22/04/2025
Il nuovo Ordine nel disordine contemporaneo
Manifesto per una professione libera, giusta, possibile
Arch. Anna Maria Gisondi
A maggio si vota per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Torino.
Un appuntamento importante, che non può essere l’ennesima formalità né l’eterna contesa tra fazioni.
È un’occasione per guardarci negli occhi, riconoscere le storture del sistema, e provare – finalmente – a cambiarlo.
Viviamo un tempo in cui si parla tanto e si ascolta poco. Un tempo in cui si lavora sempre più soli, isolati, spesso in competizione tra colleghi. Un tempo in cui la dignità della nostra professione è messa ogni giorno alla prova.
Il lavoro scarseggia, ma la competizione aumenta. E lo fa nel modo peggiore:
senza regole, senza etica, senza equità.
Chi ha un posto fisso continua ad accumulare incarichi, sottraendo opportunità a chi ha scelto – con coraggio – la libera professione.
I giovani fanno fatica a emergere.
Chi ha esperienza, ma nessuna “copertura”, viene ignorato.
E intanto, chi vive di rendite di posizione o di relazioni ereditate continua ad avanzare, a prescindere da merito e competenze.
È questo il futuro che vogliamo per la nostra professione?
In una società che si chiude, che ha paura del confronto, anche il mondo degli architetti si irrigidisce.
Si teme il dissenso, si silenzia il pensiero critico, si promuove il consenso passivo.
Ma noi non ci stiamo.
La Terra si ribella. L’ambiente ci chiede conto.
Gli eventi estremi sono la risposta alle scelte sbagliate, alla cementificazione selvaggia, alla distruzione dei paesaggi.
La nostra professione ha un compito: non progettare compromessi, ma prendersi cura del futuro.
Per questo parliamo oggi di un nuovo Ordine nel disordine contemporaneo.
Un Ordine che non sia solo un ente amministrativo, ma un luogo vivo.
Che ascolti. Che tuteli. Che si esponga.
Che difenda chi è più fragile. Che apra spazio al cambiamento.
Che rompa le logiche di potere e si apra a chi lavora davvero.
Noi non chiediamo privilegi.
Chiediamo giustizia, etica, dignità.
Vogliamo che chi lavora con passione e responsabilità abbia finalmente voce.
Che chi inizia non venga subito scoraggiato.
Che chi è libero non venga punito.
Non ci serve solo un Ordine.
Ci serve un orizzonte.