ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA

ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA alfredo giacomini - Architetto

Restauratore e Imbrattatore - il primo  lavora in silenzio, il secondo riempie le chiese e le pagine dei giornali. È poc...
02/02/2026

Restauratore e Imbrattatore - il primo lavora in silenzio, il secondo riempie le chiese e le pagine dei giornali. È poca la differenza con la vicenda che ha visto nella Tuscia i basoli romani della Cassia rimossi disinvoltamente dopo duemila anni.

MARCO VITRUVIO POLLIONE: L’INFLUENCER  DEL CLASSICO ANTE LITTERAMTRESOLDI PER LA “RICOSTRUZIONE” DELLA BASILICAIl lingua...
25/01/2026

MARCO VITRUVIO POLLIONE: L’INFLUENCER DEL CLASSICO ANTE LITTERAM
TRESOLDI PER LA “RICOSTRUZIONE” DELLA BASILICA

Il linguaggio che Edoardo Tresoldi ha saputo declinare in prestigiosi contesti monumentali rappresenta, senza dubbio, una delle strade più efficaci per celebrare il ritrovamento della Basilica di Fano, una testimonianza archeologica fondamentale, progettata dal trattatista più influente della storia occidentale.
Occorre una figura che agisca come un "traduttore contemporaneo dell'assenza". La poetica di Tresoldi permetterebbe di dar vita a un’opera provvisoria, reversibile e leggera: un’architettura eterea capace di coesistere armoniosamente con gli edifici storici che oggi occupano l'area. Non si andrebbe a coprire o sostituire l'esistente, ma si esalterebbe la stratificazione, rendendo nuovamente visibili le proporzioni vitruviane attraverso il gioco di trasparenze.

Architettura Contemporanea nella Tuscia308. ECHI DI CEMENTO E VISIONI TRANS-MODERNE LA TUSCIA IN UN ARTIFICIO PIRANESIAN...
07/01/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
308. ECHI DI CEMENTO E VISIONI TRANS-MODERNE

LA TUSCIA IN UN ARTIFICIO PIRANESIANO
di Alfredo Giacomini

Queste immagini non sono semplici fotografie: sono atti di resistenza visiva. Attraverso un processo di manipolazione digitale e l'intervento dell'intelligenza artificiale l'architettura contemporanea del Viterbese viene trasfigurata in un paesaggio fantastico, dove il confine tra il reale il fantastico e il possibile si dissolve.
Un Omaggio a Giambattista Piranesi nel Secolo dell'Algoritmo.
Come il maestro veneziano esaltava la maestosità dei ruderi romani attraverso l'enfasi drammatica delle sue incisioni, questo progetto applica una "manomissione" consapevole alla modernità viterbese. Non più la pietra antica, ma il cemento armato, il vetro e l'acciaio diventano i protagonisti di una nuova estetica monumentale e apocalittica.
L'intelligenza artificiale è veicolata dal pensiero umano e agisce qui come un bulino moderno, senza estremizzare le linee ma esasperando l’ambientazione e lo spazio urbano, per conferire agli edifici un'aura di eroica malinconia.
Critica del Presente, Elogio della Concretezza.
L’intento è quello di muoversi su un doppio binario emotivo:
1. L'Elogio del Passato Recente: Molti degli edifici ritratti rappresentano esempi di un'architettura "concreta", sincera, che a fatica ha cercato di dare una forma moderna al territorio.
2. La Critica dell'Oblio: La manipolazione artistica funge da monito. Alcune di queste strutture sono già state sfigurate da nocive ristrutturazioni o cancellate da disinvolte demolizioni. Rendere queste architetture "fantastiche" è l'unico modo per salvarle dall'indifferenza che precede la distruzione o l’oblio, poiché pochi sono i segnali di “salvezza”.
Il Gioco della Riflessione
Il progetto mantiene una forte componente ludica e contemporaneamente una profondità di temi e un invito alla riflessione. L'osservatore è invitato a un gioco di specchi: riconoscere il familiare nel deforme, il quotidiano nello straordinario.
Queste visioni trans-moderne ci interrogano: che valore diamo allo spazio che abitiamo? Se un edificio può diventare un monumento piranesiano attraverso un algoritmo, forse quel valore era già presente, nascosto sotto la polvere dell'abitudine.
Le immagini sono un invito a guardare il Viterbese, la Tuscia, da una diversa angolazione, con leggerezza, con occhi antichi e futuri.

Architettura come pensiero costruito: la rivelazione della rovina
di Giancarlo Angelelli

Le visioni che accompagnano questo lavoro potrebbero apparire un mero esercizio grafico o un divertissement tecnologico; in realtà, sottendono un gesto radicale: l’assunzione del tempo come strumento di indagine spinto fino al punto di rottura. L’architetto Alfredo Giacomini proietta alcuni edifici contemporanei del viterbese in un futuro remoto, restituendoli come rovine. Queste immagini, intrise di deliberate aberrazioni, generano un cortocircuito tra la densità della storia e l’immanenza del presente.

Ciò che viene mostrato non è il destino dei singoli manufatti, bensì lo stato attuale dell’architettura contemporanea, una volta rimossa la patina dell'attualità che ne maschera la fragilità concettuale. Come nelle incisioni di Piranesi, la distanza temporale diventa la condizione necessaria per osservare le cose con chiarezza. In questo esercizio, l’intelligenza artificiale non introduce neutralità, ma funge da strumento rivelatore per interrogare gli edifici oltre la funzione e la forma. L’autorialità non è delegata alla macchina, ma riaffermata nel gesto critico dell'autore che sceglie di smascherare le illusioni della disciplina.

Il contesto viterbese diviene caso emblematico: qui l’edificazione contemporanea è stata realizzata e consumata, ma raramente "pensata" come fatto culturale. La maggioranza degli edifici appartiene all’edilizia; solo in rari casi il costruire si fa architettura. Tale condizione deriva dalla rinuncia della cultura contemporanea alla capacità critica, sostituendo il pensiero con l’amministrazione e rimuovendo il sapere umanistico: l’arché, fondamento di ogni progetto.

Espellendo l'indominabile a favore di protocolli e prestazioni misurabili, il progetto smette di essere atto fondativo per farsi operazione di adattamento. Tuttavia, il tempo raccontato in queste visioni offre una speranza: quando l’architettura è "pensiero costruito", la rovina non la svuota, ma la espone. Il tempo non distrugge il senso, lo libera. È nella rovina che l’architettura torna a essere idea: se forma e funzione sono tutto ciò che un edificio possiede, esso è destinato, per fortuna, a scomparire senza lasciare traccia.

Architettura Contemporanea nella Tuscia 306. HOTEL MIDAS  -  ROMARODOLFO SALCINI E BIANCA MARIA CESARANONei primi anni S...
19/12/2025

Architettura Contemporanea nella Tuscia
306. HOTEL MIDAS - ROMA
RODOLFO SALCINI E BIANCA MARIA CESARANO
Nei primi anni Settanta i coniugi Salcini-Cesarano sono impegnati a Roma in più progetti inerenti prevalentemente il settore alberghiero.
Dopo la realizzazione nel 1970 dell’Airport Hotel Satellite a Ostia Lido, progettano l’Hotel Midas realizzato nel corso del 1973. Dal 1975 al 1988 gli architetti saranno poi impegnati nella costruzione dell’Hotel Ergife.
Anche il Midas ha una posizione strategica rispetto all’aeroporto Leonardo Da Vinci, è infatti situato in via Raffaello Sardiello in adiacenza alla via Aurelia.
Il complesso è dotato di 349 camere, 3 ristoranti, un bar, un cocktail garden, un centro congressi e diverse sale per l’organizzazione di eventi oltre a spazi esterni sistemati anche per attività sportive.
Il volume è costituito da due blocchi lineari, tra loro sfalsati. Nel 2021 la struttura è stata completamente ristrutturata mantenendo abbastanza integra l’immagine originaria anche se il volume ha un nuovo rivestimento esterno; la tipica scalettatura dei prospetti è ancora ben leggibile.

01/11/2025

Rodolfo Salcini - Hotel “Midas” in via Raffaello Sardiello, Roma 1973

DEMOLIZIONI DISINVOLTECancellato a Milano  il Padiglione dell’Agricoltura di Ignazio Gardella del 1958La descrizione del...
31/07/2025

DEMOLIZIONI DISINVOLTE
Cancellato a Milano il Padiglione dell’Agricoltura di Ignazio Gardella del 1958

La descrizione dell’edificio, dal sito Lombardia Beni Culturali: «L’edificio di Gardella è un blocco in linea sviluppato lungo la via Gattamelata, margine tra l’insediamento della Fiera e il tessuto urbano circostante, con cui il progetto cerca un dialogo. Il padiglione presenta, infatti, un fronte rivolto alla città lungo circa cento metri che, attraverso il rigore tipico delle opere del suo progettista, si offre come punto fermo nel disordinato panorama del sito espositivo. La facciata, dunque, diviene l’elemento significante dell’intero progetto e si presenta ripartita in fasce orizzontali. La prima è costituita dalla zoccolatura, in cui vengono combinate lastre di pietra bianca di Vicenza (materiale utilizzato anche per i cordoli marcapiano e le pensiline, poste a protezione degli ingressi) e piastrelle in clinker di colore rosso scuro. Su questo solido basamento, poggia il vuoto di una parete continua in vetro e acciaio, a doppia altezza, scandita dall’incalzante ritmo di aperture verticali realizzate con telai smaltati in ferro rosso e poste tra ritti portanti, sempre in metallo ma neri. Concludono la composizione un coronamento continuo, inciso da un motivo a losanghe che Gardella aveva già usato in varie occasioni, e il nastro intermedio costituito da una parete cieca (di nuovo in clinker) che viene interrotta da tre sottili feritoie poste in corrispondenza dei cavedi che illuminano il secondo piano».

Indirizzo

Viterbo
01100

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA:

Condividi