupazione nei prossimi quattro anni”. “Abbiamo – disse Rebrab in occasione della sigla dell’intesa – un grande progetto per Piombino”. Non solo la produzione di 2 milioni di tonnellate di acciaio, ma anche sviluppare due altri business: “una piattaforma logistica per tutto il Mediterraneo” e “lo sviluppo di un complesso agroalimentare”. Poi la perla: “Piombino sarà il centro mondiale dell’acciaio di qualità”. Il gigante però aveva i piedi d’argilla: secondo Rebrab, i suoi investimenti sono stati stoppati da un cambio di politica interna in Algeria. Adesso, è tutto da rifare.

Restano solo due strade percorribili, oltretutto dai tempi incerti. “A questo punto è importantissimo – ha aggiunto il sindaco Giuliani – che in questa ulteriore fase che si apre lo Stato sia presente su Piombino con strumenti ordinari, ma anche con strumenti straordinari utili per riaprirci verso altri investitori e altri progetti”. Come anticipato da ilfattoquotidiano.it a settembre, sul tavolo c’era – e c’è ancora, secondo fonti sindacali – la volontà degli indiani di Jindal di subentrare a Rebrab. Il colosso dell’acciaio cerca da tempo un cavallo di T***a per entrare nel mercato europeo. Ci aveva provato proprio nel 2014 con le ex Lucchini, ma il governo preferì l’offerta di Cevital che prometteva 400 milioni di investimenti pronti a lievitare fino a un miliardo; poi ha tentato di prendersi l’Ilva ma ha perso la battaglia contro ArcelorMittal e Gruppo Marcegaglia, nonostante i suoi piani industriale e ambientale fossero stati giudicati migliori dai tecnici. Adesso Jindal sarebbe accolta a braccia aperte a Piombino, ma Rebrab vuole cedere a un prezzo che gli indiani giudicano alto e la trattativa non decolla.

In questa situazione di stallo, il governo è pronto ad aprire la partita legale per togliere le acciaierie al magnate algerino. Se nel frattempo Aferpi dovesse dichiarare default, scatterebbe invece un nuovo commissariamento. Oppure il governo potrebbe agire per decreto e rimettere tutto in discussione con una nuova gara. In ogni caso, senza un accordo tra Aferpi e Jindal, i tempi saranno lunghi e il rilancio dell’ex Lucchini si allontanerebbe ulteriormente dopo una presa gira, Calenda dixit, durata tre anni. Nel frattempo le acciaierie sono praticamente ferme.

12/10/2017

Arvedi - Magona

Il Gruppo Arvedi (CREMONA) sarebbe vicino all’acquisto dello stabilimento piombinese di Arcelor Mittal (La Magona).

Dall’approccio del mese scorso, che Arvedi aveva minimizzato con i media, si sarebbe passati infatti alla stesura di un preliminare di acquisto la cui firma potrebbe essere imminente.

La questione temporale non è secondaria: la cessione di Magona infatti rappresenterebbe un segnale interessante per l’Antitrust europeo che entro la fine del mese deve pronunciarsi sull’acquisto dell’Ilva di Taranto da parte del colosso franco-indiano.

Mittal potrebbe appunto avere problemi nell’acquisizione definitiva dello stabilimento di Taranto se l’Antitrust classificasse come dominante la sua posizione sul mercato europeo, in particolare sulla zincatura.

Ecco allora che, se precedentemente si ipotizzava che l’eventuale cessione di Magona sarebbe arrivata solo appunto nel caso che l’Antitrust avesse verificato questa situazione, Mittal sta valutando l’ipotesi di anticipare la cessione, per alleggerire in qualche modo la propria posizione in vista del verdetto.

Certo è che varie fonti riferiscono della conclusione della due diligence sullo stabilimento piombinese da parte del Gruppo cremonese, e di una visita lampo che lo stesso cavalier Giovanni Arvedi ha fatto di recente allo stabilimento.

Alcune indiscrezioni fanno anche riferimento alla volontà di di mettere in marcia un altro reparto di zincatura (fermo da tempo in Magona), con un interesse che comunque riguarderebbe lo stabilimento nella sua interezza.

La produzione di laminati piani e tubi saldati d’acciaio del Gruppo cremonese a fine anno sfiorerà i cinque milioni di tonnellate, con un fatturato di poco superiore ai due miliardi e oltre 2600 dipendenti.

12/10/2017

Aferpi, si raffredda la trattativa con Jindal

Futuro incerto per lo stabilimento Aferpi. Se fino a qualche giorno fa Jindal era interessato a Piombino, il ribaltone a pochi giorni dalla scadenza

PIOMBINO — In attesa del 31 Ottobre quando scadrà l'ultimatum per determinare le sorti dello stabilimento Aferpi, la situazione si fa più complicata.

Nessun comunicato ufficiale, le notizie arrivano solo da fonti autorevoli riportate dal quotidiano Il Tirreno che riferiscono di una trattativa arenata da giorni tra Rebrab e Jindal. Il motivo? La somma chiesta da Rebrab per uscire di scena.

Una notizia che desta molta preoccupazione per la vertenza Aferpi che, stando così le cose, risulterebbe a un punto morto. Resta il fatto che durante l'ultimo incontro con il ministro Calenda era stato comunicato che il Mise stava vagliando, oltre a Jindal, una rosa di possibile compratori.

Entro il 31 Ottobre, però, il Ministero dello Sviluppo economico attende la presentazione di un partner presentato dall'imprenditore algerino per il settore siderurgico, pena la rescissione del contratto. Rescissione che si vorrebbe evitare perché allungherebbe notevolmente i tempi per la ripartenza dello stabilimento. Per questo i sindacati avevano già chiesto al Governo di essere pronti a prendere in mano la situazione (leggi l'articolo correlato).

Intanto, come ha sottolineato Il Sole 24 Ore, è ripartito un treno rotaie anche se per pochi giorni e con circa 300 persone al lavoro.

SABATO 13 MAGGIO-ASD GRUPPO CROSA BIKE - SECONDO TROFEO STELLA-SCARLINO
12/05/2017

SABATO 13 MAGGIO-ASD GRUPPO CROSA BIKE - SECONDO TROFEO STELLA-SCARLINO

Indirizzo

Via Galvani
Scarlino
58020

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