14/08/2026
Ho iniziato a usare Pinterest molto tempo dopo aver imparato, quasi inconsapevolmente, un modo di raccogliere riferimenti che mi è rimasto addosso.
Quando lavoravo nello studio del mio professore, architetto e docente di progettazione architettonica, uno dei primi incarichi che mi vennero affidati fu quello di costruire atlanti iconografici: cartelline piene di fotocopie, immagini, disegni, testi e riferimenti raccolti attorno a un tema.
L'immagine era quasi sempre il punto di partenza. Una fotografia o un disegno attiravano l'attenzione e da lì iniziava la ricerca. A volte il collegamento con il progetto era evidente, altre volte completamente inatteso.
Anni dopo ho ritrovato qualcosa di quella stessa dinamica nelle bacheche di Pinterest.
Per me un pin non è semplicemente un'immagine da conservare. È un segnalibro verso qualcos'altro: un progetto, un articolo, un autore, un materiale, una ricerca.
Ripensando a questo modo di lavorare, mi sono tornati in mente Aby Warburg e il suo Atlante Mnemosyne, Italo Calvino e le sue cartelle di materiali, Bruno Munari e la sua definizione di "fantasia".
Raccogliere, accumulare, accostare, lasciare che si creino connessioni.
Qualche giorno fa ho fatto un esperimento: ho guardato tutti i miei pin, senza seguire le singole bacheche. È stato interessante scoprire che quell'archivio racconta, in qualche modo, anche la fluttuazione del mio pensiero: interessi che ritornano, deviazioni, temi che si intrecciano, idee che sembravano dimenticate.
Un articolo sul blog parte proprio da questa riflessione.
Non è un articolo su come usare Pinterest. È piuttosto una riflessione sul rapporto tra immagini, ricerca e processo creativo, e su come uno strumento digitale possa inserirsi in un modo di lavorare che, per me, nasce molto prima del digitale.
👉 su Riuso Urbano.
https://riusourbano.it/2026/08/09/pinterest-atlanti-iconografici-architettura-research-visiva/