09/02/2022
RITRATTO DELL’UCCELLINO DA MORTO
(elaborazione di un lutto, segno di rinascita)
In natura non esiste la necrofilia, sarebbe una cosa priva di senso dal momento che ogni organismo contribuisce con inconsapevolezza al mantenimento del ciclo vitale. C’è la consapevolezza del predatore sulla preda che rende quest’ultima a sua volta consapevole che deve sfuggire o, più esattamente, inconsapevole dell’istinto della reazione fulminea che forse la salverà, per quella volta. Questo meccanismo però talvolta si inceppa, non funziona, e la naturalezza con cui ciò avviene, tanto più se cruento e impietoso, ci porta a considerarlo, molto spesso, con gli occhi che guardano altrove, che è sempre altro di quello che è.
Così, questa volta, l’attenzione è scivolata oltre la soglia dell’attenzione, entrando nel dettaglio come se la curiosità avesse raggiunto un certo grado della necessità, una previsione che anticipa il risultato. Ascolto, ma l’uccellino ha finito di cantare, è rimasto sull’asfalto del parcheggio in un punto particolare che ne ha preservato i resti come un fiore secco tra le pagine di un libro e, in poco tempo, lo ha trasfigurato, mantenendone però percettibile in qualche modo quello che era stato il suo posto nel mondo della vita, a cui a smesso di appartenere, ma che sembra conservare anche nella morte, questo vedo, manca solo il canto.
Alla sua specie, quella del passeriforme Erithacus Rubecola detto pettirosso, si attribuiscono caratteristiche specifiche, tra le altre quella di indomito combattente, di cui l’immaginazione si è impadronita in miti e leggende, e lo farà ancora, e che adesso vedo scritte sulla pagina di asfalto. Forse la sua abitudine innata di volare basso è quella che lo ha tradito, provocando l’impatto che lo ha ucciso.
Con il rispetto dovuto all’indifeso combattente ne raccolgo la memoria che il capriccio della sorte, o una volontà postuma, ha fermato in quella posizione schiacciata e teatrale di apertura e minaccia, le cui piume scomposte, rievocando l’asprezza delle battaglie, giustificano il gesto assertivo del becco che la morte non toglie.